Trentasettesimo giorno Santiago
Trentottesimo giorno Santiago
Trentanovesimo giorno ritorno…?
Si siamo arrivati, la cattedrale è stata guardata, fotografata ammirata ma ci sentiamo vuoti, senza scopo, facciamo i turisti alla ricerca di souvenir senza sentirci tali,
le spalle sono libere dagli zaini ma la sensazione non è di sollievo ma di disagio. Gravitiamo attorno alla piazza per vivere gli ultimi brandelli del cammino nella vista dei pellegrini che
continuano ad animare la piazza. La festa è grande quando ritroviamo qualcuno di quelli che hanno in qualche modo caratterizzato il nostro camminare e stranamente l’incontro usuale diventa una emozione forte che stringe la gola, non vengono parole ma la necessità di un abbraccio quasi soffocante.
Ritroviamo Gus l’allampanato olandese che non contento di essere partito da Lourdes è arrivato fino a Finisterre sperimentando in quell’ultimo breve tratto qualcuno dei momenti più veri del suo cammino, divideremo con lui
queste ore a Santiago; alla messa solenne di domenica a mezzogiorno tra i numerosi officianti anche Lorenzo testimone di una fede solare e spontanea, poi Delia austriaca
insegnante di Yoga, la particolare coppia madre e figlio australiani, e Mun la piccola coreana di Villadangos del Paramo.
Altri che avremmo voluto incontrare sono persi, qualcuno è riapparso facendosi vivo via mail dopo il rientro.
Riempiamo i due giorni che ci separano dal volo di ritorno senza neppure saper bene come, una camminata per veder la strada per la stazione degli autobus per
l’aeroporto, abbiamo cancellato l’idea di utilizzare un taxi, non sarà una mezz’ora di cammino con gli zaini in spalla (finalmente!) a farci paura, qualche
souvenir per gli amici, un paio di pasti in un ristorantino defilato che ha la caratteristica di usare come registratore di cassa il marmo del bancone… uno straccio umido cancella il conto al momento del saldo. 
Mi ci è voluto praticamente un anno per raccontarvi questa esperienza e non so quanti hanno avuto la pazienza di seguirmi fino alla fine, non ho cercato di rendere quello che può essere un’esperienza del genere anche perché ognuno la vive a modo suo. Stranamente il tempo non è riuscito a far impallidire i ricordi e le sensazioni del cammino, resta qualcosa di non ben definibile che senza dubbio lascia un segno profondo indipendentemente dai valori spirituali o di fede che si vogliono ricercare, anche non volendo il vivere tanti giorni in una dimensione inusuale, quotidianamente all’ascolto del proprio corpo e pienamente padroni del ritmo da dare al proprio andare spalanca diverse prospettive, che non si richiudono anche una volta tornati… Buen Camino.