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mercoledì, novembre 24, 2004
 

Gli Stati Uniti ritengono che le elezioni in Ucraina non si siano svolte in modo corretto...come pensano che possano esserlo quelle che si svolgeranno in Iraq?

dal sito della CNN intervista al Ministro ad interim della difesa.

Meanwhile, Iraq's interim defense minister was quoted by an Arabic-language newspaper Tuesday as saying he cannot guarantee the safety of voters or candidates in the country's elections scheduled for January 30.

"You ask me as defense minister, will I be able to provide safety for candidates and voters? I say no, I have no plan until now," Hazem Sha'alan was quoted as telling London, England-based Asharq Al-Awsat.

"The Iraqi citizen doesn't know what elections are and doesn't know who the candidates are or who the voter is."


offerto da skipper246 | 20:55 | commenti (8)


lunedì, novembre 22, 2004
 

maquilerasMAQUILAS E MAQUILERAS

IL PERICOLO ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe)

È lunedì. Fin dall'alba decine di donne si accalcano presso la rete di cinta dell'impresa Elamex a Ciudad Juarez, Messico.
L'infermiera le controlla una ad una: "Vediamo, tirati giù i pantaloni... Guarda queste vene varicose!...Mi spiace, non c'è lavoro per te".
Le donne camminano in direzione dei bagni. L'esame delle urine deve dar risultato negativo,
Il caporeparto grida: "Qui non c'è posto per le gravide. E non potete restare incinte mentre lavorate per l'impresa. È chiaro?".
Elamex è una delle 320 maquilas che operano in questa città di frontiera.
I padroni sono statunitensi, giapponesi, coreani, tedeschi, canadesi.
Il caporeparto mette le cose in chiaro: "primo ed ultimo avviso. Niente riunioni né sindacati. Al minimo sospetto, ve ne tornate da dove siete venute".
Elamex fabbrica sensori per il fumo. Mani giovanili e infantili, protette appena da ditali di gomma, lavorano con materiali radioattivi in un capannone chiuso e torrido. I pollici sono viola per la costante pressione sui componenti. È proibito parlare. Sono indicati tempi precisi per andare al bagno. Le pause durano dieci minuti, una alla mattina e un'altra al pomeriggio. I piedi gonfi, le schiene sembrano rompersi dal dolore. Il ritmo di produzione non può calare.
In Messico, più di un milione di operai, in immensa maggioranza donne, lavorano in 4000 maquilas situate nella frontiera e in tutto il paese. Maquilas tessili, plastiche, chimiche, di componenti elettroniche, alimentari, di giocattoli, di scarpe, di tutto.
Maquilas in Costa Rica, in El Salvador, Honduras, Guatemala, Panama, Repubblica Dominicana... in tutta l'America Latina.
Qualcuno potrebbe dire: "Perlomeno queste imprese aiutano lo sviluppo dei nostri paesi".
No, queste imprese aiutano solo se stesse. Pagano dieci volte di meno i salari che nei loro paesi.
E cosa ci comprano? Niente. Le maquilas non usano le materie prime del paese. Portano tutto da fuori, dal filo fino ai bottoni.
Le maquilas vogliono solo abbassare al massimo i loro costi di produzione contrattando mano d'opera a basso costo.
Qualcuno potrebbe dire: "Beh, almeno ci danno lavoro". Vogliamo lavoro, si, ma con dignità. Nelle maquilas non c'è legislazione del lavoro né ambientale né niente. È frequente il maltrattamento e la molestia sessuale. I licenziamenti sono ingiustificati. L'87 per cento delle maquileras sono donne. La maggior parte tra i 16 e i 30 anni. Gli imprenditori le preferiscono così, per poterle pagare molto meno degli uomini per svolgere le stesse mansioni.
Questo è il mondo dell'ALCA, che sta trasformando l'America Latina in una grande maquila.
Un paradiso fiscale dove le imprese straniere non pagano tasse e possono prelevare facilmente il denaro dai nostri paesi.
Questa è la vergogna dell'ALCA, che colloca i diritti del mercato al di sopra dei diritti umani.
[Red Centroameriana en Solidaridad con las Trabajadores de las Maquilas:
(tradotto dal Consolato Ribelle del Messico-Brescia)

 

 

offerto da skipper246 | 20:42 | commenti (8)


sabato, novembre 20, 2004
 

 

 

deserto fiore

dissetato

con acqua

di miraggio

 

 

 

 

 

 

 

offerto da skipper246 | 21:19 | commenti (8)


giovedì, novembre 18, 2004
 

 Da La Stampa on line     Discriminazioni ambientali 

  Fosse il caso di cominciare a preoccuparsi anche di questo

18 Novembre 2004
 
di Massimo Gramellini
 
Perché in questi giorni la classe dirigente si accapiglia su temi come l'omosessualità, che hanno saturato il pubblico fino alla nausea, e non dedica un'oncia della sua saggezza ai seicento abitanti di un'isola dell'Alaska costretti all'emigrazione dallo scioglimento dei ghiacci su cui poggiano le loro case? Fossero stati vittime di una discriminazione politica o sessuale, avrebbero acceso indignazioni planetarie. Poiché sono solo i primi rifugiati ambientali della storia umana, cavie di un destino che potrebbe riguardarci tutti, l'opinione dominante li derubrica a curiosità di colore.

Possiamo continuare a raccontarci la favola che i cittadini del mondo, per paura o fatalismo, non vogliono sentir parlare del problema e preferiscono distrarsi con dispute scolastiche (a livello psicologico, una discriminazione pro o contro i gay esisterà sempre, perché nessuno, neanche un gay, riesce ad accostarsi a un gay senza pensare che è gay). Ma sarebbe, appunto, una favola. Mai come oggi le persone hanno desiderato informarsi sullo stato dell'ambiente: lo dimostra l'affollamento dei siti Internet. Sono i potenti che, pur di non mettere in discussione le storture di un turbocapitalismo senza controllo che ormai fa orrore a qualunque vero liberale, preferiscono ignorare i segnali sempre più incalzanti che la natura regala agli uomini, etero e gay, nella speranza che capiscano che è scattato l'allarme rosso: il momento in cui non si può più pensare a nient'altro, se non a come correre ai ripari
 










offerto da skipper246 | 23:51 | commenti (7)