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domenica, febbraio 29, 2004
Distrazioni e "visioni" di navigazione
Sbarcato un gruppo di ospiti a Sebenico riparto da solo verso Porto S. Giorgio (AN) per imbarcare il gruppo successivo. Navigare da soli ha un fascino particolare affina tutte le capacità esalta le sensazioni…. Aumenta i rischi. Con la carta sotto gli occhi mi districo tra le innumerevoli isolette a sud delle Incoronate, ormai l'orizzonte è libero, il sole basso sull'orizzonte colora il mare immobile con tutte le sfumature dell'arancio, imposto la rotta sul pilota automatico e mi preparo a scendere sottocoperta per una doccia e una cena in preparazione della traversata notturna. Indugio ancora un attimo per godere il gioco di luce della scia di un motoscafo che passa lontano di prua sotto il disco del sole, e mi prende un improvviso crampo allo stomaco, proprio di prua, le onde della scia si increspano e frangono leggermente, uno scoglio ben segnato sulla carta che l'immobilità del mare e la mia distrazione avevano ben celato. I brividini gelati lungo la schiena continuano qualche minuto, ma non posso fare altro che darmi dello stupido e ripromettermi di fare più attenzione in futuro. A consolarmi subito dopo il tramonto un branco di delfini, appena individuabili nella luce ormai livida, mi seguono, giocando con l'onda di prua per diversi minuti, per poi sparire tutti assieme con una brusca virata verso nord. Notte tranquilla col solito umido da bel tempo estivo; qualche ora dopo l'alba arrivo in vista di costa, la benedetta costa adriatica: bassa, uniforme, senza punti cospicui; un gruppo di case arrivando dal mare è solo un gruppo di case senza cartelli indicatori, decido di puntare verso sud, non è la mia giornata dopo mezz'ora di navigazione riconosco il faro di Pedaso, dietrofront prora verso nord direzione Porto S. Giorgio. Fortunatamente arrivando più tardi c'è più probabilità di trovare qualcuno in banchina che dia una mano nella manovra d'ormeggio. Un paio di telefonate per gli ultimi accordi, provviste fresche, rifornimento d'acqua, comitato di ricevimento per i nuovi ospiti ed è di nuovo ora di partire, direzione Spalato. Il tempo sta cambiando, leggero scirocco e foschia, con la prora verso levante sembra di andare incontro alla notte prima e le onde nell'oscurità crescente hanno un aspetto inquietante. Sotto coperta tutto tace ma qualche luce che si accende e qualche brusio di voci mi fanno capire che non è tutto tranquillo. La seconda notte senza riposo comincia a farsi pesante, si avvicina l'alba e il momento in cui il faro dello scoglio Mulo dovrebbe farsi visibile per darmi il riferimento esatto della la mia posizione. Ma i lampi di luce che vedo appena sopra l'orizzonte non corrispondono a nessun faro riportato sulla carta, e non è una costa che permetta un avvicinamento alla cieca. Malgrado la stanchezza crescente e le onde ormai torreggianti tutto attorno devo rassegnarmi a incrociare a velocità ridotta in attesa del sorgere del sole. La tensione e la stanchezza, nella incerta luce mi fanno vedere inesistenti pareti di roccia nei dorsi delle onde che si rincorrono. Infine il sole fa la sua apparizione assieme al volto di un'ospite che fa capolino dal tambuccio e chiede, con aria sbattuta, quanto durerà ancora lo strazio. La prima luce del sole mi ha consentito di riconoscere isolette e scogli all'orizzonte e di verificare che il maledetto faro del Mulo era proprio la, solo che le mie carte colpevolmente non aggiornate riportavano caratteristiche non più reali. Poco male ormai, il benefico aroma del caffè che sale dalla cucina mi fa capire che anche sottocoperta è ritornata la calma e prima di dirigere su Spalato si può individuare una bella baietta per un bagno ristoratore. Il miraggio della cuccetta, per me, è rinviato a 'stasera.
Con l'Irina in manovra
non brillava per visibilità
venerdì, febbraio 27, 2004
Scusate se sta diventando una rassegna stampa....ho ricominciato (per fortuna) ad avere lavoro e mi trovo a corto di tempo...ma certi articoli mi sembrano importanti per capire come sta trasformandosi l'economia mondiale...mentre il parlamento italiano si occupa di calcio...buona notte a tutti.
Ancora da La Stampa on line
Ricchi scemi e furbi poveri 27 febbraio 2004 di Roberto Beccantini Da quando il tema «globalizzazione» è entrato nell'orecchio del grande pubblico, la competitività italiana è calata di un altro 10%. L'autistico dibattito politico dovrebbe aprire una finestra sulla realtà e guardare finalmente quello che succede nel mondo. Le polemiche sul declino acquisterebbero sostanza.
In questi giorni gli Stati Uniti si stanno accorgendo che la globalizzazione non riguarda più solo le produzioni industriali sostituite da quelle cinesi. A fuggire sono anche i servizi e i posti di lavoro dei colletti bianchi. Programmatori di software o fornitori di servizi bancari o telefonici costano un decimo in India rispetto a San Francisco. In Germania le banche si servono di consulenti nei Paesi dell'Est a metà costo.
Per i sostenitori del libero mercato si tratta di uno choc. La teoria del commercio, che garantiva benefici globali, si basava sulla divisione delle economie industriali in due segmenti: quello dei beni commerciabili, per esempio i computer, e quello dei beni non commerciabili, per esempio servizi e assistenza ai computer. I beni non-commerciabili rimanevano al riparo dalla competizione globale, offrendo rifugio all'80% dei lavoratori in America e al 75% in Europa. Così, man mano che la concorrenza riduceva i prezzi dei beni commerciabili, il resto dell'economia beneficiava di un aumento del potere d'acquisto. Ora i servizi non saranno più un riparo dalla globalizzazione, anzi ne accentueranno la pressione. Europa e Usa non potranno compensare i costi della concorrenza nell'industria perché tutto è esposto a concorrenza e quasi tutto è meno conveniente che in Asia.
Dal punto di vista politico, l'Occidente non è preparato. Negli ultimi 200 anni al centro delle divisioni c’erano i lavoratori dell’industria. Socialisti e liberali hanno fondato visioni e identità su mercati del lavoro nazionali. La caratterizzazione di classe è così forte che ne risentono anche i dibattiti sulla globalizzazione o sulle distinzioni tra capitalismo europeo o Usa. Tra lavoro e capitale, tra flessibilità e protezione sociale, si è creata una divisione politica «interna» alla società. Attorno a essa si sono cristallizzate destra e sinistra, la cui dialettica ci sopraffà quotidianamente in forme che spesso perdono contatto con la realtà.
Ora che l'intera economia - non solo la parte industriale - è vulnerabile, la linea divisoria non passa più all'interno dei Paesi, ma li separa l’uno dall’altro. I dati sono forse esagerati, ma se alla ripresa Usa mancano 8 milioni di posti di lavoro, il 60% è finito in Asia. Ciò solletica istinti isterici di protezione nazionale, già forti negli Usa, eppure velleitari: grazie a Internet, fortunatamente, non è possibile chiudere le connessioni in tempo reale tra un radiologo di Nuova Delhi e un ospedale di New York e ciò crea vantaggi per entrambi. L'impatto della nuova concorrenza sui servizi non sarà affatto annichilente per i Paesi che non chiudono gli occhi e non alzano barriere. Quando la produzione di computer si è spostata in Asia, gli Stati Uniti hanno sfruttato il calo dei costi per il boom mondiale delle tecnologie. L'Europa non ha visto quello che succedeva e ha perso il boom degli Anni 90. Anche i servizi asiatici saranno un'opportunità per chi saprà riposizionarsi.
Per farlo bisogna avere personale in grado di anticipare l'evoluzione informatica. Governi che incoraggiano l'istruzione e rendono disponibili apparecchiature e autostrade informatiche al largo pubblico. Pur rafforzando la sicurezza sociale, la flessibilità del lavoro deve aumentare per consentire un rapido passaggio da attività vecchie a quelle innovative. Allo stesso modo i capitalisti incapaci devono essere sostituiti da quelli capaci grazie a un sistema finanziario più efficace.
Già ora l’Italia è cinque volte più esposta alla concorrenza commerciale cinese della Germania e tre volte più della Francia. Ma come possano entrare questi temi decisivi in un dibattito pubblico reso cieco dalla propria ferocia, è del tutto ignoto.
giovedì, febbraio 26, 2004
Da La Stampa on line
Può essere populismo anche questo, o l'ennesima leggenda metropolitana...mi risulta che gli idraulici in Italia guadagnino un po' meno, probabilmente anche i ricercatori, tutto il mondo è paese, ma non è una consolazione.
Il biologo col salario del tubo
26 febbraio 2004
di Maria Chiara Bonazzi
LONDRA
Per installare i boiler a gas non gli servirà il suo PhD in microbiologia molecolare, ma dopo anni passati a tirare la cinghia come ricercatore all'Università di Birmingham, il dottor Karl Gensberg non ne può più. Quando l'idraulico che era venuto a riparargli il bruciatore gli ha detto che guadagnava più di lui, lo scienziato si è sentito un fesso. Perché continuare a peregrinare di contratto in contratto per quattro soldi?, ha detto fra sé e sé. Datemi una saldatrice, cambio vita.
L'incontro con l'idraulico ha posto fine agli studi del dottor Gensberg sugli effetti dei campi elettromagnetici per alleviare il dolore umano, con applicazioni nei casi dell'artrite e del cancro. «Il tecnico mi stava riparando il boiler e credeva che io guadagnassi un sacco di soldi perché ho un dottorato di ricerca - ha raccontato lo studioso -. Avevo sotto mano la mia busta paga e gliela ho fatta vedere. Ci è rimasto di sasso».
L'idraulico gli ha spiegato che guadagnava 33 mila sterline lorde all'anno (50 mila euro), e che alcuni suoi colleghi arrivavano a 50 mila sterline (75 mila euro). Il microbiologo, che è costretto ad accontentarsi di contratti a termine e guadagna 23 mila sterline lorde all'anno (meno di 35 mila euro: pochi per vivere decentemente in Inghilterra), ha fatto due conti rapidi: «Il mio lavoro è una combinazione di carriera zero e paga patetica - ha detto al "Daily Telegraph" -. Mi sono sentito un idiota».
E così il dottor Gensberg, che ha 41 anni, moglie e un figlio, ha deciso di bruciare con la fiamma ossidrica tutti i suoi preziosi anni di studio e si è iscritto part-time al Sutton Coldfield College di Birmingham, dove a luglio si diplomerà come installatore di boiler. «So che è una cosa estrema, ma non ci sono vie di uscita. Avevo sempre pensato che se avessi lavorato sodo avrei fatto progressi, ma le cose non stanno così». «La tragedia - spiega un portavoce dell'associazione degli insegnanti universitari - è che ci sono centinaia di persone che svolgono lavori di importanza nazionale o internazionale e che stanno emigrando a frotte».
Gensberg rivela che un suo collega ricercatore è andato a dirigere una pensione in Francia e un altro sta meditando di entrare alle Poste. Quanto a lui, dice, l'Università potrebbe dargli lavoro come installatore di boiler.
mercoledì, febbraio 25, 2004
APRILE-AMORE
Il pensiero della morte m'accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l'erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impereabili
punge le mani secche, mette un brivido.
Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos'è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.
Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l'esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m'aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!
E' incredibile ch'io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possono riconoscerci.
Ma è ancora un'età, la mia,
che s'aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.
L'amore aiuta a vivere, a durare,
l'amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s'annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna un fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.
La mia pena è durare oltre quest'attimo.
Mario Luzi da Primizie del deserto (1952)
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