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martedì, aprile 28, 2009
Trentatreesimo giorno Palas de Rei - Melide 16 Km
Che dire, si vive una sensazione di vuoto, non si avverte più davanti a noi un compito da adempiere, mancano poco più di sessanta chilometri a Santiago. Tre giorni prendendola comoda ma abbiamo il volo di ritorno prenotato per martedì e oggi è solo mercoledì, un po’ di margine che ci eravamo presi per far fronte ad eventuali imprevisti che per fortuna non ci sono stati, troppo poco per puntare a Finisterre (e sinceramente anche poca motivazione). Così riduciamo la lunghezza delle tappe per consumare un giorno di più in cammino. Prima colazione a Palas de Rei, nel bar Giannina affascinata da una piattiera ornata da pizzi fatti al tombolo, anche lei lo ha fatto e riesce a valutare la quantità di lavoro che ha richiesto, così trasmette la sua ammirazione alla moglie del barista. Si cammina nel solito paesaggio vario e ondulato in zone ricche di acqua che si supera sfruttando grossi massi posati a fianco del percorso. L’occhio cade sui minuscoli zaini dei pellegrini degli ultimi cento chilometri, pallidi e rumorosi, rispondiamo controvoglia al

classico “Hola” o “Buen camino” di saluto carichi dei nostri zaini e dell’esperienza di tanti chilometri. E’ una frattura che pesa e rende meno intensi gli ultimi giorni.

Piccoli gioielli: un minuscolo ponte romanico, una cappelletta con un crocifisso inusuale.
All’arrivo l’attesa ormai abituale, dopo le tappe brevi, dell’apertura dell’albergue, ma la serata si chiude con un classico imperdibile: finalmente un “polpo alla gallega” nella pulperia Ezequiel la migliore del cammino dicono le guide. Il posto è molto grande e non sembra a misura di turisti o pellegrini, piatto unico il polpo di una semplicità disarmante ma evidentemente la qualità complessiva degli ingredienti ne fa un piatto eccellente. Calderoni di rame per la cottura, olio sopraffino, vino servito in tazze di ceramica, pane grezzo ma saporito, ci sentiamo in completa sintonia con l’ambiente, abbiamo avuto tutto, manca solo la cattedrale.
sabato, aprile 25, 2009
Trentaduesimo giorno Portomarin – Palas de Rei 24 Km
Nottata disturbata da russatori e tossitori vari, conseguenza di una camerata eccessivamente affollata e con aria pesante. Nessun bar aperto e foschia diffusa portano ad un po’ di depressione che accompagna i primi passi verso il ponte pedonale che attraversa un ramo del laghetto artificiale. Finalmente si abbandona l’asfalto e in uno dei tanti villaggi che si attraversano rimediamo anche la colazione. Continua il nostro andare in un mondo assai lontano da quello abituale, abbracciati dalla natura e misurato solo dalla lunghezza del nostro passo. Si susseguono le salite e alla fine anche questa tappa comincia a pesare sulle gambe. Un paio di chilometri prima di Palas de Rei passiamo davanti ad un albergue nuovo ma vorremmo trovar posto in paese. Giannina è un po’ stanca, mi lascia la sua credenziale per andare avanti alla ricerca di un posto in paese. Sono solo le due ma siamo negli ultimi chilometri del cammino e arrivando nella piazzetta del paese trovo un gruppo di pellegrini, tra cui Lorenzo che stanno pensando di proseguire avendo trovato tutto pieno. Ritorno rapidamente sui miei passi e provo ad avvisare i pellegrini che incontro che in paese è tutto occupato ma sembro trovare poco credito e tutti proseguono verso Palace de Rei, non Giannina che sbuffando ripercorre la strada, per di più in salita, che ci riporta all’albergue appena superato… e siamo anche i primi a registrarci. Struttura nuova e ben curata salvo il particolare che la grande cucina a disposizione è priva di pentole e stoviglie, quindi totalmente inutile. Ripieghiamo su un ristorante poco lontano che propone degli ottimi calamari fritti e un buon bicchiere di vino, due passi in paese che nonostante il nome fascinoso non offre molto dal punto di vista turistico, qualche provvista per domani e la giornata si può chiudere.
giovedì, aprile 16, 2009
Trentunesimo giorno Sarria - Portomarin 21 Km
Sarria ci concede una ricca colazione appena svegli, ma il cielo offre una pioggia insistente, al solito primi chilometri su asfalto, poi boschi di castagni monumentali e grandi querce. Il sentiero è zuppo d’acqua ma non è neppure lontano parente del “barro” vischioso delle Mesetas e si procede speditamente. Nei tratti più allagati grosse pietre aiutano a tenere i piedi all’asciutto, in una salita in cui il sentiero sposa un piccolo torrente una sorta di striscia di mezzeria a tratti fatta di parallelepipedi di granito, obbliga a passi cadenzati ma asciutti. Lunghi intervalli e qualche sprazzo di sole danno luce a spazi più ampi, piccoli pascoli, case rurali spesso ristrutturate talvolta fatiscenti.
Da dopo Sarria lungo i sentieri sono poste ogni cinquecento metri delle pietre miliari che segnalano la distanza da Santiago, un po’ assillanti per la verità, scompaiono ogni tanto quando il percorso ha subito qualche modifica recente per far capolino dopo qualche tempo, accolte con fastidio o con soddisfazione a seconda della condizione delle gambe,,, merita comunque una foto quella dei 100 chilometri.
Qualche pausa nei piccoli bar in improbabili località che esistono solo in funzione del pellegrinaggio, carezze sparse ai cani che vogliono accettarle e infine il ponte, la scalinata e l’ultima ripida salita che porta in paese. Un paese ricostruito perché una diga ha alzato il livello del fiume fino a farne un lago che ha sommerso il paese e la chiesa fortezza è stata smontata e ricostruita sulla collina, nei periodi di magra sono ancora visibili il vecchio ponte e i resti del paese. L’albergue è nuovo ma freddo e anche l’accoglienza non è delle migliori, passo oltre la coda in attesa di registrasi per posare lo zaino e vengo travolto dagli improperi dell’hospitalera che crede voglia entrare abusivamente, e nella camerata poco rispetto per chi vuole recuperare energie con un pisolino, continuo vociare da un letto all’altro. Per fortuna la vista del lago è piacevole (sopperisce alla nostalgia del mare di Giannina) e la zuppa di verdura è degna di nota.
Trentesimo giorno Samos - Sarria 17 Km
Tappa breve e il percorso non sembra corrispondere con quello tracciato sulla cartina, ma trascurando i primi chilometri che seguono la strada, si sprofonda di nuovo in saliscendi immersi nei boschi, ancora piccoli corsi d’acqua, cascine e tanto tanto verde che avvolge e ammorbidisce luce e atmosfera.
Cielo grigio e qualche spruzzo di pioggia ci accompagnano fino a Sarria. Arriviamo attorno a mezzogiorno con albergue ancora chiuso, mangiamo qualcosa in un bar vicino e quando ci assegnano i letti vince la pigrizia, e ci facciamo un pisolino per tirare serra. La città non offre molto ed è di fatto la base di partenza per i pellegrini degli ultimi cento chilometri, anche i soliti quattro passi da turisti non offrono altro che una piazza spoglia di fronte alla chiesa e un anonimo panorama sui tetti delle anonime case della città nuova. Cena frugale con le nostre provviste nella cucina dell’albergue ( e qui compio un involontario furto infilando nello zaino un sacchetto di plastica posato sul tavolo… solo l’indomani scoprirò che conteneva una busta di pastina uno yogurt e un paio di cucchiaini non di nostra proprietà) poi a nanna, domani qualche chilometro in più.
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