schoonerblog
Vagrant

 


State ascoltando
Desprez - Missa l'Homme Arme

Pro Cantione Antiqua

I CHING
L'oracolo di oggi
E' impossibile raggiungere la parità tra gli esseri. Le differenze vanno rispettate. Il potere venga gestito da colui che è degno, altrimenti la lotta di classe sarà l'ovvia conseguenza. La vera armonia esiste quando il posto esteriore è supportato da una dignità interiore.
Quanto bisogno
di essere amati
è nascosto
nell'illusione
di amare

link


ancora poesia
Battelloarcipelago
Battellocinema
battellocucina
Battelloebbro
Battellofoto
Battellolibri
Battellomusica
Battellopittura
Battellopoesia
Battelloscrittura
Battellosport
Battelloteatro
Battellotimone
Battellounaltromondopossibile
bigmarlin
boschi e natura
cicabu
deli telegraph
farouche
Flor
gilbert
Gordon Pym
harmonia
il fascino del fiume
justannie
la navigatrice solitaria (?)
La terra di mezzo
Lam
le caprette tibetane
Letter per Barone
liberitutti
Lino
Lorelai
mamma lara
maqroll
marzia
melusina
melusina 2
mic-isman
momi
musica ma non solo
musica nel senso più completo...e saggezza
nebbie padane
non un blog ma il sito di un amico
pattinando
poesia a portata di mano
poesia con aroma di spagna
polo - luna
racconti di mare
ridere dell'economia...si può?
sintetico e caustico
Sito (creato da me) di un'associazione di volontariato di cui faccio parte
stazitta
stepa
Tristano
un blog israeliano
una casa che sarebbe piaciuta a Van Gogh
una presenza discreta ma affascinante
vicina nei luoghi e nello spirito
blog archivio
oggi
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
maggio 2005
aprile 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
counter
visitato *loading* volte



lunedì, marzo 30, 2009
 

Ventisettesimo giorno  Cacabelos – Vega de Valcarce  26  Km

 

Anche oggi tappa di trasferimento, in teoria, con un bel cielo sereno già di primo mattino. In lontananza compaiono i monti che dovremo affrontare domani, il cammino dopo qualche chilometro lungo l’asfalto ci immerge in

mezzo a vigneti e piccoli paesi, così arriviamo a Villafranca del Bierzo senza soffrire del caldo del sole. Passiamo davanti alla chiesa con la “porta del Perdon” che consentiva agli antichi pellegrini, che per motivi di salute rinunciavano ad affrontare le ultime asperità del viaggio, di ottenere egualmente l’indulgenza. 


Noi ci limitiamo ad una sosta per la colazione e per decidere il percorso da seguire; infatti dopo Villafranca la nostra guida propone due alternative: quella classica nel fondo valle, praticamente una pista ciclabile asfaltata che corre a fianco della provinciale per  circa 15 chilometri, o una deviazione di due chilometri più lunga che passa tra i campi. Io propendo per la seconda, Giannina è dubbiosa perché domani ci aspetta  il famigerato Cebreiro, ma il sole battente e la considerazione che in fondo la deviazione comporta, in teoria, solo una mezz’ora di cammino in più alla fine la fanno accettare.

“Camino muy duro, solo para buenos caminantes”  La scritta campeggia su un muretto subito dopo la deviazione, guardo di sottecchi Giannina che apparentemente non batte ciglio, così affrontiamo di buon passo il primo strappo, ripido ma abbastanza breve e mi illudo che il più sia fatto, ma il sentiero continua ad arrampicarsi prendendo quota tra prati e radi boschi, Giannina ha chiuso i canali di comunicazione, se rallento per farmi raggiungere si ferma a fumare e mantiene una distanza costante fra di noi. Raggiunta la cresta dei monti possiamo vedere dietro di noi Villafranca e giù in basso la strada che avremmo potuto fare e davanti i monti che ci aspettano domani… alla nostra stessa altezza. Sosta breve sotto i pini per un breve spuntino le salite sono terminate e attraversiamo un bosco di imponenti castagni, rischio di sbagliare strada (sarebbe stato tragico!) ma Giannina mi richiama alla freccia gialla che mi è sfuggita.  Finalmente comincia la discesa, il sentiero taglia ripidamente una serie di tornanti della strada asfaltata che porta a Trabadelo. Incontriamo una corpulenta pellegrina inglese che risale faticosamente il sentiero, ci chiede se sta andando nella direzione della nostra meta e le facciamo notare che ha sbagliato completamente direzione. Sembra incredula e non accetta le nostre indicazioni, approfitta del passaggio di una macchina sulla strada a fianco per fermarla e rivolgere la stessa domanda, in inglese, al contadino spagnolo di passaggio, che ovviamente non capisce nulla. Ci prestiamo a fare da interpreti e una volta convinta che aveva proprio sbagliato strada e che aveva fatto un bel tratto di salita inutilmente vorrebbe trovare una macchina per raggiungere la sua meta, lo spagnolo ci pensa un po’ su e poi le offre un passaggio… così si allontana senza un parola di ringraziamento. Noi riprendiamo la nostra silenziosa discesa su Trabadelo  che alle 13.30 sembrava un villaggio abbandonato nel Far West ci indicano due bar entrambi chiusi, troviamo l’albergue tanto per bere un poco d’acqua, vedo Giannina stanca e le chiedo se vuole fermarsi…” qual’è la nostra meta?” “ Vega de Valcarce” rispondo…”allora andiamo avanti”. Ormai siamo a fianco della strada provinciale, un fiumiciattolo e degli alti pioppi ci riparano dal sole e rendono meno penoso l’andare, dopo una curva compare una specie di autogrill, mi giro per chiedere a Giannina se vuole fermarsi ma la vedo già traversare decisa la strada. Ancora qualche chilometro e troviamo la nostra meta anche prima del previsto, albergue simpatico, per caso Giannina occupa l’ultimo letto libero in una camerata e mi tocca cercare un posto nella seconda… dormiremo separati.

Spuntino prima di dormire nel bar affollato per la partita Germania Spagna con pellegrini tedeschi con i colori nazionali sul volto, ovviamente l’unico tavolo libero è quello sotto il televisore, per noi va bene egualmente, non aspettiamo il termine della partita per andare a dormire.

offerto da skipper246 | 21:01 | commenti (2)


domenica, marzo 29, 2009
 

Ventiseiesimo giorno  Molinaseca - Cacabelos  23  Km

 

Tappa di trasferimento senza particolari problemi, inizio su strada, qualche paesetto come al solito; brevissima deviazione, intanto che Giannina fuma una sigaretta, per visitare una fonte romana che doveva essere in toccasana per i pellegrini che non sfruttavano come noi il ritmo cadenzato dei paesini per godersi una birra allungando le gambe sotto un tavolino.  Arriviamo a Ponferrada attraversando una larga piana coltivata e il colpo







d’occhio sul castello dei Templari è notevole, preso di sana pianta da un romanzo fantasy o da un cartone di Walt Disney. Quattro passi attorno alle mura e poi la lunga traversata della città, ariosa e luminosa, ma pur sempre una città con traffico, confusione e sobborghi industriali. Finalmente si ritorna alla campagna, ai tipici vigneti bassi e dall’aspetto antico e contorto, alle cicogne che ancora rubano lo sguardo con i loro nidi imponenti, col volo disteso e il caratteristico battere a mitraglia del becco. Ancora alberi di ciliege che tentano Giannina e un sole a picco che fa sentire il suo peso, a ricordarci che forse il fango e la pioggia della Mesetas non erano il peggiore dei mali. Ma a rinfrescare almeno i piedi provvede un provvidenziale canale d’irrigazione, vigneti a perdita d’occhio e qualche albero da frutta anticipano l’arrivo a Cacabelos, la città del vino.  Attraversiamo tutta la cittadina apprezzando finestre e balconi fioriti prima di trovare l’albergue che si rivela uno dei più gradevoli. Ricavato sfruttando il muro di cinta della Chiesa della Pietà è costituito da una serie di stanzette prefabbricate dotate di due letti disposte a ferro di cavallo attorno al corpo della chiesa con al centro i servizi e tanto spazio per disporre la biancheria ad asciugare o per prendere un po’ di sole rilassando le gambe. A disposizione anche un massaggiatore per i più sinistrati…. Gli ultimi arrivati mettono materassini e sacchi a pelo a cielo aperto.

Trovato un bar ristorante che offre anche paella, probabilmente precotta e surgelata ma si sa la paella in Spagna è sempre buona. Abitudini spagnole particolari, gli avventori seduti al banco consumano birre e vino sgranocchiando arachidi a tutto spiano e i gusci finiscono  a terra con estrema indifferenza formando uno spesso strato che calpesto con imbarazzo per chiedere il conto.

Ancora una giornata piena e ricca, felice di averla vissuta.

 

offerto da skipper246 | 22:02 | commenti (1)


giovedì, marzo 19, 2009
 

Venticinquesimo giorno  Rabanal del Camino - Molinaseca  25  Km

 

 

In quattro giorni si concentreranno le ultime mitiche difficoltà del Cammino, oggi la croce di ferro, oltre i 1500 metri di quota e con una tradizione che vuole che ogni pellegrino porti una pietra dal luogo dove nasce il suo pellegrinaggio, per chiedere protezione e benedizione per se e per gli amici, così io depositerò due pietruzze e Giannina qualcuna di più. Fra tre giorni la salita al Cebreiro più basso della croce di ferro ma con una salita che pare da tregenda nella mistica di camminanti.

Nuvole scure si alternano in cielo con qualche schiarita, la salita è abbastanza dolce e non taglia il fiato. Attraversiamo Foncebadon, paese quasi totalmente diroccato, tre cani da pastore dormono pesantemente stesi a terra. Giannina non dà retta ai proverbi e allunga una carezza, il primo si limita a scoprire un dente, il secondo apre un occhio e solleva un poco la testa, il terzo arriva anche ad agitare la coda. Ma anche in mezzo ai ruderi sopravvive un albergue e un bar che ci permettono una comoda colazione.

La strada prosegue la salita attraversando rigogliose eriche multicolori e bianche ginestre e dopo un bosco rado compare la croce, con una struttura particolare, un lungo palo di legno e alla sommità una croce di ferro che pare minuscola.

Nonostante la ressa per le foto ricordo la croce è emotivamente forte, la cerimonia della posa delle nostre pietre sul cumulo creato dalle centinaia di migliaia che ci hanno preceduto compiuta con compunzione, la mente fortemente indirizzata alle persone che vogliamo ricordare e in qualche modo legare a noi e alla buona sorte. Attraversiamo Manjarin più un nome che una località con un minuscolo albergue gestito da un personaggio particolare che vive l’eredità dei templari, quando passiamo sentiamo lo sbattere dello spadone cerimoniale e intravediamo dei bianchi mantelli… ma rendiamo omaggio solo a dei simpatici micetti.

Il cammino assume l’aspetto di un sentiero di montagna e scende ripido, scolpito nella roccia; El Acebo si presenta mostrando i suoi tetti di ardesia brillanti al sole e una volta raggiunto offre vecchie case in pietra e una piacevole sosta per rifocillarci. Qualche scroscio di pioggia ritarda la partenza e poi affrontiamo di nuovo una ripida discesa, io mi lascio andare con passo sostenuto godendo del ritmo imposto dai salti delle rocce seguito dagli improperi di Giannina che non ama le discese. Dopo qualche minuto ricomincia a piovere e mi fermo sotto una grande quercia ad aspettarla… ritarda più del previsto e quando sbuca mi chiede dell’acqua, credo voglia bere ma quando mi avvicino scopro che è abbondantemente coperta di fango e l’acqua serve a ripulire il peggio, è caduta ma fortunatamente senza conseguenze.

Anche Molinaseca si presenta con i suoi tetti, un fiume, un ponte. Albergue affollati ma infine troviamo quello con ancora posti liberi, è privato e ostenta una serie di foto della cerimonia nella quale il proprietario è nominato cavaliere del Cammino di Santiago, l’indomani una discussione con dei pellegrini che hanno indebitamente utilizzato la sala da pranzo per consumare la propria colazione mi lascia un po’ dubbioso sul valore del cavalierato. Da ricordare un monumento alla salsiccia, specialità locale, e la cena in un piccolo ristorante gestito da una “zia” disponibilissima e abilissima in cucina, polpettine con verdure veramente speciali.

offerto da skipper246 | 19:50 | commenti (3)


domenica, marzo 08, 2009
 

Ventiquattresimo giorno  Astorga – Rabanal del Camino   20  Km

 

 

Come ogni mattina abbracciamo assieme zaino sacco a pelo e ammennicoli vari per uscire dal dormitorio disturbando il meno possibile per poi riordinare ogni cosa in un corridoio o sulle scale verso l’uscita. Lasciando Astorga salutiamo di nuovo la cattedrale e il palazzo di Gaudi nella mezza luce del mattino e ci avviamo verso i monti che compaiono in lontananza. Per un buon tratto il cammino procede come marciapiede della statale, facciamo una breve sosta in una cappelletta da poco restaurata, caratteristica per la raffigurazione del Cristo non crocefisso ma come Ecce Homo, la signora che presidia il luogo ci prega di firmare il registro dei visitatori, sembra di capire che le serva per giustificare la sua presenza sul posto. Ancora un poco di pazienza poi si abbandona l’asfalto ed incomincia una dolce salita che porta ad attraversare deliziosi paesini che mescolano case in pietra con muretti di fango a far da recinzione, il sole accende di splendidi colori una infilata a perdita d’occhio di ginestre di tutte le dimensioni che contrastano col rosso della terra. Sosta doverosa per la colazione nel solito caos di pellegrini più numerosi degli abitanti del minuscolo borgo e avanti zaino in spalla, il cammino ci riporta sull’asfalto e poi attraverso un bosco di piccole querce, che ci ricorda che siamo arrivati oltre i mille metri di quota, fino alla nostra meta. Il paese è minuscolo e ordinato, l’albergue è accogliente con un unico difetto, i servizi sono posti prima delle camerate e il continuo transito degli ospiti mantiene la temperatura pari a quella esterna… decidiamo che la doccia non è così indispensabile!

Nel paese sopravvive ancora un convento e ci dicono che al Vespro nella chiesa annessa i monaci celebrano con canti gregoriani; non possiamo certo mancare, purtroppo mancano in modo evidente le vocazioni e il coro è composto da soli tre monaci, sopperendo con un po’ di fantasia la cerimonia è egualmente suggestiva. Un baffuto personaggio francese attira la nostra attenzione nel cortile dell’albergue, sta facendo il cammino di corsa auguri e un brindisi assieme. Cena nella simpatica cucina dell’albergue con una pigra minestrina preconfezionata ma confortevolmente calda, e poi a dormire godendo il tepore del sacco a pelo, domani ci aspetta la “ Croce di Ferro” il punto più alto del cammino e luogo di forte contenuto emotivo.

 

offerto da skipper246 | 23:16 | commenti (1)