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sabato, gennaio 31, 2004
Greta (qualche anno dopo la vendita)
L'esame.
A primavera avanzata, messa la barca in terra e considerati gli allagamenti della passata stagione, era essenziale trovare un maestro calafato che potesse fare un controllo generale a tutto lo scafo…senza mettermi sul lastrico. In cantiere il vecchio che ancora si occupava di questa attività non si sentiva in grado di affrontare un lavoro così impegnativo e si doveva cercare altrove. Avevo già provveduto, su indicazione del vecchio ad estrarre tutte le vecchie stoppe e l'aspetto dello scafo era abbastanza deprimente, più che una solida barca pareva una gabbia per conigli. In molti punti lo spazio tra i corsi del fasciame era di quasi due centimetri, impensabile riempirlo solo con stoppa in modo affidabile; già il carpentiere del cantiere aveva ventilato l'idea di fresare tutte le fughe fino a tre centimetri per inserire, ed incollare, strisce di legno nuovo. Idea improponibile, sia per questioni tecniche che per motivi economici. Col morale a terra mi ero ingegnato a sostituire qualche parte del fasciame visibilmente avariato, quando finalmente un amico mi passò un bigliettino con un numero di telefono "Si chiama Bepi Ghitara" mi disse "è l'uomo che fa per te".
Così Bepi prese in mano la situazione, sistemò con maestria i punti maggiormente critici, approvò le mie riparazioni, e lavorando assieme, si chiacchierava, ci si raccontava, si diventava amici. Bepi capì che non ero il solito "armatore" con solido conto in banca, e che ogni giornata di lavoro suo era per me un problema in più da risolvere. Così una mattina dispose in bell'ordine sull'impalcatura che contornava lo scafo i vari ferri della sua arte, la mazzetta, il pacco di stoppa e mi disse:" prova a calafatare questo comento…" Così cominciai ad arrotolare la stoppa cercando di darle la misura giusta per la larghezza del lavoro da fare, poi con colpi leggeri e il ferro più sottile, inserirla nel comento doppiandola più o meno, secondo la larghezza del vuoto tra le tavole, terminata la stoppa con un altro ferro appropriato la si ribatte con più energia, per pareggiarla, ma senza esagerare, se no si rischia di farla passare all'interno dello scafo…un segno di gesso per ricordare dove si è terminato il secondo passaggio, e ancora si ritorna sui propri passi per un ultima battitura che compatta definitivamente la stoppa, il ferro è largo per pareggiare bene tutto, si può battere con energia, ma con precisione mi raccomando, se no il bordo del legno si può schiacciare e diviene un possibile inizio di deterioramento… ho finito, ho fatto il mio metro e mezzo di calafataggio adesso basta passare lo stucco al minio. Bepi non apre bocca, prende la mazzetta e un ferro e prova a ribattere qualche punto del mio lavoro…." Va bene, " mi dice " quando hai finito tutto chiamami che vengo a riprendere i miei attrezzi".
Non credo sia normale che un artigiano rinunci a parte del proprio lavoro e del proprio guadagno solo per fare un favore ad uno quasi sconosciuto….ma quando ci sono di mezzo le barche succede anche questo.
venerdì, gennaio 30, 2004
 Preda
Come un animale
in caccia
cercavo cauto
sollecitando fibre
sensibilità,
scrutavo attento
reazioni, sussulti
per capire quando
l'altro animale
travolti tutti i limiti
sarebbe esploso
fuori dal
sé
per coglierlo d'un balzo
e insieme
svanire.
Credevo questo
parte dell'amore.
mercoledì, gennaio 28, 2004
La signora non gelosa
Una signora che stava diventando gelosa non lo diventò. Nemmeno un po'? Sì un po' sì, ma pochissimo, come un solletico al contrario che invece di far ridere manca poco a piangere.
Vivian Lamarque
martedì, gennaio 27, 2004
 
La paura di trovare nebbia mi ha fatto arrivare con largo anticipo a Sermide; e il non trovare il biglietto su cui avevo diligentemente segnato il cellulare di colfavoredellenebbie mi hanno consigliato una breve passeggiata per le vie della cittadina e respirare l'atmosfera tipica della bassa che pare così refrattaria allo spirito, alla fretta dell'industria e tanto più legato al ritmo dei versi pascoliani...."scusi, può dirmi dov'è la posta?" perso il bigliettino con i riferimenti questo è l'unico brandello che ha trattenuto la mia memoria ed è ampiamente sufficiente, come è sufficiente uno sguardo all'interno della sala imbandita per individuare tra le varie figure presenti quella che concentra...(neanche tanto) la carica di vitalità, energia, affetto, e che identifico immediatamente con Colfavore, gli occhi ridono assieme al cuore, accolgono pacata serenità di Lino I°(bisognerà pur distinguerli), una rapida escursione in cucina per ammirare le creazioni di colfavore e poi di corsa verso una stazioncina....degna di Sergio Leone, per raccogliere Justannie...segni particolari, una borsa rossa con disegni cinesi...ma quando scende dal trenino, gli occhi non colgono certo la borsa ben altri sono i segni particolari che colpiscono in questo folletto che sprigiona malizia e vitalità e gioia (esattamente come la sua prosa).
E poi si aggiungono gli abbracci all'aroma di toscano di Maqroll (Lino II°) il volto solare di stazitta, la discrezione di mammalara, che si propone come personaggio marginale tra i battellieri ma in poche battute delinea la sua importante personalità. Il sorriso e lo sguardo amorevolmente ironico di gardenia e la riservatezza del marito (Lino III°), e stepa, lorelai, le trecce sbarazzine di momi, notimetolose, l'ironia un po' dissacrante di precipitandosivola. La rete di collegamenti virtuali regge stupendamente alla verifica della realtà toccata, vissuta, abbracciata..si corre quasi il rischio di dimenticare Emergency per non interrompere questo fluire di emozioni, si vorrebbe parlare contemporaneamente con tutti testimoniare a tutti che è vero, che si sta bene assieme che quello che si scrive coincide con quello che si sente. Sento di dover chiedere scusa a Colfavore...perché in quell'atmosfera, non ho saputo prestare la dovuta attenzione alle creazioni culinarie che hanno rappresentato la parte concreta dell'impegno e dell'affetto che Colfavore ha messo a base di quest'incontro, e non solo. Il resto è già stato raccontato, mi sbaglierò ma l'impressione e che maqroll abbia già messo a cultura qualche idea che è balenata tra una forchettata di pasticcio di maccheroni, una fetta di moussse di carne o un boccone di luccio in "savor". Difficile lasciare tutto ciò, ho l'impressione che possa essere l'atto di nascita di una diversa consapevolezza e la presa d'atto della possibilità di utilizzare uno strumento nuovo di cui non si conosce bene la forza.(Chi si sente dimenticato protesti pure, avrà una dose supplementare di affetto). Saluto la compagnia sollecitato da qualche telefonata da un mondo che in qualche modo è parte fondante della mia adolescenza, della mia formazione.
Mi spiace aver promesso ai miei cugini, che abitano a pochi chilometri da Sermide, di essere da loro per cena, senza per altro riuscirci, tempo ne è passato molto ma l'imbarazzo non trova spazio tra noi.
Tempo ne è passato molto, la Cascina senza energia elettrica è diventata muta (ma non dispera ancora), qualche rettangolo d'erba e grano ha germogliato villette monofamiliari, degne di "Domus", i portoncini delle case in paese sfoggiano citofoni nuovi di trinca, che mi sembrano il simbolo più evidente di un cambiato tessuto sociale.
Tempo ne è passato molto e me lo ricorda il fagottino strillante che cercavo di placare inutilmente in attesa del ritorno di sua madre, che si è trasformato in una bella signora oltre la quarantina, mamma di un giovanotto diciassettenne alle prese con problemi e difficoltà proposte dalla vita.
Tempo ne è passato molto, e molte sono le cose da raccontare, così la visita si allunga, ancora un giorno, ancora un'ora, una stretta di mano, un abbraccio a sottolineare un momento di particolare emozione. Scopro allora una cosa che mi riempie di una nuova consapevolezza, di una nuova responsabilità. Parlando ed ascoltando ho scoperto che quando si cammina, nella vita, con la parola, con gli atteggiamenti, con uno sguardo si sparge un seme negli animi di chi cammina, tanto o poco, con noi; e questi semi germogliano, diventano aiuole, fiori, alberi; riferimenti, oasi in grado di offrire rifugio, anche in nostra assenza, a chi ci ha amato e che abbiamo amato. Grande responsabilità perché anche il contrario è vero, una parola un gesto possono creare un tratto di deserto, una permanente cicatrice che porterà, per sempre la nostra firma.
Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fino in fondo...avrò bisogno di qualche giorno per ritrovare un po' di equilibrio emotivo. A tutti un abbraccio.
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