Quarantasette chilometri, un'ora e cinquantadue minuti di pedalata tirata, con la fatica che grida nelle gambe, la bocca aperta a cercare più aria e ancora spingere per essere sempre vicini al limite. Non per vincere qualcosa o qualcuno ma perché in questa ricerca della fatica si nasconde l'esplosione della gioia di vivere, di sentire il corpo che lavora che fa qualcosa per cui è nato e che si stà perdendo. Perché questa è una preghiera ad un indefinito che permea tutta la natura e che non si isola in qualche edificio dedicato, costretto da riti codificati. Una compensazione all'eccesso di mentale che riempie il quotidiano....follia?