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venerdì, gennaio 20, 2006
Uno strano Mercato.

Pensate a un iper magazzino costituito da una miriade di piccoli laboratori artigiani dove, terminato il lavoro, si recano tante persone. C'è chi fa un paio di scarpe, chi ripara una radio, chi pialla una sedia; e poi espone il risultato del proprip lavoro. La gente passa, osserva e, se interessata porta a casa. Per di più, se l'oggetto preso non funziona a dovere, si può tornare, ottenere spiegazioni, riparazioni, modifiche.
Un'utopia, direte voi, invece è un enorme mercato che utilizzate anche voi molto spesso, anche in questo momento. Vero è che non sono beni materiali ma in fondo sul web quante cose sono gratuitamente disponibili e rendono più facile l'uso del computer. Potrebbe essere l'indice di un importante mutamento del concetto che l'unico valore, il feticcio è l'utile. Guardare più lontano e imparare a porre in bilancio altri valori ora trascurati ma che alla lunga temo si riveleranno essenziali per consentire la soppravvivenza di una società umana accettabile.
venerdì, gennaio 13, 2006
Bilanci
Finito un anno, tra le tante cose da fare anche il riepilogo dei servizi prestati dal gruppo di volontariato. A me tocca la gestione del computer, e quindi anche il trascrivere dagli appunti del responasabile dei trasporti alla memoria informatica nome degli autisti, automezzo utilizzato, destinazione, numero e nome degli assistiti. Lavoro decisamente monotono soprattutto quando si accumulano ritardi, resta però il modo migliore per toccarre con mano l'entità del lavoro che un piccolo gruppo riesce a svolgere in favore della comunità locale. Intanto vi do i numeri complessivi, poi vi spiego. Viaggi effettuati (complessivi) 436 Assistiti trasportati 1357 Viaggi a Trieste 288 Viaggi ad Aviano 5 Viaggi a Monfalcone 103 Viaggi a Udine 29 Viaggi a Gorizia 6 Viaggi a Pordenone 2 Ed è stilando questi elenchi che si capisce quanto sia grande, nella sua semplice quotidianità, l'impegno di questi autisti volontari che a turno alle sette di mattina raccolgono quattro, cinque, sei persone che si devono recare a Trieste per radioterapie per poi riportarle a casa terminate le sedute. L'associazione che ottiene questi risultati si chiama Spiraglio e proprio quest'anno compie dieci anni di attività. L'associazione gestisce anche gruppi di incontro (auto-mutuo-aiuto); altri si recano in Day Hospital per "far compagnia" ai pazienti. Perché tutto questo? Forse per respirare, pur nella sofferenza, un aria un poco più fresca. Saluti.
domenica, gennaio 08, 2006
Fronte freddo proveniente dalla Russia...
Non è detto che i ricordi di barca siano legati sempre al mare, alle tempeste, alle lunghe navigazioni, qualche volta un brivido (in tutti i sensi) lo può dare un bollettino meteo. Appunto: "fronte freddo proveniente dalla Russia..." La barca era solidamente ormeggiata nella darsena di Ferrara, al riparo da colpi di mare o assalti di bora ma adesso si presentava esposta ad un assalto subdolo ma forse più pericoloso, il gelo. Io ero a Monfalcone a godermi un po' dei riposo invernale al calduccio ma appena letta la previsione e fatto rapidamente mente locale sulla situazione della barca, impacchettai quattro maglioni e qualche mutandone di lana e saltai sul primo treno.
Rapido elenco delle cose che mi preoccupavano:
Per risparmiare, e considerando che normalmente una barca è immersa in acqua di mare che anche d'inverno non scende sotto i 10 12 gradi, non avevo messo antigelo, ma la bassa padana non è il mare.
I motori delle barche sono raffreddati con acqua di mare, che non gela, ma l'acqua dolce si... Infine il rischio più grande, uno scatolotto di plastica che filtra l'acqua che aspirata dal mare va a raffreddare il motore. Se il gelo lo spacca, al salire della temperatura diventa una abbondante via d'accesso per l'acqua e nel volgere di qualche ora la barca cola a picco.
La stazione di Mestre sembrava Siberia, i treni in transito sollevavano mulinelli di neve e il mantice dell'ultima carrozza ostentava candelotti di ghiaccio e incrostazioni di nevischio.
Finalmente, a buio, la Darsena, l'insolito scricchiolio della neve e il cuore che si stringe nel vedere le barche immobilizzate nel ghiaccio. Difficile raccontare l'impressione provata entrando sotto la tuga: invece di un ambiente accogliente vedere le pareti e gli oblò brillare di innumerevoli cristalli di ghiaccio. Tappa successiva la sala macchine, apro il tappo del radiatore e infilo un dito dentro... ghiaccio; il ghiaccio ha anche, come previsto, rotto il filtro dell'acqua, ma un danno lieve e ho il ricambio. Anche il coperchio dello scambiatore dell'olio è stato sparato fuori dal gelo, ma non è rotto, sono solo spanate le viti e basterà rifilettarle con una misura più grande. Omai la mezzanotte è passata ma non riuscirei a dormire sia per il freddo che per l'ansia di sapere se il motore ha subito danni. Così piazzo una stufetta elettrica vicino al motore, che sposto continuamente per scaldare uniformemente la massa metallica e comincio a fare le riparazioni necessarie.
A sole ormai alto e raggiunta una temperatura accettabile giro la chiave del motore, sembra tutto a posto ma per tirare un sospiro di sollievo devo aspettare ancora un'oretta. Durante la giornata la temperatura sale ancora e la coreografia del pack in darsena sparisce, sono stato fortunato. Un poco meno il proprietario della barca che il giorno dopo segnalava la sua presenza solo con i parabordi galleggianti e qualche sovrastruttura affiorante. Un po' di lavoro per l'autogru dei pompieri e tanto per l'armatore, che imparava troppo tardi i rischi del gelo improvviso e le conseguenze del disgelo.
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