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Desprez - Missa l'Homme Arme

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E' impossibile raggiungere la parità tra gli esseri. Le differenze vanno rispettate. Il potere venga gestito da colui che è degno, altrimenti la lotta di classe sarà l'ovvia conseguenza. La vera armonia esiste quando il posto esteriore è supportato da una dignità interiore.
Quanto bisogno
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giovedì, luglio 22, 2004
 

Sveglia all'aba del comandante dopo una notte passata in coperta.

Erano passate due ore da quando, a mezzanotte, avevo cominciato la mia guardia. Trasferimento da Cannes a Porto Cervo. Al momento eravamo a una ventina di miglia da Capo Corso e il maestrale teso faceva esprimere ai quaranta metri del Vagrant una potenza affascinante e inquietante. In coperta eravamo solo in tre, guardia ridotta per la notte, a godere lo spettacolo sempre un po' spettrale delle vele appena percettibili nella notte senza luna e delle fosforescenze create dalle creste sempre più estese e alte. Tenevo d'occhio l'anemometro che sempre più spesso segnalava raffiche sopra i 30 nodi che portavano, sottovento, il capo di banda a sfiorare le onde. Quando dopo qualche decina di minuti il vento si stabilizzò su quel valore e l'onda cominciò a essere imponente anche per le nostre dimensioni, diedi la sveglia al comandante perchè decidesse se era il caso di chiamare tutti in coperta per ridurre le vele. Ormai il trincarino sottovento era permanentemente in acqua e lo spettacolo del ponte, largo sei metri, inerpicato verso il cielo mozzava il fiato. Tant'è vero che appena salito in coperta il comandate pur rendendosi conto che il limite era assai prossimo volle godere qualche minuto di più quel momento.....e fu un minuto di troppo perché un ulteriore rinforzo di vento combinato con un onda particolarmente alta e ripida fece piantare la prua profondamente nell'acqua e il sacco di una vela (Fisherman baloon 450mq! usato una sola volta) mal fissato in coperta finì a mare. Ho ancora negli occhi l'immagine del sacco arancione pesantemente galleggiante che sfila lungo il bordo illuminato dalla luce di poppa...Subito filata a mare una boetta luminosa per segnalare il punto e chiamato in coperta tutto l'equipaggio. Rinunciamo all'idea di tentare il recupero facendo la manovra a vela troppo vento e poi giocare a strambare con una goletta di quaranta metri con due coppie di volanti avrebbe richiesto un equipaggio dei primi del novecento con altra esperienza e ben più numeroso di noi. Segnato il tempo dell'incidente e l'indicazione del log (il contachilometri delle barche) conservando la rotta ammainiamo tutto e a motore ritorniamo sui nostri passi, ma l'operazione ha richiesto venti minuti abbondanti che ad una velocità media di 12 nodi vuol dire che il sacco è adesso 4 miglia dietro di noi(quasi 8 chilometri). Con poche speranze ritroviamo la zona del fattaccio e cominciamo ad incrociare cercando di valutare la deriva che il vento può aver causato. Le ore si srotolano lentamente e solo poco prima dell'alba (dopo più di quattro ore) ritroviamo la boetta luminosa, ma la vela starà flottando diverse centinaia di metri sotto la superfice. Ci guardiamo in faccia e il pensiero di tutti è che se invece del sacco fosse finito in acqua un marinaio avrebbe passato qualcosa più di un brutto quarto d'ora. Anche il comandante è daccordo...ma lui pensa anche al momento in cui dovrà comunicare all'armatore che per la distrazione di qualcuno e per il troppo amore per la vela... proprio una vela era andata persa.

offerto da skipper246 | 22:12 | commenti (26)


sabato, luglio 10, 2004
 
Ho preso la varicella, e allora cosa c'è da ridere, è una malattia con dignità pari alla gotta, all'artrosi, ai dolori reumatici, ci sono passati tutti, chi prima chi dopo....
offerto da skipper246 | 17:53 | commenti (25)


venerdì, luglio 09, 2004
 
Corti circuiti
La famiglia marocchina è uscita per far spesa. Entro nella cucina per bere un bicchier d'acqua. La densa penombra mi permette di percepire appena la sagoma degli oggetti, il lavello in un angolo.... improvviso il ricordo di una cucina altrettanto sprofondata nella penombra, solo qualche sottile lama di sole dagli infissi sconnessi. Nell'angolo più buio,  un secchio di ferro zincato chiuso da un coperchio di smalto blu, un mestolo di rame stagnato. L'angolo miracoloso che spegnava la mia sete infantile con il fresco dell'acqua di pozzo ruvida del sapore ferrugginoso. Un abisso di tempo fa.

offerto da skipper246 | 20:23 | commenti (2)


giovedì, luglio 08, 2004
 

Fine stagione, si da aria alle vele prima di disarmare

Attorno al 10 di luglio fino a due anni fa era fissata la partenza per la crociera estiva. L'immagine che mi torna alla mente ripensandoci è quella delle mie mani che colgono e ripongono le cime d'omeggio per il posto fisso e preparano in bell'ordine sul balcone di poppa quelle più lunghe, buone per tutti i porti. I vortici della scia segnano un distacco dal mondo "normale", tempi, ritmi, priorità cambiano profondamente. Non è certo la partenza verso l'avventura, dopo oltre quindici anni con lo stesso armatore sembrava più di essere un bus di linea piuttosto che una barca in crociera, ma la frattura c'era ed era netta. Il ristretto universo di bordo si mescola con gli spazi illimitati del mare. La convivenza forzata si sovrappone alla solitudine tutta interiore delle lunghe ore al timone. Il vivere emozioni e spettacoli naturali irripetibili è svilito dal non poterli condividere con chi sento vicino. In tanti mi hanno chiesto se mi manca la barca e il suo mondo, la risposta che mi viene spontanea è no, ritengo che il prezzo da pagare per vivere quel mondo sia alto, in termini di autonomia personale. Però mi manca il buio della notte, il cielo non ha più stelle sembra basso incollato appena sopra i tetti delle case, non è più una mano che ti attanaglia lo stomaco e ti mette di fronte ad una serie di domande,eternamente senza risposta, eternamente vive in noi. Mi manca il temporale o il colpo di vento notturno che ti costringe a passare la notte in dormiveglia con la pioggia che batte sul cappuccio dell'incerata, godendo del proprio calore animale, ammirando il gioco dei lampi all'interno delle nubi. Mi manca la visione in un mattino totalmente privo di vento, con un mare così piatto e trasparente da renderne invisibile la superficie, della barca che pare un pallone librato, trattenuto solo dalla catena dell'ancora. Più duro da ammettere, mi manca anche la sensazione di essere: "Capitano dopo Dio" depositario e responsabile, arbitro unico di tutto quello che succede a bordo....mi perdonate?

offerto da skipper246 | 21:25 | commenti (8)