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martedì, luglio 22, 2008
Quarto giorno. Roncisvalle - Zubiri 20 Km
Incommensurabile

All’uscita di Roncisvalle un grande cartello stradale: SANTIAGO DE COMPOSTELA 790.
Vedendolo credo di aver capito il significato della parola incommensurabile; se si pensa ad un percorso in aereo sono pressappoco un’ora e mezza di volo, in treno 12 ore, in macchina 8 o 10 ore… ma a piedi? Non è un infinito, è un numero ben preciso e matematicamente facile da gestire ma se messo in relazione al camminare assume una dimensione altra. L’unica soluzione trovata per rimuovere la difficoltà è stato cancellare la meta, ogni ora i giusti passi, ogni mattino una catena di monti all’orizzonte, lontana alle spalle ogni sera, vivere l’istante.
I termosifoni provvidenzialmente caldi durante la notte hanno permesso di asciugare quanto infradiciato dalla pioggia e alle sei del mattino siamo in cammino, aria frizzante, sole sotto l’orizzonte. Il cammino lascia quasi subito l’asfalto e attraversati alcuni boschi conduce a zone di prato con piccole mandrie al pascolo, l’acqua sembra ancora elemento essenziale del paesaggio, qualche guado aiutato da ponticelli in legno e per i rii più piccoli monoliti in pietra poggiati al di sopra del rivolo d’acqua con i gradini scalpellati direttamente nella roccia.
Colazione quasi casalinga in un albergue di un lindo pesino che traversiamo dopo circa un’ora di cammino, Caffé, latte, pane tostato, marmellata casalinga e un pacchetto di biscotti che saranno molto graditi da un cagnetto qualche chilometro più avanti. Stiamo scendendo i Pirenei ma questo non vuol dire che non si debbano ancora affrontare tratti in salita anche impegnativi e accompagnati dal fango. Primo incontro con una piccola croce e una targa nel mezzo di un bosco, in memoria di un pellegrino caduto lungo il cammino… un giapponese in questo caso, ne troveremo altre.
Burguete
I minuscoli aggregati di case che attraversiamo non hanno neppure un bar e a mezzogiorno facciamo sosta su un muretto con bel panorama mangiando frutta comprata in un vicino negozio e socializzando col cagnetto di cui sopra. Il ponte di Zubiri
Ancora un paio d’ore di cammino e arriviamo a Zubiri, non dovrebbe essere la tappa finale della giornata secondo la nostra guida, ma ci sembra possa bastare e il bel ponte medioevale ci invita ad entrare nel piccolo villaggio col miraggio di conquistare finalmente due meritate birre. Trovato posto in un piccolo albergue dove conosceremo una coppia colombiana… lui epico russatore! Avremo occasione di sperimentarlo altre volte e anche di salutarlo con affetto a Santiago. Due passi lungo il fiume Arga per godere qualche scorcio suggestivo, menu del pellegrino e a letto.
Attesa
Il fiume Arga

martedì, luglio 15, 2008
Saint Jean pied de Port – Roncisvalle 27 Km

La notte trascorre veloce, comincia a diventare abitudine il pensiero di un solo WC per 20 o 30 persone che si svegliano quasi contemporaneamente ma che miracolosamente non creano intoppi o discussioni. L’alba oltre a portare un cielo grigio e una pioggia sottile porta anche un dilemma: da S. Jean a Roncisvalle esistono due percorsi, uno più impegnativo che si arrampica tra i monti, offre ampi panorami lontano dall’asfalto e dal traffico, l’altro consigliato per l’inverno in presenza di neve, nelle giornate di nebbia fitta o di pioggia scrosciante, nonché per i ciclisti prossimo alla strada e con meno dislivelli. La sera si era deciso per l’itinerario più duro ma durante la notte Giannina ci ha ripensato, preoccupata che una prima tappa troppo impegnativa possa compromettere anche il resto del cammino.
Le nuvole che cancellano le cime più alte e la pioggerella insistente mi fanno accettare di buon grado la scelta minimalista che si rivelerà comunque ricca e impegnativa.
Alternando strada asfaltata a lunghi tratti di sterrato il cammino si snoda tra pascoli e piccole cascine e gioca con la strada di fondo valle passando diverse volte dal lato destro a quello sinistro, cosa che comporta ripide discese e altrettanto ripide salite…Superato l’invisibile confine franco spagnolo dopo un paio d’ore troviamo un bar e supermercato aperti, perfettamente in tempo per la prima colazione e per ripararci dalla pioggia che ricomincia a farsi viva. Intanto che Giannina fa provvista di un po’ di frutta ordino cappuccino e brioche, per scoprire che le brioche si chiamano croissant come in Francia e che il cappuccino (cafè con lece) è sormontato da una specie di torre di Pisa di panna montata alta 5 centimetri e in attesa di Giannina dovrò continuamente raddrizzarla col cucchiaino perché non crolli miseramente nel piattino. La giornata è ancora lunga, si susseguono cimiteri, piccoli aggregati di case, asfalto, pioggia, un torrente in mezzo alla foresta, ancora una salita e poi un villaggio più grande: Valcarlos. Il cammino si inoltra definitivamente fra boschi e arbusti, mancano riferimenti e risulta difficile capire quanto manca per l’Alto de Ibaneta. Il dialogo con Giannina si è ridotto all’essenziale, la mia giacca impermeabile è fradicia, a Pamplona dovrò cercarne una più efficace. Sono passate quasi dieci ore dalla partenza quando nella foschia compare la piccola cappella e il cippo che ricorda il sacrificio di Rolando. Finalmente sappiamo che da Roncisvalle ci separa solo una ripida discesa; compiamo il primo rito dei pellegrini: fare una piccola croce con due legnetti legati con un filo d’erba da lasciare sul prato vicino alla cappella della Madonna di Santiago come richiesta di protezione, aggiungiamo un fiorellino (non si sa mai). Il sentiero è un piccolo ruscello ormai percorso da strane figure, i due percorsi si sono unificati e i pellegrini sono numerosi, come numerosi e variopinti sono i sistemi per cercare di difendersi dalla pioggia. Come accadrà spesso la meta appare all’ultimo momento e si arriva dall’alto, per prima cosa si notano i tetti di ardesia lucidi di pioggia.
L’accoglienza alla Collegiata è calorosa non solo in senso metaforico, una stufetta elettrica sul banco della registrazione aiuta ad asciugare documenti e credenziali zuppe di pioggia e il sorriso solare della giovane hospitalera aiuta a dimenticare il peso della giornata.
Roncisvalle: alla Cattedrale e alla Collegiata nate nel XIII secolo si sono aggiunti solo un paio di bar ristorante.
Messa delle 20 Benedizione dei pellegrini, organo, luci colori emozioni… flash continui… applausi all’organista alla fine della cerimonia, qualcosa stride ma l’incanto regge.
domenica, luglio 06, 2008
Secondo giorno. Bilbao – Saint Jean pied de Port
Quindi zaino in spalla e via: dall’aeroporto alla stazione autobus a Bilbao. Di passaggio l’occhio cade sul Guggenheim Museum a metà tra una favola e un incubo ma non c’è tempo da dedicargli, troppo concentrati a risolvere i problemi logistici che ci assillano, rapidamente risolto il primo, l’acquisto di biglietti per il primo bus che l’indomani ci porterà a Hendaye cittadina francese appena oltre il confine da cui parte la linea ferroviaria che ci depositerà all’inizio del nuovo universo. Seconda urgenza: la scelta del posto dove dormire, altrettanto rapida la soluzione il più vicino possibile alla stazione dei bus e il più economico possibile. Terza urgenza: un bar per bere una birra e mangiare qualche cosa ma scopriamo che in Spagna le cinque del pomeriggio del sabato sono orario di chiusura per la quasi totalità degli esercizi pubblici, solo dopo diversi tentativi riusciamo a soddisfare le nostre necessità.
L’indomani comincia la lunga sequenza di sveglie all’alba e ci infiliamo in una specie di imbuto in cui di passaggio in passaggio la percentuale degli zaini è in continuo aumento. Nell’incerta luce del mattino sulle panchine del piazzale di partenza ne vediamo 4 o 5 e ne valutiamo la consistenza e il tipo per capire se anche loro si imbarcano nell’impresa. Circa due ore di viaggio in una Spagna molto verde, con sfilacci di nubi ancora trattenuti da qualche cima e la curiosità dei cartelli stradali bilingue, come da noi imbrattati di spray per cancellare la lingua nazionale (lega docet).
In attesa del treno per Bayonne birra e panino e primi contatti con gli altri zaini, la voglia di condividere l’ansia e la preoccupazione alla vigilia dell’impresa… e anche l’incontro con gli sconfitti dalle vesciche o dalle tendiniti che aspettano il nostro stesso treno ma per fermarsi a Biarritz e di li proseguire in aereo verso casa. Qualche brividino e una indiscreta valutazione dei personaggi e dell’attrezzatura… scarpe non adatte? zaino troppo pesante? forse mancanza di preparazione?… ma il treno arriva e carica tutti nostri dubbi, non resta che continuare.
Ultimo cambio, un trenino quasi da Far West praticamente dedicato al popolo degli zaini, arranca in salita, vien voglia di cogliere fiori dal finestrino aperto…annuncio dell’ultima fermata, il mondo non prosegue oltre Saint Jean Pied de Port.. Helmut io Giannnina
Tutto vive e ruota in funzione del pellegrino, negozi, alberghi, ristoranti, volontari, ma non c’è il desiderio di sfruttare, di mungere ma quella di aiutare e collaborare, la massa di pellegrini ancora non sa come muoversi, ha bisogno di questo supporto per lanciarsi nell’impresa con la giusta carica. L’impressione che si rinnoverà spesso durante il percorso è che secoli e secoli di convivenza con questo straordinario fenomeno abbiano creato qualcosa più di una tradizione, una vera forma mentale di dedizione alla figura del pellegrino. In fila per il timbro della Credenziale
Con Giannina (la mia amica) abbiamo un poco legato con un tedesco dal nome impronunciabile, che abbiamo ribattezzato Helmut e con lui seguiamo la trafila obbligata del pellegrino: registrazione della Credenziale, “documento” fondamentale che permette l’accesso alla catena di albergue pubblici e privati che offrono ai pellegrini ospitalità per una notte a prezzi variabili da 3 a 7 euro…ricerca appunto dell’albergue, giro turistico e cena ma a letto presto perché da domani è un altro mondo.
mercoledì, luglio 02, 2008
Dicono che il Cammino comincia quando si comincia a pensarci, a dire il vero io non ci avevo mai pensato seriamente, Avevo letto il libro di Paolo Coelho, ne avevo parlato con un amico che coltiva da tempo il desiderio di farlo e aveva anche cominciato a camminare per varie decine di chilometri, tanto per vedere che effetto fa. Poi circa in anno e mezzo fa un’amica vede una serie di fotografie che una sua amica ha riportato dall’esperienza del Cammino… è normale che le salgano alle labbra le scontate parole: ”Che bello! Come mi piacerebbe farlo!” Altrettanto scontata la risposta dell’amica: “Allora fallo”. Solo che la mia amica è sposata, con due figlie diciottenni e un lavoro… Due notti le sono sufficienti per spianare tutte le difficoltà interne e dichiarare alla famiglia la decisione maturata e, come a volte succede, le reazioni non sono affatto negative o violente. E qui entro in ballo io perché l’amica non se la sente di affrontare da sola l’impresa e l’unica persona con cui pensa di poterla condividere sono io. Non ho bisogno di molte notti per decidere di accettare, il primo passo è quello di procurarsi un paio di scarpe adatte e di iniziare le camminate, ma dopo qualche mese una ragionata analisi della mia situazione economica e dagli impegni di lavoro mi convince a rimandare di un anno l’avventura. Il tempo passa in fretta, l’amica prende tutte le ferie possibili per coprire le 6 settimane necessarie, io avviso tutti i miei clienti che sparirò dal loro orizzonte per qualche tempo, si completa l’attrezzatura e l’equipaggiamento nei particolari, si fissano i voli, compreso quello di ritorno con un eccesso di ottimismo e si intensificano le camminate con gli zaini appesantiti dalle cose più improbabili: ramponi da ghiaccio, corda da arrampicata, incerata da barca, tanto da arrivare ai fatidici 10 o 12 chili che sono la soglia al di sotto della quale è difficile scendere.
Il viaggio comincia nel più normale dei modi: aeroporto di Venezia volo fino a Madrid e poi Madrid Bilbao, unica nota curiosa due zaini voluminosi in mezzo a tanti trolley o valige griffate sul nastro della consegna bagagli. Ce li mettiamo in spalla, saranno nostri inseparabili compagni per tanti giorni e tanti chilometri, un segno di riconoscimento più della conchiglia o del bastone.
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