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venerdì, maggio 16, 2008
Domattina incomincia il viaggio di avvicinamento e lunedì si dovrebbe cominciare a camminare, ci risentiamo con qualche chilometro in più sotto i piedi. Un abbraccio a tutti.
lunedì, maggio 12, 2008
Summum ius summa iniuria
Domenica 11 maggio ci si ritrova tutti, come ormai da 8 anni sotto l’albero simbolo di un piccolo comune: Il “ boboler” (bagolaro) di Staranzano per dare vita alla tradizionale pedalata a scopo benefico per la raccolta fondi in favore dell’associazione Spiraglio. Alla fine del percorso di una dozzina di chilometri l’”Associazione Casoni di Quarantia – Amici della Natura” accoglie i partecipanti offrendo musica, un pasto a base di maccheroni, sardoni (acciughe) alla griglia, salsicce, costine di maiale… il tutto ad offerta libera, se vi pare poco!
Bello, direte voi, ma sono avvenimenti che succedono, fortunatamente, abbastanza spesso in giro per l’Italia, per questo diventa necessario precisare cosa rappresentano i casoni e i casoneri nella tradizione locale e nell’ambiente della foce dell’Isonzo. I casoni sono delle costruzioni per la maggior parte improvvisate e vagamente fatiscenti sorte su terreni demaniali lungo le rive dei vari rami delle foci dell’Isonzo in origine con lo scopo di ospitare gli attrezzi di pescatori a mezza strada tra professionisti e dilettanti e fornire ormeggio alle loro barche. Con l’evoluzione dell’economia locale l’aspetto e l’utilizzo dei casoni è venuto mutando, sempre meno fatiscenti, in qualche raro caso delle vere seconde case e le battane dei pescatori sostituite da battellini in vetroresina. Una cosa non è però cambiata: la capacità di socializzare e l’orgoglio per il proprio casone. Percorrere questi sterrati per mette sguardi su fioriture, piccoli capolavori di artigianato, qualche esplosione di kitsch quasi tenero e comunque un esempio di difficile equilibrio conservato tra una natura quasi spontanea e l’attività umana. Le cose sono andate avanti tranquillamente per anni tra una battuta di pesca, una bevuta degna di Pantagruel, e tanta dedizione per la manutenzione e l’arricchimento delle costruzioni. Fino a quando i comuni hanno cominciato a riorganizzare il loro territorio, a definirne l’utilizzo, e a questo punto sui casoni è caduto il marchio dell’infamia: Abuso Edilizio e dopo qualche anno di controversie giudiziarie l’ordine di demolizione, fortunatamente non ancora esecutivo. E’ indubbio che da un punto di vista puramente legale è difficile eccepire all’illegalità delle costruzioni, l’occupazione abusiva di suolo demaniale, ma è altrettanto vero che questi contesti hanno una forte validità sociale, sono una struttura che regge il tessuto della comunità.
I responsabili dell’associazione stanno facendo il possibile per far arrivare a livello politico questi concetti, per far capire quanto di più può valere per un anziano impegnarsi nella conservazione di una tradizione che è parte della sua vita, nella gestione del territorio, nella realizzazione di eventi fondamentali per mantenere la coscienza della comunità, piuttosto che la costruzione di un nuovo centro per anziani, sterile e sterilizzato, completo di palestra, sala giochi e TV.
Sarà una lunga lotta e la vittoria non scontata, ma sperare è ancora possibile.
venerdì, maggio 02, 2008
Il vero viaggiare
Sto scoprendo quanto ci sia da scoprire anche a pochi chilometri da casa, basta usare il più semplice dei mezzi di trasporto: i propri piedi.
Mi è sempre piaciuto camminare ma andavo a cercare percorsi un po’ avventurosi in mezzo ai monti certo ricchi di colpi d’occhio affascinanti e mozzafiato.
Da qualche tempo ho cominciato a camminare a lungo (diverse ore) anche partendo da casa o comunque nel raggio di pochi chilometri. Ed è proprio la lentezza che permette di dilatare il mondo che sfila sotto gli occhi arricchendosi di infiniti particolari. E qualche volta si può avere anche la fortuna di incrociare un capriolo distratto o delle oche selvatiche che hanno deciso di metter su casa in un’area protetta alle foci dell’Isonzo.

Tra l’altro la regione sta valorizzando parecchio vecchi percorsi che solcano il Carso triestino monfalconese e Goriziano ripulendo vecchie carrarecce della Grande Guerra, o creando nuove strade forestali con funzione antincendio.

Domenica scorsa ho fatto un percorso di una decina di chilometri (10 andata e 10 ritorno) nell’entroterra triestino su un itinerario che in parte sfrutta una vecchia strada napoleonica, che ospita al suo inizio una famosa palestra di arrampicata, e poi è utilizzata dai triestini come passeggiata panoramica in mezzo al verde o per correre con più o meno impegno lontano dal traffico.

Il percorso si allontana poi dalle zone più frequentate e si immerge in un bosco abbastanza fitto, salvo ogni tanto toccare il crinale e offrire aperti panorami sul mare e su Trieste.
Gli incontri si fanno più rari anche con qualche personaggio che sembra uscito da un romanzo di fantasy… ma che non lesina un caldo sorriso di saluto. Salite e discese si susseguono ed incominciano ad appesantire le gambe, ripercorrere il medesimo cammino al ritorno non aiuta psicologicamente, ma l’immagine di una birra è stimolo sufficiente per continuare a mettere un piede dietro l’altro.

Dimenticavo, perché ho cominciato a camminare tanto anche attorno a casa? Semplice tra due settimane circa parto per Saint Jan Pied de Port, prima tappa del cammino di Santiago.
Un altro modo di alzare le vele.
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