|
mercoledì, novembre 19, 2008
Sedicesimo giorno Hontanas - Boadilla 29 Km
 Il bar ristorante dove abbiamo cenato ieri è aperto di buon ora così possiamo lasciare Hontanas dopo una buona colazione, cosa che rende più accettabile la leggera ma insistente pioggia che ci accompagna. La strada che lascia il paese seguendo il fondo valle ci da un primo assaggio della qualità del fango che dovremo affrontare più avanti. Per ora sfioriamo ruderi di chiese e monasteri persi nella campagna a testimoniare la vitalità apportata dal cammino nei primi secoli dell’anno mille. Un po’ di asfalto ci permette di ripulire i piedi dal fango e ci fa attraversare in rapida sequenza i resti del monastero di Sant’Antonio che fanno un bell’arco proprio sopra la provinciale e che ospitano ancora oggi uno spartano albergue, poi Castrojeriz ancora chiese e monasteri, abbandonati o vivi, piccoli simpatici locali con vista su bifore e antiche pietre… una birra ci fa digerire l’umido e ci da l’energia per affrontare la ripida salita che ci riporta sull’alto della meseta. Di nuovo pioggia, fango denso, vischioso, scivoloso, non c’è modo di evitarlo neppure cercando i bordi di erba o qualche percorso alternativo sconfinando nei campi vicini, davvero un incubo. Sfioriamo un altro albergue rinomato: l’Ermita di San Nicola gestito dalla confraternita di Perugia, molto spartano, niente elettricità ma molta cordialità, salutiamo di passaggio Luigi che si ferma qui ma noi proseguiamo sperando che la pausa nella pioggia sia duratura. Attraversiamo il rio Pisuerga gonfio e fangoso su un bel ponte e finalmente su strade con un buon fondo ci avviamo verso Itero della Vega, il panorama mi ricorda tanto quello della campagna della mia infanzia. Ci fermiamo per un panino e una birra, sparpagliamo per il bar giacche, maglie, berretti nella speranza che asciughino un poco, ci aspettano ancora 14 chilometri per arrivare a Fromista, ripartiamo ma ci arriva addosso una specie di diluvio, l’acqua scende a rivoli dal giacchino impermeabile, pantaloni calze e scarpe sono zuppe, il morale scende rasoterra e la nostra meta diventa Boadilla del Camino, che sulla carta appare più a portata di mano… ma quelli che sembravano solo quattro chilometri diventano quasi 9, due ore sotto la pioggia battente. Disperante. Gli occhi bassi sotto il cappuccio vedono solo le pozzanghere e l’acqua che ruscella tra la ghiaia della strada, arrivati a Boadilla entro nel primo albergue per chiedere se c’è ancora posto, mi accoglie un ospitalero un po’ particolare mi stringe la mano e si presenta:” Mi chiamo Serafin, e tu?” mi obbliga a sedere e vorrebbe chiacchierare, devo quasi fargli violenza per uscire ed avvisare Giannina che possiamo fermarci, anche con lei Serafin si comporta in modo un po’ invadente e, vista la stanchezza, rischia di rimediare qualche rispostaccia… Invece la serata passa piacevolmente, cena collettiva con spaghetti alla carbonara cucinati da noi (buon successo) e simpatiche chiacchiere multilingue. Piacevole anche il dormitorio con letti a castello ma separati da paretine che danno un’illusione di intimità e permettono di sciorinare tutta la biancheria. Preoccupato per le caviglie gonfie.. Umido anche il sacco a pelo.. a letto vestito.
domenica, novembre 02, 2008
Quindicesimo giorno Burgos – Hontanas 29 Km
La voglia di lasciare al più presto l’inospitale albergue di Burgos ci fa mettere in marcia ancora col buio. Usciamo dal parco calpestando il triste sudiciume lasciato dalla festa di ieri e con nelle orecchie la pioggia scrosciante della notte.
Le nuvole si rincorrono nel cielo ma per ora non minacciano. Nella estreme propaggini della periferia di Burgos raggiungiamo un pellegrino visibilmente zoppicante, rosario nella mano sinistra e bastone nella destra. Giannina superando le solite difficoltà di lingua gli offre qualche antinfiammatorio della sua fornita infermeria (Voltaren è termine universale!) ma sembra che ne abbia già presi, ringrazia ci scambiamo il rituale: “Buen Camino” e proseguiamo. Lo incontreremo altre volte durante la giornata continuare faticosamente il suo cammino (le nostre soste nei baretti sparsi lungo la via ci rallentano molto la marcia…).
Sul percorso si alternano tratti piacevoli con altri fangosi o asfaltati. La nuova autostrada ha modificato il tracciato del cammino, tagliando fuori un piccolo paese, il primo dopo l’uscita da Burgos, con chissà quali conseguenze economiche. Il secondo paesino offre la possibilità di una discreta colazione anche se l’accoglienza è un po’ ruvida, poi via verso le famose “mesetas”.
Ancora fango denso e appiccicoso che mette in grande difficoltà i ciclisti che tentano di seguire il medesimo percorso dei pellegrini appiedati, e poi la pioggia che anche se non continua ci seguirà per tutta la giornata. Il tendine di Giannina va decisamente meglio e il mio dolore alla gamba sinistra non è molto più di un fastidio anche se si è accoppiato ad un fenomeno simile anche a destra. Curiosa la vista di una pellegrina che sotto la pioggia, riparandosi alla meglio col poncio impermeabile prende schizzi all’acquerello del paesaggio. Le mesetas si rivelano tutt’altro che monotone (forse perché non martellate dal sole) e l’occhio corre lontano sul mare di verde mentre le allodole immobili contro le nuvole seminano il loro canto lungo tutto il cammino. I chilometri del percorso restano dietro le spalle quasi senza sforzo. Passiamo da una grande città che ostenta una cattedrale straripante e curata, restaurata in ogni dettaglio, ad un piccolo paese in una specie di dolina in mezzo alle mesetas con case diroccate; da una città che non cura affatto il fluire di un piccolo numero di strani personaggi totalmente insignificanti nell’ottica della propria economia, ad un piccolo paese che di questi personaggi vive e che sa accoglierli con affetto e fornendo un servizio modellato alle particolari esigenze del pellegrino.
Arriviamo per primi in un piccolo albergue municipale pulito e ordinato; finalmente una comoda doccia bollente dopo la delusione di Burgos. Visitiamo la piccola chiesa, un cartello chiede un contributo per la manutenzione e il restauro dell’edificio, lasciamo i nostri spiccioli, a Burgos abbiamo pagato 5 euro per l’ingresso nella cattedrale. Hontanas merita un elogio.
Imprevisto suona il mio telefonino, è Giannina, ci siamo persi di vista perché doveva sistemare ancora il suo bucato e io mi sono avventurato per le stradine del paese, la cosa sorprendente è che dalla prima tappa a Roncisvalle il suo telefonino era andato in crisi per la pioggia per cui ogni sera insieme alla canonica birra si svolgeva la cerimonia dello scambio delle SIM CARD, trasferiva la sua nel mio telefonino per chiamare casa e per ricevere i vari SMS degli amici… con qualche problema di riservatezza perché poi i messaggi restavano nella memoria del mio telefono. Da quel giorno, avendo cura di avvolgerlo ben bene in un sacchetto di plastica ricominciò a svolgere dignitosamente il suo compito.
|
|