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lunedì, agosto 25, 2008
 

Nono giorno  Los Arcos  Logroño  27 Km

 

Torniamo a sperimentare tappe più lunghe ma il partire presto aiuta. Poche decine di minuti bastano normalmente per uscire dalle piccole città che ospitano gli albergue e per immergersi nel susseguirsi di distese di grano e orzo, lasciata la Navarra per entrare nella Rioja, incontriamo vigneti dalla inusuale struttura: quasi rasoterra e senza nessun tipo di sostegno.

Una chiesa ottagonale a Torres del Rio, chiusa come tante incontrate lungo il cammino, per visitarla bisogna cercare il custode e forse alle 7 del mattino non è il caso.

Minuscoli santuari e cappelle segnano il percorso assieme a ruderi di ricoveri di pastori con strutture simili ai trulli.

Piccoli paesi di cuore medioevale di una pietra bronzo scuro con le chiese che dominano pesantemente le piccole costruzioni che le circondano.

E’ domenica e a Viana, fermi a un bar per la colazione, in un vicolo addossato alla enorme cattedrale incombente, restiamo ad assistere ad una parte delle cerimonie per la prima comunione.

Bimbi con divise da generale o da ammiraglio, bimbe in abito da sposa, mamme con abiti di improbabile eleganza, la banda che si prepara.

                                                                                          Ma bisogna continuare, e continuando attraverso la fiorente campagna arriviamo a Logrono alle 15 e 30 trovando posto per un pelo (dopo di noi solo un letto libero) e scampando così un violento temporale. Nel pomeriggio ancora giro turistico con altri scrosci di pioggia, lunga  attesa di una ipotetica processione nel corso addobbato da colorati disegni sul selciato, probabilmente il cattivo tempo ne ha sconsigliato lo svolgimento. E’ così mancato così il riposo necessario…. Pagheremo il giorno seguente.

offerto da skipper246 | 22:45 | commenti (3)


mercoledì, agosto 20, 2008
 

ottavo giorno   Estella – Los Arcos   20 Km

 

Momenti di panico al risveglio, tolta la carta dalle scarpe, Giannina non trova più le talloniere interne che le servono per proteggere e ammortizzare i talloni che hanno qualche problema, senza quelle potrebbe diventare ancora più grave la sofferenza al tendine d’achille… per un paio di minuti frughiamo nel sacco dove sono state gettate tutte le palle di carta di giornale che riempivano le scarpe dei pellegrini, poi Giannina ricorda di averli messi al sicuro in una tasca dello zaino, sospiro di sollievo, possiamo adesso apprezzare la musica Reggae, offerta dagli ospitaleros, che accompagna il risveglio e i preparativi per la partenza.

Dopo una mezz’oretta di cammino necessita fare una piccola deviazione per toccare il monastero di Irache, famoso produttore di vino che mette a disposizione dei pellegrini una fonte del vino… forse contando sul fatto che di prima mattino non sono in molti a gradire un brindisi, e caricarsi sulle spalle l’ulteriore peso di una bottiglia di vino non garba molto a nessuno.



 

Dopo aver attraversato un ultimo quartiere residenziale totalmente deserto vista l’ora, il cammino si immerge in un bosco di piccole querce e tra campi di grano; ancora fango, ma le nuvole si sfrangiano e compare qualche raggio di sole.

Verso le dieci raggiungiamo una località dal nome altisonante: Villamayor de Monjardin splendido paesetto di quattro case con la solita chiesa fuori misura che ci mette a disposizione una panchina con vista, ideale per una piccola colazione e per far fiatare i poveri piedi.

 

 

Fuente de los moros

 Il sentiero riprende costeggiato da salici e cespugli di caprifoglio, anche di un rosso acceso, che al calore del sole liberano tutti i loro aromi. Il sole e il panorama aiutano a superare la fatica. Come succede spesso  la meta compare dopo una curva, le prime case, un albergue privato e  dei portali a steccato preparati a chiudere le vie laterali, forse anche qui una corsa di tori come a Pamplona. L’albergue non è male ma l’ospitalera volontaria sembra aver esaurito la sua carica di vitalità e si comporta in modo un po’ scostante. Fatto il solito bucato utilizziamo uno strumento desueto… un mangano (se non sapete cos’è documentatevi) messo a disposizione di tutti per strizzare la biancheria e che risultò utile perché di li a poco ricominciò a piovere e dovemmo ritirare tutto in fretta e furia e sperare in un po’ di sole per domani che possa asciugare il bucato appeso allo zaino.

Il ginocchio è sempre fastidioso ma non tragico, provo a comperare una ginocchiera…la farmacia è una parata di pomate cerotti linimenti, il cammino ha le sue esigenze.

offerto da skipper246 | 23:37 | commenti (2)


lunedì, agosto 18, 2008
 

Settimo giorno  Puente la Reina – Estella 19 Km

 

 

Lasciamo l’albergue che è ancora quasi buio, sotto una leggera pioggia che vanifica il nostro desiderio di emulare gli antichi pellegrini: attraversare il famoso ponte a piedi nudi. La prima mezz’ora di cammino è avvolta da un pesante silenzio, io alle prese col mio ginocchio e Giannina col suo tendine, vista l’esperienza di ieri so che dopo i primi chilometri il dolore si attenua fino ad un semplice fastidio, solitamente a rinfrancare l’umore è l’incontro col primo bar aperto e una buona colazione, ma oggi non se ne vedono  e il cammino propone una buone serie di salite dotate di fondo fangoso, consistente e appiccicoso. Approfittiamo del riparo che offre la tettoia di un lavatoio nella piazza di Mañeru per sbocconcellare qualche cosa, ritroviamo un pellegrino spagnolo che ha dormito con noi a Puente la Reina, bagnato si, ma senza uno schizzo di fango. Alla nostra sorpresa risponde con un largo sorriso: “Io ho fatto la “Carretera”!”, una strada provinciale parallela al cammino, praticamente priva di traffico da quando è stata aperta una superstrada poco più a nord. Ci lasciamo tentare e assieme ad una ragazza inglese tradiamo il cammino per 3 chilometri, fino a Chirauqui. Ma poi ci rituffiamo nel fango per non perdere un ponte e un tratto di strada romana, lo spagnolo, alla sua terza esperienza sul cammino, ha già visto tutto e continua di buon passo, sotto l’ombrello, lungo l’asfalto. Contraddizioni dei tempi, superato il ponte romano di qualche centinaio di metri una rampa conduce ad una moderna passerella  che supera la carretera e le due corsie della nuova superstrada, per poi riallacciarsi alla strada romana. Sulle pietre calcate dai legionari romani ci supera quasi correndo un pellegrino in braghe corte calzato con sandali francescani, come il fango non esistesse… miracoli del cammino.

Le ore passano e le gambe si appesantiscono, a Villatuerta ci conforta una massiccia chiesa e la statua di un santo sconosciuto: San Veremundo, Ormai siamo vicini, ce lo dice anche il naso, l’avvicinamento non avviene dalla parte migliore della città e qualche industria chimica ammorba l’aria parecchi chilometri prima di essere visibile, ma infine Estella ci mostra anche la parte migliore, le ormai abituali cattedrali, palazzi in pietra dai caldi colori arricchiti da elaborati stemmi nobiliari. Anche l’albergue è all’altezza della situazione: mette a disposizione dei pellegrini gran quantità di carta di giornale per asciugare le zuppe scarpe di tutti gli stanchi camminanti. Ritroviamo Helmut che non vedevamo da Roncisvalle e che non ritroveremo più, visto il suo passo; conosciamo altri italiani Gianfranco e Adriano che invece intesseranno, assieme a tanti altri le trame di questa nostra esperienza.

offerto da skipper246 | 23:09 | commenti


giovedì, agosto 14, 2008
 

Sesto giorno Pamplona – Puente la Reina   23 Km

 

Mi sveglio nel mezzo della notte, nella grande navata trasformata in dormitorio i soliti rumori, respiri pesanti e qualche russatore, tutto normale, per un attimo mi chiedo cosa mi ha svegliato e mi giro nel sacco a pelo… una fitta al ginocchio sinistro mi fa sobbalzare, non è possibile dopo solo tre giorni e tanto allenamento! Vedo crollare tutto, con Giannina c’è l’accordo che in caso di problemi sia solo uno a fermarsi, pensando al volo di ritorno prenotato a tante difficoltà da risolvere mi riaddormento. Mi svegliano i primi rumori di chi si mette in movimento, scendo zoppicando dalla branda e comincio i rituali mattutini, vado a cercare Giannina all’uscita dei servizi, dove c’è un po’ di luce per parlarle del mio problema e per trovare una soluzione. Non si dimostra molto “comprensiva” mi dice che lei è da quando siamo partiti che soffre di un dolore al tendine d’achille e non si è mai lamentata e io al primo doloretto faccio una tragedia… sono sul punto di affermare chi il mio è un vero dolore mentre il suo forse non lo è ma mi mordo in tempo al lingua. Confortato da un aulin e da una fasciatura elastica, metto lo zaino in spalla e mi incammino cercando di non evidenziare l’andatura zoppicante.

L’uscita da Pamplona è spettacolare, grandi prati verdi dell’università di Navarra ma soprattutto il sorriso e i saluti calorosi delle tante persone che incrociamo.

Il sole mette in evidenza il verde intenso dei campi di grano, ma non riesce ancora ad asciugare il sentiero che in molti tratti è ancora fangoso e faticoso. Ricostruisco adesso con l’aiuto di Google Earth i nomi dei paesini a cui corrispondono le varie fotografie, operazione forse inutile per catalogare immagini che sono invece legate solo a emozioni e sensazioni e non hanno bisogno di essere spillate con un’etichetta come gli insetti in una collezione.


Oggi incontriamo uno dei tanti luoghi tipici del cammino: l’Alto del Perdon caratterizzato da una lunga fila di bianchi generatori eolici e da un monumento al pellegrino probabilmente il più originale e conosciuto di tutto il cammino. Incrociamo qualche ciclista che rinuncia a lottare col fango e torna sui propri passi per prendere la “carretera” sicuramente più agevole. Più avanti ne incontriamo altre due, austriache più sprovvedute e con biciclette decisamente non adatte al terreno, il fango si accumula sui freni, sui parafanghi e sulle forcelle bloccando completamente le ruote e rendendo faticoso anche lo spingere a mano le bici. Ma siamo sul cammino le mani amichevoli non mancano e anche le irriconoscibili biciclette raggiungono il passo.  Abbiamo alle spalle i primi cento chilometri e la combinazione delle luci, dei colori, del luogo, il sibilo cupo delle pale, la suggestione del monumento danno una forte emozione, siamo dentro al cammino, e l’abbraccio con Giannina è forte e sentito.

 
Donde se cruza

El camino del viento

Con el de las estrellas.

 

E’ scritto sul monumento realizzato a compensazione dalla società  che ha costruito i generatori eolici.

Registrate le emozioni una ripida discesa sassosa ci porta verso altre chiese e paesini campi e paesaggi, l’incontro con il primo nido di cicogna su una ciminiera e,






a chiudere la giornata, l’eleganza di un ponte in pietra




e… il gusto di una buona birra accompagnata da sostanziosi “tapas"
offerto da skipper246 | 23:57 | commenti (2)