quattordicesimo giorno S. Juan de Ortega - Burgos 27 Km
Diversa la sveglia senza la preoccupazione di disturbare gli altri con luce e rumori, si riempie lo zaino con tranquillità sicuri di non dimenticare nulla, come successo a Logroño, dimenticato un paio di pantaloni che fortunatamente una signora francese mise nello zaino per riconsegnarmeli la sera a Najera.
Accompagnati da una rosseggiante alba e dall’aria frizzante raggiungiamo Ages per una comoda colazione. Ripartiamo accompagnati da Giovanna, pellegrina italiana che abbiamo incontrato altre volte, se la prende comoda e la lasciamo alle spalle. Attraversiamo Atapuerca un importante luogo di ritrovamenti archeologici, le caverne del circondario sono state ricovero per l’uomo preistorico e hanno fornito ricche documentazioni paleontologiche.
Una nostra sosta dà modo a Giovanna di riacchiapparci e questa volta la voglia di chiacchierare le fornisce l’energia per tenere il nostro passo, Giannina sta volentieri al gioco e intreccia una fitta conversazione, io non ne ho voglia e allungo il passo per mettere fuori portata le loro voci, fermandomi ogni tanto per sottolineare qualche scorcio di panorama per poi riprendere le distanze.
Superiamo qualche bosco e una piccola catena di colli, dall’alto si scorge l’ammasso di edifici di Burgos, apparentemente a portata di mano,
ma il cammino piega a sinistra e infila una collana di paesetti infossati in piccole vallate, scomparsa la grande città di cui non si avverte la vicina presenza. Probabili lavori di ampliamento dell’aeroporto fanno fare una lunga digressione al cammino di cui non sentivamo proprio il bisogno. Sento in sottofondo la voce di Giovanna mentre ci avviciniamo alla periferia di Burgos, la grande città non è fatta per accogliere chi ci si avvicina a piedi e molti fanno la scelta di affidarsi ai trasporti pubblici per raggiungere il centro… peccato veniale ma mi sembra più corretto accettare anche i lati meno piacevoli di questa avventura. Giannina concorda e salutiamo Giovanna che si ferma ad attendere il bus. Più di due ore attraverso capannoni e piccole industrie non sono il massimo ma forse permettono di uscire dall’atmosfera bucolica per assorbire a fondo quella metropolitana. Uno spuntino in un bar della periferia e poi le precise indicazioni di un anziano signore che conta mentalmente i ponti che dobbiamo raggiungere prima di attraversare il fiume per trovare l’albergue 1…2….3…4…5… 6… 7… ecco al settimo ponte potete attraversare e all’interno del parco troverete l’albergue municipal.
Arrivati al terzo ponte ci accoglie un viale alberato con platani potati curiosamente a creare un intreccio di rami sopra le teste, poi
l’Arco di S. Maria e un primo sguardo veloce alla cattedrale, man mano ci avviciniamo al parco notiamo una grande agitazione, gruppi di giovani con grandi bicchieri di carta in mano pieni di birra o vino chiaramente oltre i limiti. Raggiungiamo l’albergue presidiato come un forte Apache dagli ospitaleros, due baracche di legno prefabbricate in mezzo al parco circondate da centinaia di chioschi enogastronomici e da torme di giovani che espletano le loro necessità fisiologiche in tutti gli angoli possibili compresa la zona dell’albergue. Pare che sia la più importante festa cittadina. Troviamo posto ma anche all’interno l’impressione è deprimente, acqua fredda, scarsa pulizia, servizi fatiscenti, sgradevolmente sorpresi dal contrasto tra la grandezza della città e la pochezza del servizio messo a disposizione dei pellegrini.
Usciamo dalla bolgia per cercare atmosfere diverse nella piazza della cattedrale e nel suo interno, l’impatto c’è per la ricchezza architettonica, la ridondanza delle strutture ma la spiritualità sembra molto assottigliata, evanescente, tutto pare costruito attorno al nucleo della chiesa per fornire una immagine di ricchezza dei vari potenti che si sono succeduti nei secoli.
In un bar della piazza ritroviamo Gianfranco e Adriano, grandi feste e abbracci, ma le cose non vanno troppo lisce per Adriano, sembra che una delle sue vesciche si sia infettata e anche su nostra insistenza si convincono a fare una visita al pronto soccorso e a prendersi almeno una giornata di sosta.
Ritorniamo verso l’albergue che ricomincia a piovere e diventa un’impresa fendere controcorrente la folla che abbandona chioschi e bancarelle, la pioggia si tramuta in diluvio riportando finalmente un po’ di tranquillità nel parco… domani cominciano le mesetas e la guida propone una tappa da 37 chilometri, la pioggia scrosciante sul tetto della baracca accompagna il nostro sonno, vedremo.