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domenica, febbraio 29, 2004
Distrazioni e "visioni" di navigazione
Sbarcato un gruppo di ospiti a Sebenico riparto da solo verso Porto S. Giorgio (AN) per imbarcare il gruppo successivo. Navigare da soli ha un fascino particolare affina tutte le capacità esalta le sensazioni…. Aumenta i rischi. Con la carta sotto gli occhi mi districo tra le innumerevoli isolette a sud delle Incoronate, ormai l'orizzonte è libero, il sole basso sull'orizzonte colora il mare immobile con tutte le sfumature dell'arancio, imposto la rotta sul pilota automatico e mi preparo a scendere sottocoperta per una doccia e una cena in preparazione della traversata notturna. Indugio ancora un attimo per godere il gioco di luce della scia di un motoscafo che passa lontano di prua sotto il disco del sole, e mi prende un improvviso crampo allo stomaco, proprio di prua, le onde della scia si increspano e frangono leggermente, uno scoglio ben segnato sulla carta che l'immobilità del mare e la mia distrazione avevano ben celato. I brividini gelati lungo la schiena continuano qualche minuto, ma non posso fare altro che darmi dello stupido e ripromettermi di fare più attenzione in futuro. A consolarmi subito dopo il tramonto un branco di delfini, appena individuabili nella luce ormai livida, mi seguono, giocando con l'onda di prua per diversi minuti, per poi sparire tutti assieme con una brusca virata verso nord. Notte tranquilla col solito umido da bel tempo estivo; qualche ora dopo l'alba arrivo in vista di costa, la benedetta costa adriatica: bassa, uniforme, senza punti cospicui; un gruppo di case arrivando dal mare è solo un gruppo di case senza cartelli indicatori, decido di puntare verso sud, non è la mia giornata dopo mezz'ora di navigazione riconosco il faro di Pedaso, dietrofront prora verso nord direzione Porto S. Giorgio. Fortunatamente arrivando più tardi c'è più probabilità di trovare qualcuno in banchina che dia una mano nella manovra d'ormeggio. Un paio di telefonate per gli ultimi accordi, provviste fresche, rifornimento d'acqua, comitato di ricevimento per i nuovi ospiti ed è di nuovo ora di partire, direzione Spalato. Il tempo sta cambiando, leggero scirocco e foschia, con la prora verso levante sembra di andare incontro alla notte prima e le onde nell'oscurità crescente hanno un aspetto inquietante. Sotto coperta tutto tace ma qualche luce che si accende e qualche brusio di voci mi fanno capire che non è tutto tranquillo. La seconda notte senza riposo comincia a farsi pesante, si avvicina l'alba e il momento in cui il faro dello scoglio Mulo dovrebbe farsi visibile per darmi il riferimento esatto della la mia posizione. Ma i lampi di luce che vedo appena sopra l'orizzonte non corrispondono a nessun faro riportato sulla carta, e non è una costa che permetta un avvicinamento alla cieca. Malgrado la stanchezza crescente e le onde ormai torreggianti tutto attorno devo rassegnarmi a incrociare a velocità ridotta in attesa del sorgere del sole. La tensione e la stanchezza, nella incerta luce mi fanno vedere inesistenti pareti di roccia nei dorsi delle onde che si rincorrono. Infine il sole fa la sua apparizione assieme al volto di un'ospite che fa capolino dal tambuccio e chiede, con aria sbattuta, quanto durerà ancora lo strazio. La prima luce del sole mi ha consentito di riconoscere isolette e scogli all'orizzonte e di verificare che il maledetto faro del Mulo era proprio la, solo che le mie carte colpevolmente non aggiornate riportavano caratteristiche non più reali. Poco male ormai, il benefico aroma del caffè che sale dalla cucina mi fa capire che anche sottocoperta è ritornata la calma e prima di dirigere su Spalato si può individuare una bella baietta per un bagno ristoratore. Il miraggio della cuccetta, per me, è rinviato a 'stasera.
Con l'Irina in manovra
non brillava per visibilità
venerdì, febbraio 27, 2004
Scusate se sta diventando una rassegna stampa....ho ricominciato (per fortuna) ad avere lavoro e mi trovo a corto di tempo...ma certi articoli mi sembrano importanti per capire come sta trasformandosi l'economia mondiale...mentre il parlamento italiano si occupa di calcio...buona notte a tutti.
Ancora da La Stampa on line
Ricchi scemi e furbi poveri 27 febbraio 2004 di Roberto Beccantini Da quando il tema «globalizzazione» è entrato nell'orecchio del grande pubblico, la competitività italiana è calata di un altro 10%. L'autistico dibattito politico dovrebbe aprire una finestra sulla realtà e guardare finalmente quello che succede nel mondo. Le polemiche sul declino acquisterebbero sostanza.
In questi giorni gli Stati Uniti si stanno accorgendo che la globalizzazione non riguarda più solo le produzioni industriali sostituite da quelle cinesi. A fuggire sono anche i servizi e i posti di lavoro dei colletti bianchi. Programmatori di software o fornitori di servizi bancari o telefonici costano un decimo in India rispetto a San Francisco. In Germania le banche si servono di consulenti nei Paesi dell'Est a metà costo.
Per i sostenitori del libero mercato si tratta di uno choc. La teoria del commercio, che garantiva benefici globali, si basava sulla divisione delle economie industriali in due segmenti: quello dei beni commerciabili, per esempio i computer, e quello dei beni non commerciabili, per esempio servizi e assistenza ai computer. I beni non-commerciabili rimanevano al riparo dalla competizione globale, offrendo rifugio all'80% dei lavoratori in America e al 75% in Europa. Così, man mano che la concorrenza riduceva i prezzi dei beni commerciabili, il resto dell'economia beneficiava di un aumento del potere d'acquisto. Ora i servizi non saranno più un riparo dalla globalizzazione, anzi ne accentueranno la pressione. Europa e Usa non potranno compensare i costi della concorrenza nell'industria perché tutto è esposto a concorrenza e quasi tutto è meno conveniente che in Asia.
Dal punto di vista politico, l'Occidente non è preparato. Negli ultimi 200 anni al centro delle divisioni c’erano i lavoratori dell’industria. Socialisti e liberali hanno fondato visioni e identità su mercati del lavoro nazionali. La caratterizzazione di classe è così forte che ne risentono anche i dibattiti sulla globalizzazione o sulle distinzioni tra capitalismo europeo o Usa. Tra lavoro e capitale, tra flessibilità e protezione sociale, si è creata una divisione politica «interna» alla società. Attorno a essa si sono cristallizzate destra e sinistra, la cui dialettica ci sopraffà quotidianamente in forme che spesso perdono contatto con la realtà.
Ora che l'intera economia - non solo la parte industriale - è vulnerabile, la linea divisoria non passa più all'interno dei Paesi, ma li separa l’uno dall’altro. I dati sono forse esagerati, ma se alla ripresa Usa mancano 8 milioni di posti di lavoro, il 60% è finito in Asia. Ciò solletica istinti isterici di protezione nazionale, già forti negli Usa, eppure velleitari: grazie a Internet, fortunatamente, non è possibile chiudere le connessioni in tempo reale tra un radiologo di Nuova Delhi e un ospedale di New York e ciò crea vantaggi per entrambi. L'impatto della nuova concorrenza sui servizi non sarà affatto annichilente per i Paesi che non chiudono gli occhi e non alzano barriere. Quando la produzione di computer si è spostata in Asia, gli Stati Uniti hanno sfruttato il calo dei costi per il boom mondiale delle tecnologie. L'Europa non ha visto quello che succedeva e ha perso il boom degli Anni 90. Anche i servizi asiatici saranno un'opportunità per chi saprà riposizionarsi.
Per farlo bisogna avere personale in grado di anticipare l'evoluzione informatica. Governi che incoraggiano l'istruzione e rendono disponibili apparecchiature e autostrade informatiche al largo pubblico. Pur rafforzando la sicurezza sociale, la flessibilità del lavoro deve aumentare per consentire un rapido passaggio da attività vecchie a quelle innovative. Allo stesso modo i capitalisti incapaci devono essere sostituiti da quelli capaci grazie a un sistema finanziario più efficace.
Già ora l’Italia è cinque volte più esposta alla concorrenza commerciale cinese della Germania e tre volte più della Francia. Ma come possano entrare questi temi decisivi in un dibattito pubblico reso cieco dalla propria ferocia, è del tutto ignoto.
giovedì, febbraio 26, 2004
Da La Stampa on line
Può essere populismo anche questo, o l'ennesima leggenda metropolitana...mi risulta che gli idraulici in Italia guadagnino un po' meno, probabilmente anche i ricercatori, tutto il mondo è paese, ma non è una consolazione.
Il biologo col salario del tubo
26 febbraio 2004
di Maria Chiara Bonazzi
LONDRA
Per installare i boiler a gas non gli servirà il suo PhD in microbiologia molecolare, ma dopo anni passati a tirare la cinghia come ricercatore all'Università di Birmingham, il dottor Karl Gensberg non ne può più. Quando l'idraulico che era venuto a riparargli il bruciatore gli ha detto che guadagnava più di lui, lo scienziato si è sentito un fesso. Perché continuare a peregrinare di contratto in contratto per quattro soldi?, ha detto fra sé e sé. Datemi una saldatrice, cambio vita.
L'incontro con l'idraulico ha posto fine agli studi del dottor Gensberg sugli effetti dei campi elettromagnetici per alleviare il dolore umano, con applicazioni nei casi dell'artrite e del cancro. «Il tecnico mi stava riparando il boiler e credeva che io guadagnassi un sacco di soldi perché ho un dottorato di ricerca - ha raccontato lo studioso -. Avevo sotto mano la mia busta paga e gliela ho fatta vedere. Ci è rimasto di sasso».
L'idraulico gli ha spiegato che guadagnava 33 mila sterline lorde all'anno (50 mila euro), e che alcuni suoi colleghi arrivavano a 50 mila sterline (75 mila euro). Il microbiologo, che è costretto ad accontentarsi di contratti a termine e guadagna 23 mila sterline lorde all'anno (meno di 35 mila euro: pochi per vivere decentemente in Inghilterra), ha fatto due conti rapidi: «Il mio lavoro è una combinazione di carriera zero e paga patetica - ha detto al "Daily Telegraph" -. Mi sono sentito un idiota».
E così il dottor Gensberg, che ha 41 anni, moglie e un figlio, ha deciso di bruciare con la fiamma ossidrica tutti i suoi preziosi anni di studio e si è iscritto part-time al Sutton Coldfield College di Birmingham, dove a luglio si diplomerà come installatore di boiler. «So che è una cosa estrema, ma non ci sono vie di uscita. Avevo sempre pensato che se avessi lavorato sodo avrei fatto progressi, ma le cose non stanno così». «La tragedia - spiega un portavoce dell'associazione degli insegnanti universitari - è che ci sono centinaia di persone che svolgono lavori di importanza nazionale o internazionale e che stanno emigrando a frotte».
Gensberg rivela che un suo collega ricercatore è andato a dirigere una pensione in Francia e un altro sta meditando di entrare alle Poste. Quanto a lui, dice, l'Università potrebbe dargli lavoro come installatore di boiler.
mercoledì, febbraio 25, 2004
APRILE-AMORE
Il pensiero della morte m'accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l'erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impereabili
punge le mani secche, mette un brivido.
Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos'è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.
Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l'esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m'aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!
E' incredibile ch'io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possono riconoscerci.
Ma è ancora un'età, la mia,
che s'aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.
L'amore aiuta a vivere, a durare,
l'amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s'annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna un fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.
La mia pena è durare oltre quest'attimo.
Mario Luzi da Primizie del deserto (1952)
domenica, febbraio 22, 2004
Dall'Unità on line
La prossima guerra? Quella del clima. Molto peggiore di al Qaida, forse già persa, sicuramente inevitabile se non si prenderanno presto misure radicali. Parola del Pentagono, che ha fatto arrivare sul tavolo del presidente Gorge W. Bush un documento segreto, preparato da due consulenti della Cia.
Lo rivela il settimanale britannico The Observer, in un articolo datato New York e firmato da Mark Towsend e Paul Harris. Secondo gli autori, i cambiamenti climatici dei prossimi 20 anni potrebbero portare a una catastrofe di proporzioni immani, che costerebbe milioni di morti in guerre e disastri naturali. Il documento, tenuto nascosto dai capi del Pentagono e finito nelle mani del giornale britannico, mette in guardia il governo statunitense dai mutamenti del clima che si stanno verificando. Le maggiori città europee, rivela lo sconvolgente rapporto, potrebbero essere sommerse dall'aumento del livello d'acqua dei mari, mentre in Gran Bretagna nel 2020 il clima potrebbe diventare siberiano.
Fuga
Illusione
Realtà
Perchè decidere
Vivi
quello che porta meno sofferenza
venerdì, febbraio 20, 2004
Lo scrigno e la chiave
Un giorno il principe ricevette la visita di uno strano personaggio riccamente e bizzarramente vestito che gli presentò in dono un preziosissimo scrigno, di rara fattura e bellezza.
Accompagnò il dono con queste parole:
"Principe, in questo scrigno è contenuta una pietra di valore inestimabile e di ineguagliabile bellezza, era antica proprietà della mia famiglia. Purtroppo in tante vicissitudini se ne è smarrita la chiave e mai nessun artigiano è riuscito a carpire il segreto della serratura e tantomeno ha osato forzarla per non danneggiarne la perfezione, te ne faccio dono. Godi ad esserne padrone, assieme alla misteriosa pietra che contiene."
Per qualche tempo il principe fece cercare in tutto il regno chi potesse aprire lo scrigno e permettergli di vedere la meravigliosa pietra, ma nessuno si sentì pari all'impresa e il principe si rassegnò ad ammirare lo scrigno e ad immaginarne il contenuto.
Finché un giorno un vecchio saggio si fece accompagnare alla sua presenza "So che tempo fa ricevesti in dono da uno strano personaggio un preziosissimo scrigno di cui si era smarrita la chiave" gli disse "e ti è stato riferito che contiene una pietra di incredibile bellezza.
Conosco molto bene la storia dello scrigno e della famiglia di chi te lo ha donato, e so anche dove ritrovare la chiave.
Ti avviso però, quella famiglia ha vissuto infinite disavventure e potrebbe anche essere successo che qualcuno sia stato costretto a privarsi della pietra e abbia conservato solo lo scrigno.
Per tanti anni nella tua mente è stata viva l'immagine di una stupenda pietra che ti apparteneva e che ti ha dato gioia come se fosse reale.
Prima di pretendere da me la chiave pensa se vuoi veramente abbandonare questa illusoria felicità per viverne una completamente reale, rischiando però, trovando lo scrigno vuoto, di soffrire una grande delusione…E' in te la forza, una volta consapevole di quel vuoto, di cercare in altro luogo una pietra altrettanto splendida e preziosa?"….
Le antiche pergamene che ho tradotto direttamente dall'arabo non riportavano la decisione del principe…..
mercoledì, febbraio 18, 2004
Ricordati
Ricordati di me quando sarò partito
andando lontano nella terra del silenzio
quando non potrai più trattenermi per mano
ne io girarmi per andare, e andando stare.
Ricordati di me quando di giorno in giorno non potrai
dirmi del futuro che hai pensato per noi
solo ricordati di me: tu sai
che sarà tardi per consigli e preghiere.
Ma se dovessi dimenticarmi un po'
e rammentarmi poi, non ti turbare
che se tenebre e corruzione lasceranno
un vestigio dei miei pensieri di un tempo
meglio che tu dimentichi e sorvoli
piuttosto che ricordi e ti rattristi.
Hermann Hesse
lunedì, febbraio 16, 2004

Allora un legislatore disse: Che cosa pensi delle nostre Leggi, maestro?
E lui rispose:
A voi piace emanare leggi,
Ma più ancora vi piace trasgredirle.
Come fanciulli che ostinatamente innalzano per gioco torri di sabbia in riva al mare per poi distruggerle con una risata.
Ma intanto che innalzate queste torri, il mare trascina altra sabbia sulla riva,
e quando le distruggete il mare ride con voi.
In verità, il mare ride sempre con l'innocente.
Ma cosa pensare di quelli per cui le leggi dell'uomo non sono torri di sabbia e la vita non è il mare,
bensì una roccia, e la legge uno scalpello con il quale inciderla a propria somiglianza?
E dello storpio che odia i danzatori?
E del bue che ama il suo giogo e crede l'alce e il cervo della foresta smarriti e vagabondi?
E della vecchia serpe che non squama più e stima gli altri vergognosi e nudi?
E di chi va al banchetto nuziale di buon'ora e torna sazio e stanco definendo ogni banchetto una profanazione e i convitati trasgressori?
Che dirò di loro se non che si stagliano nella luce, ma con la schiena rivolta al sole?
Essi vedono soltanto la loro ombra, e questa è la loro leggie.
E che cos'è il sole per loro se non un seminatore di ombre?
Riconoscere le leggi non è forse chinarsi e tracciare la propria ombra sulla terra?
Ma voi che camminate rivolti al sole, quali immagini tracciate sulla terra possono mai trattenervi?
E voi che andate con il vento, quale banderuoala dirigerà la vostra corsa?
Quale legge vi legherà se spezzerete il vostro giogo, ma non sulla soglia di una prigione umana?
Quali leggi temete, se danzerete senza inciampare nelle catene dell'uomo?
E chi vi porterà in giudizio se, spogliandovi dei vostri indumenti, non li lascerete sulla strada di alcun altro uomo?
Popolo di Orfalese, potrai soffocare il suono di un tamburo e spazzare le corde della lira, ma chi comanderà che l'allodola non canti?
Khalil Gibran Il Profeta
domenica, febbraio 15, 2004
Oscar per l'umorismo involontario
Lista Prodi Bondi: "Ancora una volta la sinistra deve ricorrere ad una faccia usata".... Da La Repubblica on line
sabato, febbraio 14, 2004
Questo era un altro albero...38 metri dalla coperta
fate i conti di quanti piani.... arrivare in cima era un viaggio.
Avventura pasquale
Un gruppo che aveva già fatto crociere estive col Greta mi aveva proposto una mini crociera primaverile a Venezia, una barca a vela che pesca due metri e mezzo non è proprio l'ideale ma non avendo altro a disposizione bisognava arrangiarsi. Due giorni per lasciare i quartieri invernali a Ferrara, riarmare gli alberi a Porto Garibaldi e raggiungere Chioggia dove avevo appuntamento con gli ospiti. Già l'entrata in porto è un anticipo del tema fisso della crociera, impantanarsi…. Un peschereccio in transito mi dà uno strappo e mi gratifica di qualche contumelia in dialetto perché mi limito a ringraziare invece di allungare una consistente mancia… non pensano che non sempre "yacht" vuol dire soldi. L'esperienza è comunque curiosa vivere la città dalla barca, in parte con problemi di tipo automobilistico come difficoltà di parcheggio e multe per divieto di sosta….si!!! mi è arrivata quasi due anni dopo una multa per aver ormeggiato mezz'ora ad un attracco dei vaporetti…. I quattro giorni scorrono rapidamente con qualche incaglio e tanti bei tramonti dai colori indicibili. Sbarcati gli ospiti di primo pomeriggio faccio rifornimento al Lido, mi libero da un ennesimo incaglio con qualche danno, il motoscafo ha tirato con troppa violenza sulla cima di rimorchio strappando passacavo, parte del capodibanda e uno scalmotto….un po' di lavoro in più per il carpentiere di bordo. Lascio la laguna con le ultime luci del giorno e faccio rotta su Monfalcone, nove o dieci ore di navigazione a motore (le vele sono ancora nei sacchi) arrivo previsto domattina assai presto. Il motore ronfa tranquillamente, ma la barca pian piano rallenta fino a fermarsi dolcemente; Traffico una mezzora con l'invertitore pensando sia lui il responsabile del guasto ma poi devo arrendermi all'evidenza, si è rotto il parastrappi tra il volano e l'asse motore, danno da poco ma irreparabile a bordo. Sono ormai le undici e mi trovo al largo di Lignano. Non ho alternative devo armare tutte le vele e sperare che la lieve brezza notturna non mi abbandoni. A mezzanotte finalmente mi rimetto in rotta affascinato, dalla situazione, tutto dipende veramente dalle vele, il motore non è più un'alternativa presente, la luna disegna i suoi diamanti sulle onde, il collo rialzato del piumino mi da una piacevole difesa dalla brezza. Due nodi e mezzo….tre nodi quando la brezza si distende, fanno quindici ore, primo pomeriggio non più mattina presto, devo trovare il modo di avvisare chi mi aspetta….e l'antenna della radio è sul tavolo da carteggio invece che in testa d'albero, sempre per la paura che la gru che monta gli alberi possa danneggiarla.
Alle prime luci del giorno regolo accuratamente vele e timone per dare alla barca una andatura stabile e poi con una drizza di riserva mi tiro a forza di braccia fino in testa d'albero, spettacolo mozzafiato, i colori dell'alba le vibrazioni delle vele la barca viva sotto di me….
"Trieste radio , Trieste radio da Greta mi sentite, cambio" -"Greta da Trieste radio forte e chiaro, cosa desiderate, cambio"-"Il mio nominativo è India Zulu 3942 dovrei fare una telefonata…cambio."-" India Zulu 3942 ci risulta che non avete rinnovato l'abbonamento con Telemar non possiamo accettare la chiamata…" Dopo aver spiegato la situazione l'operatore si comporta in maniera ragionevole e posso avvisare del ritardo.
Al largo di Grado il vento comincia a rinfrescare parecchio, devo prendere una mano di terzaroli e comincio a preoccuparmi per le difficoltà di una eventuale manovra a vela in porto, da solo.
Ma la fortuna è cambiata e prende forma il battello a motore del marina, pilotato da un amico che mi scorta per un tratto e quando le condizioni peggiorano mi prende a rimorchio fino al porto.
Come subito
sento più profondo
il legame con la natura
se obbligatoriamente
il motore tace.
Amico è il vento
freddo
diamanti i riflessi
della luna
forza cosciente
si fa la solitudine
Vivo interamente
questa notte, solo,
sul mare
ha un sapore
più vero
perché morto
è il motore.
giovedì, febbraio 12, 2004

Quotidianità
Facile cercare
in lontani
paradisi
libertà
l'impegno vero
è trovare ogni giorno
nel quotidiano
lo stimolo
per non farsi travolgere
dalla banalità
Perché non provare a togliere la scenografia, certo affascinante, delle vele, del mare coi suoi colori, col suo orizzonte lontano.... ma cosa mai impedisce di vivere la stessa libertà aprendo al mattino la finestra della propria casa. Il mare come la campagna impone i propri ritmi, ma sono ritmi umani, gli stessi ritmi che si possono trovare anche in altre attività, i legami che schiavizzano, che impongono tempi difficilmente sopportabili sono conseguenze di scelte che si compiono giorno per giorno guardando più quello che viene proposto come traguardo piuttosto che quello che noi sentiamo. Più si accetta il superfluo come necessario meno resta spazio per noi come persone, non è possibile accettare il ricatto di una economia che si regge solo su una continua espansione dei consumi fingendo di non vedere quale mondo dovranno vivere i nostri nipoti. Libertà vissuta con semplicità giorno dopo giorno in casa, in ufficio, in fabbrica..... non sognata in un ambiente estraneo al mondo reale contemporaneo...utopia concreta...
martedì, febbraio 10, 2004
Il fascino della barca a vela è forse anche nella lentezza? Forse la velocità che è propria del mondo moderno è anche perdita della libertà?
Certamente uno dei motivi che fanno della barca un modo di vivere privilegiato è la lentezza del navigare a vela. Intanto è assolutamente impossibile pensare di stare al passo con tutte le novità che ci circondano. Dovunque uno viva, c’è sempre il film che è necessario vedere per essere al corrente, il ristorante in cui bisogna andare, il libro che si deve leggere. Ma è un’illusione, quella di essere nel tempo, di vivere alla velocità del tempo. Io non ho avuto il telefono per 15 anni, non ho l’automobile, sono abbonato ad un giornale francese, sono fuori dalla corsa nel tempo.
Non esiste la possibilità di essere globali e non si può rimproverare a uno di vivere in maniera diversa.
Björn Larsson, La saggezza del mare
lunedì, febbraio 09, 2004

Alzando gli occhi
In aria tutto un brulichio di punti neri...
Uccelli?....
Lettere stracciate?....
O-forse- soltanto dispersi brandelli
(gli ultimi) di Dio?...
Giorgio Caproni da res amissa
domenica, febbraio 08, 2004

Il tulipano
prese in mano la sua coppa
di rubino
e restò in piedi
che la rosa
avesse forse a ordinare del vino
per il suo banchetto.
ARSHID ALTVAR
XII Secolo
venerdì, febbraio 06, 2004
 
Per Cortesia limitatevi nei vostri commenti....altrimenti comincerò a credere che anch'io....
mercoledì, febbraio 04, 2004

E un oratore disse: Parlaci della Libertà. E lui rispose: Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà. Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide. Si, al bosco sacro e all'ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi, la libertà non era che schiavitù ed oppressione. E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento.
In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze. Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.
Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti se non spezzando le catene che dall'alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l'ora del meriggio? Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.
E cos'è mai se non parte di voi stessi ciò che vorreste respingere per essere liberi? L'ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte. Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici, neppure riversandovi sopra le onde del mare: Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto. Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri, se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio? E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l'avete scelto. E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore vi incute.
In verità ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire, ognuna di quesste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio. Come luci ed ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi. E quando un'ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un'altra luce. E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande.
Kahlil Gibran Il Profeta
martedì, febbraio 03, 2004

Cena "importante" a bordo dell'Irina a S. Tropez
(il baffuto sullo sfondo era la guardia del corpo di uno degli ospiti)
Esperienze di "clausura"
Tante volte mi è stato chiesto, anche da qualche commento ai miei racconti di mare, ma non ti è mai capitato di trovare qualcuno particolarmente insopportabile....cercherò di spiegare... perché no.
E' necessario distinguere l'ambiente in cui ci si trova a vivere; nel caso di una barca grande con equipaggio, il mondo "lavoro" e quello "proprietà" hanno spazi distinti e delimitati, chi lavora dispone della prua chi ozia della poppa, fatte salve le esigenze di manovra. I pasti si consumano in luoghi separati; pur limitata dall'esiguità degli spazi la vita può scorrere anche emotivamente come in un "normale" rapporto di lavoro, ferma restando la disponibilità nell'arco delle 24 ore. Il rapporto con gli "oziosi tuttopotenti" è gestito dal comandate che deve riuscire a mediare su molti fronti, necessità meteorologiche, volontà dei tuttopotenti, esigenze logistiche, umori dell'equipaggio. Nel caso i tuttopotenti siano anche gli armatori le necessità meteorologiche vengono scalzate della prima posizione, perché come mi è stato confermato da più parti se un armatore forza la decisione di un comandante per scegliere un ancoraggio insicuro con tempo tendente al brutto....non accadrà proprio nulla di nulla lasciando al comandante un leggero rosichìo nello stomaco. Se invece i tuttopotenti sono ospiti sufficientemente inesperti possono in molti casi essere sopravanzati dalle esigenze logistiche e con discrezione anche dagli umori dell'equipaggio. In questa situazione è più facile che sorgano tensioni all'interno dell'equipaggio, se non è un vero ammutinamento si risolve, semplicemente sbarcando chi non si integra e ripescando qualche ozioso a zonzo per le banchine... non sempre il cambio è positivo, ma gli incontri sono sempre stimolanti.
La situazione più gratificante è quella dell'armatore skipper con ospiti paganti a bordo. La sudditanza è pressochè totale, lo skipper conosce la barca, i luoghi, le persone, non deve fare molto per avere in pugno la situazione, se poi la crociera inizia con una traversata lunga e del maltempo è facile arrivare alla medaglia d'oro sul campo. Scherzi a parte, ci deve essere sempre la capacità di rapportarsi alle persone e la volontà di offrire un servizio, ma non solo.
La necessità di sapersi creare una "clausura" mentale sorge nella terza situazione, barca piccola con armatore e amica ( o amici) a bordo, elemento peggiorativo se l'armatore ha esperienza di barca (positivo solo in caso di maltempo perché sa stare anche lui al timone). La convivenza è totale, gli spazi ridotti, non è possibile isolarsi o tantomeno scaricare tensione parlando con qualcuno "dalla tua parte". Ovviamente, filosofie di vita, idee politiche ecc. ecc. sono assai divergenti, unico elemento legante può essere il rispetto e il riconoscimento delle capacità. In questa situazione per sopravvivere è necessario assumere la consistenza di un oggetto d'arredamento, essere presenti, ma non partecipare; a nessuno deve venire in mente di porti delle domande, di coinvolgerti in una discussione, andrebbe in frantumi tutta l'atmosfera, o per il sorgere di tensioni verso l'esterno, se difendessi le mie idee; le tensioni diverrebbero mie interne se invece le rinnegassi per quieto vivere....ciò non toglie che con qualche ospite (generalmente donna) siano nati rapporti di amicizia anche duraturi nel tempo.
Un esempio che mi pare buffo del valore dei ruoli. Capitava talvolta che qualche ospite occasionale appena salito a bordo mi si rivolgesse col tu (deleteria ed irrispettosa abitudine) sentivo poi, che l'armatore raccontava in mia assenza la storia delle mie scelte e l'essere io dotato di una laurea in ingegneria.... quando ricomparivo dalla cucina, inevitabilmente venivo di nuovo promosso al "lei"...
In questa situazione l'ossigeno di un po' di spazio mio venivano da un'ora di corsa il mattino presto per sentieri e strade della Dalmazia, si scoprono degli scorci incredibili, da lunghe nuotate se la barca rimaneva in rada, dalla caccia alle stelle cadenti prima di andare a dormire. Dimenticavo, negli ultimi anni, a scapito del portafoglio, il telefonino attivo quasi ovunque, che permetteva di raggiungere una voce amica.
domenica, febbraio 01, 2004
 
Un giorno mi donasti un fiore
ahimé, mi punsi con le spine!
Tuttavia, o bellezza, con un sorriso
accolsi il tuo dono.
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S'è fatto tardi, nel cammino,
il ciliegio è fiorito,
il giorno è passato invano, o diletta:
ma poi è apparsa l'azalea,
portando il sorriso
del tuo perdono.
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Quando la primavera è un tripudio di fiori
l'amore diventa rivo
di bellezza inebriante.
Quando finisce il giorno della fioritura
l'amore diventa
cibo e bevanda della vita.
Rabindranath Tagore
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