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mercoledì, marzo 31, 2004
In avanti
troppo breve
l'occhio percepisce
il sentiero
indietro
già troppe scarpe
scorgo
di chi non cammina
più
con me
non resta altro
che godere
nel piede
ad ogni passo
il calore
donato dalla terra.
E con domani sono 61 primavere... tante, poche....dipende dalle giornate, ma tanto poche non sono.
lunedì, marzo 29, 2004
Alla fonda una notte d'estate in Turchia
Le tavole del ponte
rendono ancora
morbido calore
una musica
racconta all'orecchio
d'esotiche avventure
Neri profili d'alberi
segano correndo
il disco
della luna.
Assieme vibrano
le nostre anime.
Non sei purtroppo
la mia donna,
ascolto, solo,
il raschio
del liquore
nella gola
domenica, marzo 28, 2004
 Dovrebbe far pensare il motivo per cui il percorso formativo nelle dottrine buddiste inizia con una massiccia dose, non di teorie filosofiiche o morali, ma di umili e semplici incarichi. Il neofita si occupa per anni della cucina, della pulizia, della cura dei maestri, senza entrare direttamente nelle dispute teoriche. Una perdita di tempo? Credo sia un sistema semplice per assimilare una disciplina interna che struttura fortemente la differenza tra quello che deve essere fatto imprescindibilmente per far camminare la parte elementare della vita e le stranianti, affascinanti elucubrazioni filosofiche. Vedi caso suppongo che la fonte della forza morale che contraddistingue spesso la figura femminile rispetto a quella maschile, risieda proprio nell'abitudine al contatto con tutte le "piccole" incombenze che sembra di poter accantonare di fronte ad altre ben più nobili e più consone alla "qualità" della mente umana...ma che se trascurate possono portare ad un degrado inaccettabile.
sabato, marzo 27, 2004
"Si affrettò a buttar giù le briciole dalla tavola, la vecchia, e diede uno scopaccione alla gallina sulla sedia; ma io avevo già visto, e avevo visto anche la mastella bassa, di latta, piena di piatti e di posate unte, e la tovaglia macchiata sull'altra tavola, nella stanza vicina, ancora così, dalla sera prima o da chissà quanto tempo.
Tutto nella casa aveva una faccia spiegazzata, di sporco polveroso e appassito…"
Forse questa descrizione rubata a Colfavore, non si attagliava completamente alla mia situazione, però la direzione era quella. Chi non vive da solo, non si rende conto di quanto possa essere scivolosa la scelta tra quello che si deve fare e quello che si vuol fare. E la sirena del blog porta facilmente a far posporre gli impegni sgradevoli, tipo lavatura di piatti, stiratura, lavaggio dei pavimenti, tanto solo tu sei giudice di quanto sia sopportabile lo stato di degrado. Qualche volta anche il semplice apparecchiare la tavola con un solo piatto diventa la sottolineatura di una solitudine che non sempre si riesce ad accettare. Anche il pasto viene cancellato e diventa un semplice sgranocchiare non importa cosa intanto che Internet Explorer carica un nuovo sito. E quando l'ambiente che ti circonda è un po' troppo degradato, invece di porci rimedio, tagli i legami con gli amici e ti chiudi ancora di più. Poi scopri che una famiglia di bacherozzi ha piazzato un asilo nido in un angolo recondito della cucina, che la roba da stirare ha invaso tutti gli spazi liberi e defilati della casa, mentre sempre più spesso invece che cercare la biancheria nei cassetti, la prelevi direttamente dallo stendino, e che sono passati più di sei mesi dall'ultima volta che hai vissuto il piacere di avere amici a pranzo. Cosa ho fatto in questi giorni? Ho sfrattato i bacherozzi, ho comperato una piccola libreria per sistemare tutti i libri che soffocavano gli spazi liberi, ho stirato a marce forzate, ho rispolverato le migliori ricette e riaperto le porte di casa agli amici. L'esperienza blog è arrivata in una fase, già avviata, di chiusura, per motivi non ben definiti, legati in parte ad un calo fisico, ad un periodo di poco lavoro, con conseguente riduzione dei rapporti anche in quella direzione; e gli stimoli sono stati tanti ed importanti tanto da farmi ritornare in strada, ridarmi il piacere di lavare i piatti, per la soddisfazione di vedere il secchiaio sgombro, e guardandosi intorno in casa scoprire quanti sono i link che ti circondano e ti rimandano non ad un url, ma ad un ricordo, ad un pezzo di vita vissuto con emozione assieme o per qualcuno. Sarà anche il sole, ma la casa respira e sorride di nuovo.
mercoledì, marzo 24, 2004
  Ricchezza
Raro sperimentare
una così profonda
comunanza
di sentimenti
senza che
beceri
soprassalti
di possessivo egoismo
spezzino
la cristallina purezza
del sodalizio.
Rara
è la nostra
ricchezza
martedì, marzo 23, 2004
forzati del blog
Caro Beppe, cari Italians, il blog è una moda o una droga? Il blog è una droga. Confermo e la accendo. Scrivo sul mio da poco più di una settimana e già mi devo disintossicare. Il fatto che sia una droga consumata da molti non la rende meno pericolosa, anche perché, come il fumo, ha ripercussioni anche per chi ne fa uso passivamente: infatti quando esci con i tuoi amici non fai che parlare di quello che hai scritto durante la giornata quando agli stessi, ovviamente, potrebbe interessare di più la formazione del Sud Tirol recitata a memoria. Ma il blog diventa ancora più pericoloso se devi preparare un esame universitario, come nel mio caso. Alla poca voglia di studiare si aggiunge la sindrome da commento, una specie di patologia che affligge coloro che scrivono su Internet e guardano cento volte al giorno se qualcuno ha lasciato qualche commento sul loro blog. Dite la verita? Ne siete stati afflitti tutti. Almeno le prime due settimane di iperattivismo blogger. Ma la sindrome da commento non è la sola. Esiste anche il morbo del contatore: questo colpisce soprattutto coloro che, pur di veder aumentare gli accessi del proprio blog, continuano a cliccare sul refresh del loro browser. La gioia che provoca loro un numerino che cresce è pari a quella di zio Paperone quando nuota nel suo deposito. Infine il fenomeno che unisce i precedenti è quello del commento a grappolo. Si tratta di un bombardamento di copia e incolla a raffica in tutti i blog che ti passano sotto il mouse, con la speranza che quelli che leggono il tuo commento copiato e incollato vengano a visitare il tuo. Si tratta per lo più di richieste di aiuto per la risoluzione di indovinelli e così via. Una sorta di carota attaccata a un bastone: e noi, asini più che cavalli, la rincorriamo.
Pierluigi Giaccarello, pgcom@tiscali.it
dal Corriere della Sera on line del 23 03 04
Questo mi sembra sciocco stereotipo e anche denigratorio.
lunedì, marzo 22, 2004
Ridendo e scherzando sono trascorsi sei mesi dall'incontro col mondo dei blogger ed è già possibile stilare un bilancio. Sembrano ormai perse nel tempo le emozioni della scoperta e poi della scomparsa del nonsenseblog che aveva catalizzato attorno a se un interessante gruppo di personaggi. Trovati poi altri nuovi e più profondi legami attorno ai battelli, la ricerca di un impegno anche sociale, il ritrovarsi a Sermide e la palpabile sensazione di un affetto vero che corre dalle tastiere agli spiriti.....Tutto positivo, si e no, mi viene da dire alla luce di qualche esperienza che sto vivendo.
Punto marginale, ma non tanto, da sei mesi sul mio comodino giace una folla di libri, perché non ho perso l'abitudine di acquistare libri che mi incuriosiscono, ma si tratta poi di leggerli. Punto fondamentale, ho scoperto che una mia carissima amica sta attrversando un momento particolarmente difficile e sono riuscito a percepire le sue difficoltà solo quando erano già ad un livello elevato. Allora, la coperta è tradizionalmente corta, se si tira da una parte se ne scopre un'altra. Est modus in rebus dicevano gli antichi e penso che cercherò un diverso equilibrio tra reale e virtuale, riinserendo anche uno spazio lettura. Non vuole essere un preludio alla chiusura di questo spazio e neppure un taglio alle visite dei blog amici, solo quando ci incontreremo ci stringeremo più forte la mano. Lasciatemi anche le vostre considerazioni su questo aspetto del mondo blog-tempo disponibile.
sabato, marzo 20, 2004
Temporale notturno
Cieco il timone non sa dove dirigere come albero accetto la pioggia su di me vivo la pazienza della natura
venerdì, marzo 19, 2004
 da "El Disaster"
Mi vogliono mettere quattro badanti in casa, cinque infermiere e sette domestiche. Nessuno ha capito che avrei bisogno solo di un uomo che mi ami davvero.
Da "Superba è la notte"
La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo più come un
rigoglio fisso
fin dentro le pareti.
Alda Merini.
martedì, marzo 16, 2004
Al timone
Trasportato
dal respiro della tela
lieve traccia di coscienza
segna
la superficie
Lo spirito
segue lo sguardo che
fuori del tempo
registra immensa variabilità
d'orizzonte
lunedì, marzo 15, 2004
Monti
Sangue, rughe
di roccia
segnano come
mio il corpo
della terra che,
orgogliosamente
impudica,
svillaneggia
l’illusione umana
che il tempo
sia cosa
attinente ad altro
io
in fondo
sono immortale.
venerdì, marzo 12, 2004
Una istruttiva analogia
E' uno dei tanti giochi da computer, ormai anche datato, e molti lo conosceranno: Age Of Empire.
Il gioco comincia con tre omini immersi in un mondo quasi bucolico, abbondano le foreste, gli animali selvaggi (anche qualche aggressivo leone) i pesci nei fiumi, i frutti sugli alberi; tutto quello che può servire per costruire un villaggio che vive e si sviluppa serenamente ….solo che ad un certo punto sbucano degli altri omini in tutto simili ai nostri, solo di un altro colore, armati di una grossa clava, che cominciano a randellare i pacifici abitanti del villaggio e a distruggerne le capanne. Diviene quindi necessario costruire delle caserme per addestrare gli energumeni che difendano il villaggio, quindi bisogna produrre più cibo, tagliare più alberi, accumulare più oro per acquisire armi più evolute, eserciti più numerosi. Ma le risorse del territorio si esauriscono, bisogna sfruttare quelle delle tribù vicine, allora si mandano i soldati, e conviene aggredire gli abitanti dei villaggi, evitando le truppe avversarie, perché sono più deboli, e sterminandoli si tagliano le risorse agli avversari rendendo impossibile lo sviluppo tecnico-militare. Così passo passo si costruisce l'impero vittorioso, dominante e un attimo prima che sullo schermo appaia la scritta: PARTITA VINTA! Si può fare una panoramica sull'impero conquistato…spogliato di tutti gli alberi, di qualsiasi forma di vita naturale, affollato solo di omini ormai inutili e inoperosi perché nulla è più rimasto da fare…da salvare …da godere…
martedì, marzo 09, 2004
A chi fa la guerra
In tutte le società umane appaiono esseri malvagi che provocano danni gravissimi, ed è necessario disporre di mezzi efficaci per impedire loro di fare del male. Quando non resta altra scelta possibile, bisogna pur decidersi a utilizzare la forza armata.
Secondo me un esercito non deve porsi l'obbiettivo di propagare una dottrina o di invadere un paese, ma solo di far cessare, in caso di assoluta necessità, la macchinazione di coloro che distruggono il benessere della civiltà e seminano il caos. L'unico obiettivo accettabile in una guerra è la felicità di tutti, non la difesa di particolari interessi.
La guerra è dunque soltanto un ripiego. La storia dimostra che la violenza genera soltanto violenza e di rado risolve i problemi. In compenso crea sofferenze abissali. E' anche evidente che, persino quando sembra giusta e logica per porre fine ai conflitti, non si può mai sapere se invece di spegnere il fuoco non stiamo applicando un incendio.
Oggi la guerra è diventata fredda e inumana. Le armi moderne permettono di uccidere migliaia di esseri senza correre il rischio di vedere di persona le sofferenze che provocano. Coloro che danno l'ordine di uccidere si trovano spesso a migliaia di chilometri dal campo di battaglia, e a morire o a rimanere mutilati sono gli innocenti, le donne e i bambini che chiedono soltanto di vivere. Viene quasi da rimpiangere le guerre di un tempo, in cui il signore marciava alla testa del suo esercito. La sua morte in generale significava la fine delle ostilità. Bisognerebbe dare alla guerra almeno una dimensione umana.
Non appena gli uomini hanno delle armi sono inclini a servirsene. La mia opinione è che non dovrebbero esistere più eserciti nazionali. Il mondo dovrebbe essere smilitarizzato, a eccezione di una forza multinazionale pronta ad intervenire soltanto nel caso in cui qualcuno minacciasse la pace in qualche regione del mondo.
Tutti parlano di pace, ma non si può realizzare la pace all'esterno, se si coltivano nel proprio animo la collera e l'odio. Non si può nemmeno conciliare la pace con la corsa agli armamenti. Le armi nucleari sono considerate un mezzo di dissuasione, ma a me non sembra un sistema sensato, ne efficace sul lungo periodo.
Svariati paesi destinano somme enormi allo sviluppo di tali armi. Vengono sprecati molto denaro, molta energia, molto talento, mentre il rischio di conseguenze inaspettate suscita paure sempre crescenti.
E' interesse di tutti far cessare le guerre. Certo si può risalire al nome delle persone che sono all'origine dei conflitti, ma non si può sostenere che sono emerse dal nulla o che hanno agito da sole. Sono membri della società cui ciascuno di noi appartiene e della quale ciascuno di noi è in parte responsabile. Se vogliamo costruire la pace nel mondo, costruiamola in primo luogo dentro ciascuno di noi.
La pace nel mondo può passare soltanto attraverso la pace dello spirito, e la pace dello spirito solo attraverso la presa di coscienza che tutti gli esseri umani sono come membri di una stessa famiglia, nonostante la differenza di fedi, di ideologie, di sistemi politici ed economici. Tali fattori sono soltanto dettagli, rispetto a quello che ci accomuna. La cosa più importante è che siamo tutti esseri umani, e che viviamo sullo stesso piccolo pianeta. Non fosse altro che per sopravvivere, abbiamo bisogno di collaborare gli uni con gli altri, sia nei rapporti individuali sia in quelli tra diversi stati.
DALAI LAMA I consigli del cuore (dettati nel marzo 2000)
domenica, marzo 07, 2004

Aprile come un bimbo dipinge sulla terra immagini colorate, un istante dopo le cancella, se ne va via e dimentica ogni cosa.
Rabindranath Tagore
venerdì, marzo 05, 2004

Morte
Negli occhi della parente
che già condanna l'impietosa
malattia
vedo bruciare infinito
terrore
non la morte in sè
ma la coscienza
di quel terrore
vorrei non vivere
giovedì, marzo 04, 2004
L'avaro
Sulla destra uno scombinato cumulo di suppellettili polverose e fatiscenti su cui troneggia un letto sghembo, sulla sinistra il relitto improbabile di un naufragio, qualche sedia e delle propaggini che mettono in contatto il palcoscenico con la platea, tutto dominato da un grigio ossessivo. Questo l'impatto visivo con l'Avaro messo in scena da Gabriele Lavia. Arpagone conserva il suo aspetto seicentesco, palandrana scarpini, calze e calzoni al polpaccio, le sorprese vengono dai figli, Elisa in versione punk e Cleante indefinibile dandy esasperatamente trendy e Anselmo, ingessato in una tenuta da travet quando si immerge nell'adulazione di Arpagone, riprende aspetto umano quando spasima per Elisa. Recitazione e gestualità sopra le righe, immagini oniriche, Mariana tutta in tulle che piroetta per la scena, Frusina vagamente sadomaso che tenta inutilmente di spremere Arpagone. Finale a turbillon con corse salti acrobazie….agnizione finale e tutto che rientra felicemente nei binari.
Mi pare un buon esempio di come un classico con più di trecento anni sulle spalle possa essere presentato con spirito vivo e la tirata del derubato Arpagone di totale devozione ad un unico valore assoluto su tutto, il denaro, assuma livide connotazioni contemporanee.
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