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E' impossibile raggiungere la parità tra gli esseri. Le differenze vanno rispettate. Il potere venga gestito da colui che è degno, altrimenti la lotta di classe sarà l'ovvia conseguenza. La vera armonia esiste quando il posto esteriore è supportato da una dignità interiore.
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mercoledì, gennaio 28, 2009
 

Ventesimo giorno  Bercianos del Real Camino – Mansilla  de las mulas   26  Km

 

Per qualche miracolo riusciamo a scendere da basso con tutte le nostre cose in braccio, reggendo anche la pila senza calpestare i dormienti, forse solo sfiorando qualche braccio buttato di traverso al piccolo passaggio lasciato libero dagli stramazzi che occupano il corridoio.  Impacchettate le nostre cose ci troviamo in strada che è ancora buio, per la prima mezz’ora utilizziamo la pila frontale per cercare le classiche frecce gialle che indicano il cammino e Giannina è un po’ nervosa per la novità dell’ambiente. Poi il cielo schiarisce e il cammino si affianca alla provinciale per non abbandonarla praticamente per tutta la giornata, e come ieri ci accompagna l’infinita cadenza dei giovani pioppi che promettono ombra ai futuri pellegrini. Ci avviciniamo ormai alla fine delle Mesetas e anche se ci lamentiamo del tempo le nuvole ci hanno risparmiato il tormento del sole a picco e reso meno allucinante la monotonia di certi tratti del percorso. Incontriamo lungo il cammino ancora delle costruzioni in mattoni di fango ed è curioso osservare come l’acqua modelli e arrotondi tutte le linee di questi muri rossicci. Arriviamo al Burgo  Ranero  che ricomincia a cadere qualche goccia di pioggia e ne approfittiamo per fare una buona colazione. Lasciamo il villaggio costeggiando uno stagno gracidante che giustifica il suo nome e ci avviamo ad affrontare una dozzina di chilometri che offrono solamente qualche panchina ogni tanto, mentre lo sguardo si perde nelle distese di frumento e orzo che coi loro verdi differenti vivacizzano l’orizzonte. Un sottopasso nuovo ci fa attraversare la ferrovia che ci ha accompagnato in lontananza per tutta la mattina, ancora un paio di curve e finalmente appaiono le prime cade di Reliegos… che poi scopriamo non essere case ma delle curiose cantine dotate di policrome facciate poste davanti a dei montarozzi erbosi da cui spuntano dei camini di ventilazione… sembrano case degli Hobbit.

Un piccolo bar-miraggio ospita attorno ai tavoli un congruo numero di pellegrini reduci del lungo tratto solitario. Ci associamo anche noi, birre e panini, uno sguardo al seno della banconiera che tiene con indifferenza la cerniera del giubbino molto abbassata e un altro più perplesso al proprietario, abbigliato come uno spagnolo da cartolina che si agita come uno spinellato, urla nel telefonino indifferente alle necessità di gestione del suo locale…

Al solito gli ultimi chilometri sono un po’ sofferti, ma all’arrivo a Mansilla de las Mulas troviamo Luigi e Gus, particolare accoppiata creatasi lungo il cammino tra un napoletano moro e tracagnotto e un olandese rosso e lungo entrambi assai simpatici. L’albergue è molto accogliente, al momento della registrazione l’hospitalero invita a pescare da vari mazzi di carte contraddistinti per lingua una sorta di oracolo spiccio: io ho pescato il seguente “ Ci sentiamo delusi se falliamo, ma siamo persi  quando non ci abbiamo provato.”  Quattro passi per la cittadina una rapida spesa e poi in cucina per combinare la cena comune, Luigi organizza una spaghettata aglio olio peperoncino e pomodoro molto azzeccata (ho cercato di riprodurla ma senza successo) Giannina si occupa invece di una frittata con le zucchine, per Gus sono sapori nuovi e apprezza molto.  Ci godiamo  una tranquilla siesta nel cortile fiorito e, come sempre a dormire col sole, domani ci aspettano solo 17 chilometri e una grande città: Leon che richiederà certo qualche altro chilometro per essere visitata.QQ  

 

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mercoledì, gennaio 21, 2009
 

Diciannovesimo giorno  S. Nicolas del Real Camino – Bercianos del Real Camino  17.5 Km

 

Partenza come sempre prima dell’alba e prospettiva di una tappa breve ( visti i chilometri scippati ieri col taxi), ci lasciamo alle spalle un’ atmosfera un po’ diversa dal solito, la fauna umana degli albergue privati è leggermente diversa da quella degli albergue municipali anche se non è detto che dormire in stanze a quattro letti sia più tranquillo che nei cameroni  da trenta o quaranta pellegrini. Il cammino si stende affiancato alla statale, una lunga sequenza di piccoli pioppi fa sperare per i pellegrini a venire ampie zone d’ombra, ma al momento il sole non ha troppo schermo. Sahagun nonostante il nome fascinoso si lascia traversare senza particolari notazioni se non una sgradevole sequela di capannoni e piccole officine.  Ritrovata la campagna incontriamo i primi edifici e muri di cinta realizzati con mattoni di fango o intonacati con fango e paglia tritata, qualcuno ormai diroccato altri conservati in buone condizioni

Arriviamo a Bercianos poco dopo mezzogiorno, attraversiamo il villaggio con quattro passi, anche qui muri di fango e case abbandonate, l’ospitalera  chiude l’albergue per  andare a far spese proprio quando arriviamo, così aspettiamo seduti al sole assorbendo l’atmosfera del luogo. Poco lontano una chiesa diroccata che un tempo doveva ospitare un numero di fedeli doppio degli attuali abitanti, colori caldi dei mattoni a vista, ci ospiterà la Casa Rectoral che un tempo doveva far parte del complesso della chiesa abbandonata.

 

Ci sistemiamo e mentre compiamo i rituali quotidiani si aggiungono altri pellegrini, uno si propone come esperto nel trattamento delle vesciche e non tarda a trovare numerosi volontari cavia, devo dire che la cura era abbastanza radicale: forata la vescica  per farne uscire il siero con una piccola siringa iniettava sotto la pelle scollata un disinfettante tipo iodio… dall’espressione dei pazienti non doveva proprio essere indolore! Io seguo invece un consiglio di Giannina assai meno truculento e provo ad applicare ai miei tendini infiammati foglie di malva masticate. Arriva anche Lorenzo un giovane sacerdote francese che festeggia i dieci anni di sacerdozio percorrendo il cammino. Nell’albergue c’è una piccola cappella e subito si attiva con l’ospitalera per rimediare il necessario per dire messa, siamo affollati nella piccola stanza, Lorenzo prima di celebrare ricorda che tra i presenti ci sono cattolici, protestanti, ebrei e seguaci di un'altra chiesa cristiana… ma la cosa non è importante perché la messa è espressione di amore. Il Vangelo viene letto in italiano francese inglese tedesco spagnolo e due ragazzi inglesi cantano musiche medioevali. Alla fine abbracci e commozione generale, non è certo la ricchezza dell’ambiente o dei paramenti a dare sacralità alle cose.

Nella tradizione locale ci sarebbe anche un saluto al sole tramontante, ma piove e si passa subito alla cena comune. Probabilmente i cuochi non avevano previsto una così numerosa presenza, ma la minestra di verdura accetta senza troppo snaturarsi qualche mestolo d’acqua in più e l’atmosfera conviviale non ne risente di sicuro. Anche l’operazione di rigoverno dei piatti si svolge in maniera comunitaria, e qui la capacità organizzativa di Giannina trova modo di rivelarsi, in cucina  c’è un solo lavello e sarebbe necessario lavare le stoviglie posteggiandole tutto attorno in attesa di risciacquarle, ma basta l’apertura di una finestra e un facile passamano per allargare la cucina e far uscire piatti e pentole, risciacquarli nei lavandini normalmente adibiti al bucato e riporli negli appositi scolini… tempi dimezzati e un vero trionfo.  Rigenerati completamente dallo spirito del luogo ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo, preoccupati solamente dalla presenza dei numerosi materassi messi a pavimento per gli ultimi arrivati che riempiono lo stretto corridoio che conduce ai servizi e all’uscita… Buona notte.

 

offerto da skipper246 | 23:14 | commenti (3)


domenica, gennaio 04, 2009
 

Diciottesimo giorno  Carrion de los Condes – S. Nicolas del Real Camino  25 Km (+5)

 

Partiamo con calma, considerando che la guida preannuncia circa 16 chilometri senza alcun paese o punto d’appoggio, aspettiamo quindi che apra un bar per la colazione. Ci mettiamo in cammino per le sette e mezza… e per un po’ di tempo regna il silenzio, ognuno alle prese con i propri indolenzimenti e doloretti. Poi le cose si stabilizzano e comincia la lunga traversata, prima sull’asfalto e poi su sterrato in mezzo al grano.
Per più di due ore davanti agli occhi solo la linea dritta di terra rossa che si perde all’orizzonte senza un albero che prometta un poco d’ombra. Fortunatamente il sole è clemente e l’aria piacevolmente fresca. Finalmente ancora in mezzo ai campi troviamo un’area di riposo che dispone di un chioschetto e di una decina di alberi, un lusso. Facciamo una breve pausa prendiamo un po’ di frutta e consumiamo un poco delle nostre scorte. Tirato un poco il fiato ripartiamo, ancora un paio d’ore per raggiungere Calzadilla de la Cueza, letteralmente quattro case perse nella campagna ma c’è un bar e ci regaliamo ben due birre e la classica frittata con patate.  Sei chilometri e mezzo al prossimo paese che la cartina segnala dopo un ponte, circa un’altra ora e mezza… ma il ponte lo passiamo e il paese non si vede, la stanchezza comincia a farsi sentire e non sapere esattamente dove ci si trova innervosisce non poco. Giannina è stanca e fa un po’ l’elastico, rallento per aspettarla, vorrebbe quasi fermarsi a Ledigos dove troviamo un piccolo albergue nuovo non segnato sulla guida, insisto per proseguire un’altra mezz’ora, il prossimo paese ha un nome troppo affascinante per non arrivarci: Torradillos de los Templarios, mi immagino castelli fiabeschi o austere chiese fortezza e Giannina si convince. E’ una mezz’ora che ci sembra molto lunga e quando arriviamo ci si apre il cuore nel vedere un grande e moderno albergue… di solito sono sempre dell’altra parte del paese! Sollievo di breve durata, l’albergue è privato quindi accetta anche prenotazioni ed è al completo come ci conferma anche un pellegrino italiano seduto nell’ingresso che si dichiara molto stanco e confessa di essere arrivato in BUS!  Rimettiamo zaino in spalle e andiamo a cercare un altro albergue qualche centinaio di metri più avanti, coda di pellegrini per registrarsi e quando arriva il mio turno resta un solo posto, ci sarebbero altri cinque chilometri da fare, guardo Giannina ma la sua espressione è una chiara risposta, non un passo in più. Il gestore risolve il nostro imbarazzo con una telefonata al gestore dell’albergue di S. Nicolas del Real Camino, ci verrà a prendere col taxi. Nell’attesa carezzo una gattina che gira per il cortile, evidentemente non è del migliore umore e mi rifila un morso deciso, la padrona si preoccupa per il sangue che scorre e si precipita con alcool e cerotti.  Arriva il taxi e in dieci minuti raggiungiamo la nostra meta, scarichiamo gli zaini sotto lo sguardo critico degli altri pellegrini e ci sentiamo un poco in colpa, ma non siamo integralisti come una coppia di brasiliani che in una situazione analoga avevano accettato il passaggio in macchina solo a condizione, il giorno seguente, di essere riportati al punto in cui avevano interrotto il loro camminare… l’albergue è comunque gradevole e per una cifra ragionevole offre anche la cena e per di più il taxista è anche il proprietario e non vuole farsi pagare la corsa. Andiamo a letto stanchi e con la coscienza tranquilla.                                      
offerto da skipper246 | 23:18 | commenti (2)