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E' impossibile raggiungere la parità tra gli esseri. Le differenze vanno rispettate. Il potere venga gestito da colui che è degno, altrimenti la lotta di classe sarà l'ovvia conseguenza. La vera armonia esiste quando il posto esteriore è supportato da una dignità interiore.
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sabato, gennaio 31, 2004
 

Greta (qualche anno dopo la vendita)

L'esame.

A primavera avanzata, messa la barca in terra e considerati gli allagamenti della passata stagione, era essenziale trovare un maestro calafato che potesse fare un controllo generale a tutto lo scafo…senza mettermi sul lastrico. In cantiere il vecchio che ancora si occupava di questa attività non si sentiva in grado di affrontare un lavoro così impegnativo e si doveva cercare altrove. Avevo già provveduto, su indicazione del vecchio ad estrarre tutte le vecchie stoppe e l'aspetto dello scafo era abbastanza deprimente, più che una solida barca pareva una gabbia per conigli. In molti punti lo spazio tra i corsi del fasciame era di quasi due centimetri, impensabile riempirlo solo con stoppa in modo affidabile; già il carpentiere del cantiere aveva ventilato l'idea di fresare tutte le fughe fino a tre centimetri per inserire, ed incollare, strisce di legno nuovo. Idea improponibile, sia per questioni tecniche che per motivi economici. Col morale a terra mi ero ingegnato a sostituire qualche parte del fasciame visibilmente avariato, quando finalmente un amico mi passò un bigliettino con un numero di telefono "Si chiama Bepi Ghitara" mi disse "è l'uomo che fa per te".

Così Bepi prese in mano la situazione, sistemò con maestria i punti maggiormente critici, approvò le mie riparazioni, e lavorando assieme, si chiacchierava, ci si raccontava, si diventava amici. Bepi capì che non ero il solito "armatore" con solido conto in banca, e che ogni giornata di lavoro suo era per me un problema in più da risolvere. Così una mattina dispose in bell'ordine sull'impalcatura che contornava lo scafo i vari ferri della sua arte, la mazzetta, il pacco di stoppa e mi disse:" prova a calafatare questo comento…" Così cominciai ad arrotolare la stoppa cercando di darle la misura giusta per la larghezza del lavoro da fare, poi con colpi leggeri e il ferro più sottile, inserirla nel comento doppiandola più o meno, secondo la larghezza del vuoto tra le tavole, terminata la stoppa con un altro ferro appropriato la si ribatte  con più energia, per pareggiarla, ma senza esagerare, se no si rischia di farla passare all'interno dello scafo…un segno di gesso per ricordare dove si è terminato il secondo passaggio, e ancora si ritorna sui propri passi per un ultima battitura che compatta definitivamente la stoppa, il ferro è largo per pareggiare bene tutto, si può battere con energia, ma con precisione mi raccomando, se no il bordo del legno si può schiacciare e diviene un possibile inizio di deterioramento… ho finito, ho fatto il mio metro e mezzo di calafataggio adesso basta passare lo stucco al minio. Bepi non apre bocca, prende la mazzetta e un ferro e prova a ribattere qualche punto del mio lavoro…." Va bene, " mi dice " quando hai finito tutto chiamami che vengo a riprendere i miei attrezzi".

Non credo sia normale che un artigiano rinunci a parte del proprio lavoro e del proprio guadagno solo per fare un favore ad uno quasi sconosciuto….ma quando ci sono di mezzo le barche succede anche questo.

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venerdì, gennaio 30, 2004
 

H. Rousseau foresta tropicalePreda

Come un animale
in caccia
cercavo cauto
sollecitando fibre
sensibilità,
scrutavo attento
reazioni, sussulti
per capire quando
l'altro animale
travolti tutti i limiti
sarebbe esploso
fuori dal

per coglierlo d'un balzo
e insieme
svanire.
Credevo questo
parte dell'amore.

offerto da skipper246 | 17:36 | commenti (23)


mercoledì, gennaio 28, 2004
 

La signora non gelosa

Una signora che stava diventando gelosa non lo
diventò.
Nemmeno un po'?
Sì un po' sì, ma pochissimo, come un solletico al
contrario che invece di far ridere manca poco
a piangere.

Vivian Lamarque






offerto da skipper246 | 19:32 | commenti (25)


martedì, gennaio 27, 2004
 

Il seminatore Van Goog

La paura di trovare nebbia mi ha fatto arrivare con largo anticipo a Sermide; e il non trovare il biglietto su cui avevo diligentemente segnato il cellulare di colfavoredellenebbie mi hanno consigliato una breve passeggiata per le vie della cittadina e respirare l'atmosfera tipica della bassa che pare così refrattaria allo spirito, alla fretta dell'industria e tanto più legato al ritmo dei versi pascoliani...."scusi, può dirmi dov'è la posta?" perso il bigliettino con i riferimenti questo è l'unico brandello che ha trattenuto la mia memoria ed è ampiamente sufficiente, come è sufficiente uno sguardo all'interno della sala imbandita per individuare tra le varie figure presenti quella che concentra...(neanche tanto) la carica di vitalità, energia, affetto, e che identifico immediatamente con Colfavore, gli occhi ridono assieme al cuore, accolgono pacata serenità di Lino I°(bisognerà pur distinguerli), una rapida escursione in cucina per ammirare le creazioni di colfavore e poi di corsa verso una stazioncina....degna di Sergio Leone, per raccogliere Justannie...segni particolari, una borsa rossa con disegni cinesi...ma quando scende dal trenino, gli occhi non colgono certo la borsa ben altri sono i segni particolari che colpiscono in questo folletto che sprigiona malizia e vitalità e gioia (esattamente come la sua prosa).
E poi si aggiungono gli abbracci all'aroma di toscano di Maqroll (Lino II°) il volto solare di stazitta, la discrezione di mammalara, che si propone come personaggio marginale tra i battellieri ma in poche battute delinea la sua importante personalità. Il sorriso e lo sguardo amorevolmente ironico di gardenia e la riservatezza del marito (Lino III°), e stepa, lorelai, le trecce sbarazzine di momi, notimetolose, l'ironia un po' dissacrante di precipitandosivola. La rete di collegamenti virtuali regge stupendamente alla verifica della realtà toccata, vissuta, abbracciata..si corre quasi il rischio di dimenticare Emergency per non interrompere questo fluire di emozioni, si vorrebbe parlare contemporaneamente con tutti testimoniare a tutti che è vero, che si sta bene assieme che quello che si scrive coincide con quello che si sente. Sento di dover chiedere scusa a Colfavore...perché in quell'atmosfera, non ho saputo prestare la dovuta attenzione alle creazioni culinarie che hanno rappresentato la parte concreta dell'impegno e dell'affetto che Colfavore ha messo a base di quest'incontro, e non solo. Il resto è già stato raccontato, mi sbaglierò ma l'impressione e che maqroll abbia già messo a cultura qualche idea che è balenata tra una forchettata di pasticcio di maccheroni, una fetta di moussse di carne o un boccone di luccio in "savor". Difficile lasciare tutto ciò, ho l'impressione che possa essere l'atto di nascita di una diversa consapevolezza e la presa d'atto della possibilità di utilizzare uno strumento nuovo di cui non si conosce bene la forza.(Chi si sente dimenticato protesti pure, avrà una dose supplementare di affetto). Saluto la compagnia sollecitato da qualche telefonata da un mondo che in qualche modo è parte fondante della mia adolescenza, della mia formazione.
Mi spiace aver promesso ai miei cugini, che abitano a pochi chilometri da Sermide, di essere da loro per cena, senza per altro riuscirci, tempo ne è passato molto ma l'imbarazzo non trova spazio tra noi.
Tempo ne è passato molto, la Cascina senza energia elettrica è diventata muta (ma non dispera ancora), qualche rettangolo d'erba e grano ha germogliato villette monofamiliari, degne di "Domus", i portoncini delle case in paese sfoggiano citofoni nuovi di trinca, che mi sembrano il simbolo più evidente di un cambiato tessuto sociale.
Tempo ne è passato molto e me lo ricorda il fagottino strillante che cercavo di placare inutilmente in attesa del ritorno di sua madre, che si è trasformato in una bella signora oltre la quarantina, mamma di un giovanotto diciassettenne alle prese con problemi e difficoltà proposte dalla vita.
Tempo ne è passato molto, e molte sono le cose da raccontare, così la visita si allunga, ancora un giorno, ancora un'ora, una stretta di mano, un abbraccio a sottolineare un momento di particolare emozione. Scopro allora una cosa che mi riempie di una nuova consapevolezza, di una nuova responsabilità. Parlando ed ascoltando ho scoperto che quando si cammina, nella vita, con la parola, con gli atteggiamenti, con uno sguardo si sparge un seme negli animi di chi cammina, tanto o poco, con noi; e questi semi germogliano, diventano aiuole, fiori, alberi; riferimenti, oasi in grado di offrire rifugio, anche in nostra assenza, a chi ci ha amato e che abbiamo amato. Grande responsabilità perché anche il contrario è vero, una parola un gesto possono creare un tratto di deserto, una permanente cicatrice che porterà, per sempre la nostra firma.
Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fino in fondo...avrò bisogno di qualche giorno per ritrovare un po' di equilibrio emotivo. A tutti un abbraccio.

offerto da skipper246 | 15:46 | commenti (17)


venerdì, gennaio 23, 2004
 

Michelangelo il prigioneCoraggio

Perché
accettare
serie infinita
di lugubri serragli.
Rotola spento
l'animo
nel lezzo disperato.
Dove trovare
sicura convinzione
che tutto
è un'illusione
e che la vita
esige
d'essere vissuta.

offerto da skipper246 | 21:39 | commenti (21)
 

Secondo i più recenti dati ISTAT (2003) su circa 57 milioni di Italiani poco più di 3.500.000 sono forniti di laurea, 14.000.000 di titolo medio superiore, 16.500.000 di scuola media e ben 22.500.000 sono privi di titoli di studio o possiedono, al massimo, la licenza elementare. In percentuale 39,2% dei nostri concittadini sono fuori della Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo del possesso di almeno otto anni di scolarità.

Dal sito UNLA (Unione nazionale per la lotta all'analfabetismo)

Domanda: quanti "Lino" servirebbero per ridare dignità all'Italia?

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giovedì, gennaio 22, 2004
 

"Non credo - conclude - che adesso si debba fare la caccia alle streghe, anche con controlli eccessivi, perché non c'è controllo che tenga. E' come quando si scopre che un cittadino che sembrava a tutti una persona perbene, un galantuomo, aveva ammazzato 50 vecchiette".

Questo è il Berlusconi - pensiero sul caso Parmalat...che mi non mi pare una premessa ad una azione incisiva moralizzatrice, quanto piuttosto una parziale giustificazione ad un incidente di percorso e soprattutto non si facciano troppi controlli...che non si scopra qualcosa che lo tocchi da vicino...lifting applicato alla parte sbagliata...andava rivista la moralità non l'aspetto....che tristezza.


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mercoledì, gennaio 21, 2004
 

La colletta per il posto di Thao

21 gennaio 2004

di Cesare Martinetti

E’ una piccola storia, che non cambierà la Storia, ma segnala almeno che qualche volta il rullo compressore delle ristrutturazioni aziendali si può fermare con l’esercizio di una pratica antica e desueta: la solidarietà. Capita a Parigi, alla Reuters, un tempo agenzia di stampa, ora grande gruppo che fornisce «informazioni e servizi finanziari», 16 mila dipendenti nel mondo, 450 in Francia, di cui 90 giornalisti uno dei quali destinato al licenziamento secondo il piano «fast forward», avanti veloce, deciso dalla direzione di Londra, che prevede tremila tagli in due anni.

Ma qui a Parigi gli altri 89 giornalisti (fotoreporter e cameramen compresi) non ci stanno. Scioperano quattro giorni, decidono di condividere i sacrifici e salvare il posto al collega, Thao, un vietnamita di 54 anni, impiegato all’agenzia da 34, un uomo mite e modesto, che non ha mai scritto notizie fondamentali, addetto più che altro al lavoro prezioso e oscuro di lettura e selezione delle notizie. Uno di quei centrocampisti che tengono su la squadra ma non fanno mai gol. A Thao mancano 2 anni e mezzo per la pensione. Li farà, grazie ai suoi colleghi. Ma non solo.

Dai quattro giorni di sciopero è uscita una soluzione in cui ognuno dei tre soggetti in gioco accetta di perdere qualcosa. Gli 89 giornalisti contribuiranno rinunciando a cento dei cinquecento giorni di ferie da recuperare. La direzione parigina dell’agenzia risparmierà sulle auto di servizio e sull’affitto di quadri che decorano gli uffici (una spesa di due-tremila euro il mese). Thao dovrà accettare di lavorare per due terzi dell’orario e nell’altro terzo fare un corso pagato dalla previdenza.
Il direttore della sede parigina della Reuters dice che è una buona soluzione «per tutti». Manca solo il consenso di Thao che ancora ieri non ha voluto dirci che vuol fare. Parlerà lunedì. Se dovesse rifiutare, il suo «terzo» finirebbe a carico dei colleghi. Salvato dalla solidarietà, il giornalista si dimostrerà altrettanto solidale? Cinicamente destinato al licenziamento perché oscuro e invisibile, Thao ha ora addosso gli occhi di tutti.

Da "La Stampa" on line

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martedì, gennaio 20, 2004
 

L'astronomo

Nell'ombra del tempio vedemmo, il mio amico ed io, un cieco che sedeva in disparte. E il mio amico disse:" Guarda, l'uomo più saggio della nostra terra".
Lasciando il mio amico mi avvicinai al cieco, salutandolo. E prendemmo a parlare.
Dopo un poco dissi:" Perdona la mia domanda: da quanto tempo sei cieco?".
"Dalla nascita", rispose.
Dissi io:"E quale sentiero di sapienza percorri?".
Disse lui:" Sono astronomo".
E appoggiando la mano sul petto disse:" Scruto questi soli, e lune, e stelle".

Kahlil Gibran Il folle.

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lunedì, gennaio 19, 2004
 

E il mercante disse: Parlaci del Commercio.
E lui rispose dicendo:
La terra vi concede i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvene le mani.
Scambiandovi i doni della terra scoprirete l'abbondanza e sarete saziati.
Ma se lo scambio non avverrà in amore e in generosa giustizia, renderà gli uni avidi e gli altri affamati.

Quando sulle piazze del mercato voi, lavoratori del mare dei campi e delle vigne, incontrerete i tessitori e i vasai e gli speziali,
invocate lo spirito supremo della terra affinché scenda in mezzo a voi a santificare le bilance e il calcolo, affinché valore corrisponda a valore.

E non tollerate che tratti con voi chi ha la mano sterile, perché vi renderà chiacchiere in cambio della vostra fatica.
A tali uomini direte:
"Seguiteci nei campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti nel mare.
La terra e il mare saranno generosi con voi quanto con noi."

E se là verranno i cantori, i danzatori e i suonatori di flauto, comperate pure i loro doni.
Anch'essi sono raccogliatori di incenso e frutta, e ciò che vi offrono, benché sia fatto della sostanza dei sogni, reca ornamento e cibo all'anima vostra.

E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno si allontani a mani vuote.
Poiché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento sin quando il bisogno dell'ultimo di voi non sarà appagato.

Kahlil Gibran IL PROFETA

Lo so che lo conoscete tutti "Il Profeta" ma non fa male ricordarlo ogni tanto

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domenica, gennaio 18, 2004
 

Irina nelle bocche di Cattaro.

Copertina del fascicoletto che raccoglie le ricette della mini-crociera.."Kulinarische Erinnerungen an eine spaetsommerlische Seereise von Monfalcone bis Kotor"

Una crociera appendice con appendice a terra.

Rientrati dalla solita crociera estiva l'armatore mi informa che la barca è stata noleggiata, senza equipaggio, ad un gruppo di 9 tedeschi, tra cui il comandante del Vagrant. Dopo qualche scambio di opinioni si trova un compromesso, gli ospiti copriranno i ruoli dei marinai, mentre il comandante (cioè io) e la cuoca conserveranno i rispettivi ruoli. In 13 giorni da Monfalcone si programma di giungere fino a Cattaro…che è una bella tirata. Devo dire che non vedevo con entusiasmo la situazione, ospiti-equipaggio che non conoscevo e un altro comandante a bordo che aveva la responsabilità di una barca più grande della mia. Fortunatamente i fatti mi diedero torto e la correttezza degli ospiti e la cucina di mia madre crearono un'atmosfera veramente amichevole. Tempi stretti e quindi tappe forzate. Partenza un giovedì pomeriggio 16/09/1976 e prima tappa a Pirano per assolvere gli obblighi burocratici. Una simpatica ospite, si assume il compito di registrare un diario di bordo gastronomico inventando improbabili nomi italo tedeschi ai piatti che hanno fissato le tappe della crociera, ve li riporterò in breve, magari travasando le ricette complete nella cucina del battello.

Si comincia con una pasta asciutta "Irina" in porto che si rivela essere una pasta al pesto mentre a Pirano ci aspetta un Pollo a la "Signora" : pollo con funghi, verdure e panna.

L'indomani approfittando di una bella bora ci mettiamo dietro le spalle l'Istria il famigerato Quarnaro e infine, con andatura di sogno vento fresco al lasco, mare piatto, corriamo a dieci nodi fino a Premuda. Il Log culinario registra Risotto Tonini (risotto ai porri) a pranzo, buffet freddo a cena per venerdì, la navigazione continua la notte e per sabato colpo da maestro della cuoca: Ravioli a la Mantovana (pasta tirata a mano e il tutto in navigazione!!!) e peperoni ripieni. Alla sera suggestiva grigliata a terra sull'isola di Premuda: Pollo alla "Dieter" , braciole alla "Bernd" patate sotto la cenere bruschette "Premuda" E poi ditemi che la vita di bordo non è stressante. Siamo così a Domenica, partenza prima dell'alba per arrivare a fare un bagno in una baia a Zut condito da Spaghetti alla "Gretel" (Amatriciana) e verdure alla "Friedolin" (caponata) la giornata si chiude dopo un altro trasferimento nella tranquillissima baia di Rogosnica con una frittata a la "Deckschrubber" (frittata con gli spinaci).

La crociera prosegue toccando Curzola, Dubrovnik (ovvia sosta per visitare la città, veramente magica, prima di essere stravolta dal turismo), per concludersi nella baia di Cattaro dove meritiamo l'applauso di una nave passeggeri per la manovra di ancoraggio eseguita a vela. Il ritorno è ancora più pressante da rimarcare solo un'altra grigliata a terra nella baia di Okuklie (isola di Mljet) dove in mancanza di ristoranti finiamo ospiti di un ex maestro elementare di Zagabria trasformatosi in pescatore che ci mette a disposizione gli sgombri appena pescati nonché la sua bella voce e la sua conoscenza di canti goliardici (in latino!).

L'appendice a terra del titolo è rappresentata da una piacevolissima sorpresa. Il gruppo degli ospiti invitarono me e mia madre, durante l'inverno, per una settimana a Bielefeld, la cittadina presso Hannover dove abitavano…offrendoci anche il viaggio aereo. Torno a ripetere, la vita di bordo è proprio una vitaccia…

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venerdì, gennaio 16, 2004
 

Primo giorno d'una estate
che già per me
in pieno
porta colori
umori che sono
dell'autunno
follia anelare
di nuovo il miracolo
del pesco
il bocciolo della rosa
e così spingere
più in fretta
il rotolare della vita.
Tenere seduto lo spirito
lasciare al tempo
il tempo di scorrere
su di me
perché così difficile.

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giovedì, gennaio 15, 2004
 

La maggiore utilità del Tao consiste nella sua vacuità.
E' il vuoto all'interno delle canne che le fa divenirre flauti.
Ed è il Tao del respiro che è il movimento dell'universo.
Le canne da sole non possono produrre musica.

Le canne producono la musica perché sono vuote. Ma il vuoto da solo non è sufficiente. E' anche necessaria una determinata lunghezza. Una volta che viene stabilita la lunghezza giusta del vuoto, il timbro della canna è certo. Non è possibile mutarlo: la canna resta fedele alla sua natura.
Un flauto è la stessa cosa, ma ha dei fori supplementari. Altre nullità - per la delizia dei seguaci del Tao! Ma queste nullità devono essere poste alle giuste distanze, se vogliamo che la natura del flauto - derivata dalla definita lunghezza del nulla - sia fedele in ogni caso, il Tao afferma che senza quelle nullità lo strumento non sarebbe di alcuna utilità.
Ma chi utilizza quella nullità?
Se la musica fosse nelle canne, allora esse produrrebbero musica anche se fossero immobili, posate su una roccia. Ma non possono. E' il sonatore che fa la musica.
Perciò non sprecate il vostro tempo a guardare lo strumento. Ascoltate il suonatore. Respirerete attraverso il nulla.
Come è possibile che così poco basti a commuovere tanto una persona?

IL TAO DELLA VITA QUOTIDIANA Deng Ming - Dao

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mercoledì, gennaio 14, 2004
 

L'avventura

Siamo alla preistoria. 1970, istruttore del centro velico Caprera , bisogna risolvere un problema. Una degli allievi simbolo Giorgio detto il "Nostro" ha ceduto a buon prezzo al centro un Mousquetaire in ottimo stato, con l'unica clausola: che non si cambi il nome della barca: " Miss K" che letto all'inglese suona "miss kei" ma all'italiana "mi ss cappa"…(per inciso la barca successiva la battezzò:" Miss K - ancora". Il problema non era certo questo, ma il fatto che il Mousquetaire stava a Savona e andava portato a Caprera ….6 metri e 40 di barca…senza motore. Veramente il motore c'era, un seagull dimenticato in un gavone che avrebbe certo fatto onore alla sua fama di affidabilità totale. Ma giusto per qualche manovra in porto.
Così nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo ci ritrovammo in quattro al porto vecchio di Savona. Primo errore logistico, i negozi sono ormai chiusi, e per arricchire la cambusa a base unica di spaghetti, pelati e qualche scatoletta riusciamo a rimediare in un bar un po' d'acqua minerale, birra, e biscotti. Terminati i preparativi sistemata la barca si sono fatte le undici. Stabiliti i turni, approfittiamo della brezza di terra per lasciare l'ormeggio a vela, sfiliamo sottobordo alle navi da carico, illividiti dalle luci gialle che illuminano le banchine. Liberi dal molo esterno la brezza si distende e ci porta l'odore di legno bruciato da un incendio che si vede punteggiare le creste delle colline alle spalle della città. Rotta per sud sud est vento largo, ma al buio con equipaggio sconosciuto non ritengo utile dare spinnaker, tento più che si cammina a buoni quattro nodi (per inciso l'unico strumento a bordo è la bussola quindi navigazione stimata nel senso più completo…). Non c'è onda ma il movimento della barca è sufficiente per mettere al tappeto l'unica ragazza a bordo che soffrirà il mare per tutte le 52 ore della traversata, non mi è più capitato di vedere un caso simile. Se continua così sono 23 ore fino a Capo Corso, non fa freddo, un po' di foschia ci fa vedere solo qualche stella. L'alba ci coglie in mezzo al Tirreno con un calo di vento che riduce l'andatura a poco più di un nodo.. approfittiamo per fare colazione consolare la povera ragazza che per risparmiarsi le corse dalla cuccetta al bordo sta abbracciata ad un secchio, cerchiamo di farla bere perché non si disidrati ma non le resta molto nello stomaco. Il sole si è alzato sull'orizzonte e torna anche il vento, un gentile ponentino, che invita ad alzare lo spinnaker, detto fatto la velocità sale subito a quattro nodi e mezzo, ma chi sta al timone non può distrarsi e i cambi si fanno più frequenti. Non c'è nulla da vedere, il sole sale al culmine e poi si riavvicina all'orizzonte, il vento gira in prua e dobbiamo ammainare spi, ma pur di bolina riusciamo a tenere la rotta. Mancano un paio d'ore al tramonto, e all'orizzonte compare una sagoma scura ,bassa. Uno sguardo col binocolo consente di riconoscere una superpetroliera a pieno carico, è grande ma ancora lontana, noi camminiamo qualcosa meno di quattro nodi dovremmo incrociarla di prua senza problemi. C'è tanto spazio in mare.. non è possibile che ci si debba incrociare con l'unica nave vista in una giornata di navigazione….Abbiamo la precedenza ma …mi pare difficile reclamarla. Siamo esattamente sulla sua rotta, circa 600 metri lontano, è impressionante, non fa un onda di prua si vede il mare davanti a lei che sale…come le pendici di una collinetta…noi in un minuto facciamo circa 100 metri, lei ne fa quattrocento…sono sicuro di passare tranquillamente…ma non riusciamo a togliere gli occhi da quella massa, sembra sempre di vederla di prua…piano piano si delinea la fiancata, cambia l'angolo di visuale, adesso la prospettiva muta velocemente e il mostro passa a 100 m dalla nostra poppa facendoci fare un po' di surf sulle sue onde. Nessuno dice niente, ma il sollievo è evidente. Ancora la notte, qualche manovra alle vele, verso le dieci il faro della Giraglia che conferma le stime, un'altra alba le coste della Corsica, di nuovo spi, il gioco di identificare i luoghi cospicui. Qualche refolo di vento che ci fa toccare i cinque nodi per la gioia dell'equipaggio. Di nuovo buio e in più foschia che crea tensione Senza i riferimenti dei fari sarà difficile domattina capire quando sarà il momento di accostare per entrare nelle bocche di Bonifacio. Ma va tutto bene, all'alba riconosco Porto Vecchio, e qualche ora dopo la linea di fila delle barche del centro velico che fanno il corso istruttori. Grandi feste, mi aggrego a loro fino alla Maddalena e solo per entrare in porto mi faccio dare un rimorchio per arrivare in banchina. Appena a terra la ragazza si riprende e nonostante l'esperienza non perse la passione.

Ancora adesso considero questa traversata una delle più belle esperienze della mia vita nautica, massimo della semplicità ma anche massimo dell'attenzione,

offerto da skipper246 | 22:13 | commenti (10)


martedì, gennaio 13, 2004
 

A vacanza conclusa

A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così
lasciare la vita?


Vivian Lamarque, Una quieta polvere, 1996, Mondadori










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lunedì, gennaio 12, 2004
 

LINGUAGGIO DEI FANCIULLI DI SERA

"Una greve viola viva vaneggia oggi venerdì..."
(no, taci
, siamo a Casarsa: guarda le case e i teneri

alberi che tremano sul fosso). "una viola vaneggia...."
(Cosa sento? Sono le sei; un ontano si piega

sotto una vampata d'aria). "Una viola vive sola..."
Una viola: la mia morte? Sediamoci qui

sopra una zolla e pensiamo." Una viola, ahi canta..."
Senti quei gridi di cenere sotto questo filare,

stringendomi contro il petto troppo vivo il vestito.
"Sciolta la viola per tutto il mondo ride..."

E' ora che ricordi quei gridi che si ingorgano,
dall'orizzonte azzurro, con un brusio che mi ubriaca.

"L'azzurro..." parola nuda, sola nel silenzio
del cielo. Siamo a Casarsa, sono le sei,ricordo....

Pier Paolo Pasolini da: "La meglio gioventù"

Sò che è quasi incomprensibile ma provate a leggere l'originale in friulano...come sempre il ritmo e la musicalità sono intraducibili, a me sembra un Pasolini più liberamente poeta.

LENGAS DAI FRUS DI SERA

"Na greva viola viva a savariéa vuèi Vinars..."
(No, tas, sin a Ciasarsa: jot li ciasis e i tìnars

lens ch'a trimin tal rìul). "Na viola a savarièa..."
(Se i sìintiu? a son lis seis; un aunàr al si plea

sot na vampa di aria). "Na viola a vif bessola..."
Na viola: la me muàrt? Sintànsi cà parsora

di na sofa a pensàn. "Na viola, ahi la cianta..."
Chej sìgus di sinisa i sint sot chista planta,

strinzimmi countra il stomi massa vif il vistìt.
"Dispeàda la viola par dut il mond a rit..."

A è ora ch'i requerdi chej sigus ch'a revòchin
da l'orizont azùr c'un sansùr ch'al mi incioca.

"L'azur..." peraula crota, bessola tal silensi
dal sèil. Sin a Ciasarsa, a son sèis bos, m'impensi...

Una nostalgia così solo il dialetto riesce ad esprimerla (peccato che si riesca a restare solo in superficie)

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domenica, gennaio 11, 2004
 

Prendete una trentina di persone, di età compresa tra i 45 e i 60 ( con qualche punta prossima agli 80) invece di metterli in una poltrona davanti alla TV, con il richiamo di una indefinita passeggiata sul carso sloveno, fategli affrontare ripidi sentieri ghiacciati, pietre scivolose, cinque-seicento metri di grotta non attrezzata...Si, nell'arco della giornata si potrà sentire qualche moccolo svolazzante, ma nel complesso un po' tirando, un po' spingendo, rientrando le pance nei passaggi speleologici più angusti, il percorso in grado di mettere in difficoltà una pattuglia di incursori è (quasi) da tutti superato (salvando legamenti, femori e quant'altro). Negli occhi e nel cuore resta la visione del sole che filtra tra i rami spogli coperti di brina, facedoli brillare più e meglio delle luminarie natalizie; un vallone ad imbuto ornato da cascate di ghiaccio raggiunto dopo i famosi seicento metri di grotta; due agnellini nati da venti minuti, una copia di capre (non tibetane) che festeggiavano la loro voglia di vivere scambiandosi sonore cornate. Ma quello che ha reso più positiva la giornata è stato sentire la guida (uno speleologo sloveno) che ci ha accompagnato in una seconda grotta, questa volta attrezzata per visite turistiche, accennando ad un inghiottitoio profondo una trentina di metri, ci ha detto che da li avevano estratto circa trecento chili di ossa di "infoibati"....
La vicenda delle foibe, ennesima follia dell'intolleranza umana, nelle zone di confine italo-jugoslava è stato per anni intoccabile, maneggiata come clava dalla destra per denigrare il regime di Tito, negata o deformata sull'altro versante per farne ricadere la responsabilità prima sull'occupazione fascista....In quella grotta italiani e sloveni insieme hanno in qualche modo reso omaggio a quei morti, sentendone il peso senza però accollare a chi vive adesso gli errori di ieri. Credo sia un bel passo avanti.

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sabato, gennaio 10, 2004
 

Amicizia

Quando riuscirai
rapita da un tramonto
a poggiare la tua testa
alla mia spalla
per gustarne assieme
l'emozione
dimenticando il mare
della paura e del
fraintendimento
allora
saprò
che mi senti
veramente amico

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venerdì, gennaio 09, 2004
 

Disavventure…imbarazzanti

Era un anno di transizione e avevo trovato imbarco su uno scafo piccolo, quasi moderno, più motor - sailer che barca a vela, ma per una crociera estiva in Dalmazia con persone digiune di vela e non appassionate era ideale. A bordo c'erano solo la moglie dell'armatore e una coppia di amici, giovani e simpatici, senza alcuna esperienza di navigazione, il che mi metteva in posizione di forza…quasi una vacanza. Mi occupavo ovviamente anche della cucina e tutto procedeva per il meglio finché un giorno la ragazza più giovane propose una sua specialità, una pasta fredda condita con abbondantissimi pomodorini freschi, basilico ed erbe aromatiche varie, piatto gradevolissimo nel caldo estivo ed il suo giovane compagno le fece veramente onore. L'indomani mattina mi cerca, con aria imbarazzatissima e mi spiega che il WC elettrico non funziona più, non sa che fare, si offre di intervenire lui…non è gradevole ma fa parte dei molteplici incarichi che si assume chi decide di spassarsela in barca. Trafficato per mezzora proprio con quella cosa li, posso smontare il motorino elettrico del WC e scopro che la piccola turbina tritatutto è evidentemente incapace di smaltire le pelli di pomodoro, che hanno bloccato il tutto. La crociera riprende serenamente fino a quando incappiamo di nuovo nella pasta fredda, che era stata gradita da tutti. Potete immaginare il giorno dopo la faccia del giovanotto quando è venuto a comunicarmi che ….era successo di nuovo, se avesse potuto si sarebbe seppellito sotto terra. Operazione ormai di routine (si fa per dire) e tutto ritorna in ordine, lo rassicuro in tutti i modi che non deve sentirsi responsabile, che non ci pensi più. In effetti non capitarono più incidenti del genere, e capii perché una mattina che, svegliatomi un po' prima del solito, lo vidi allontanarsi, a remi col gommoncino, in cerca di un luogo appartato nel sottobosco che arrivava quasi fino al mare.

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giovedì, gennaio 08, 2004
 

Volare è il contrario del viaggio
Attraverso una discontinuità dello spazio
Sparisci nel vuoto
Accetti di non essere in nessun luogo
Per una durata che è anch'essa
Una specie di vuoto nel tempo;
poi riappari,
in un luogo e in un momento
senza rapporto col dove e col quando
in cui eri sparito.

Italo Calvino

offerto da skipper246 | 22:23 | commenti (9)
 
Se ci sono termini "nautici" che non conoscete metteteli nei commenti, vedrò di fare un piccolo glossario
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mercoledì, gennaio 07, 2004
 


Greta

Disavventure diurne

Questa volta sono su una barca piccola (12 m), in legno che è stata mia e della mia compagna per qualche anno (periodo che si riferisce ad entrambe).Sbarcati gli ospiti a Termoli imbarcano la mia compagna col figlio e un amico, un'altra coppia ci raggiungerà a Reggio Calabria, meta Malta. Tutto procede bene, la barca è vecchia e pesante ma si muove bene sull'acqua, e a parte qualche rischio preso lungo la costa orientale della Sicilia per mancanza di carte dettagliate, arriviamo felicemente nel suggestivo porto fortificato della Valletta.
Il giorno seguente spinti da una tramontana fresca e onda ben formata; con yankee, trinchetta bomata, maestra e mezzana a riva, di bolina larga, andiamo verso Gozo. La giornata è veramente splendida, ben carenata la barca cavalca agevolmente le onde che con qualche frangente riescono a montare in coperta. Scendo a basso e noto la moquette della dinette bagnata…gli oblò sono chiusi non sembra che possano essere stati gli spruzzi. Torno fuori e mi infilo nel locale macchine, lo spettacolo è abbastanza preoccupante, l'acqua arriva fin sotto il motore e lambisce le batterie, un bidone d'olio, mal sistemato, si è rovesciato e l'acqua e lo sbandamento della barca hanno provveduto a spalmarlo dappertutto…anche negli stipetti dove tenevamo la biancheria …..Attivata immediatamente la pompa di sentina elettrica e manuale, ammainate le vele dirigiamo in una baietta riparata per cercar di capire cosa è successo e soprattutto per capire se le pompe riescono ad aver la meglio sulla falla. Fortunatamente il livello cala e mentre il resto dell'equipaggio riassetta la barca e fa asciugare tutto quanto c'è di fradicio, spagliolo tutta la barca per individuare la falla. Infine la trovo, circa 15 cm. di calafataggio per 7- 8 mm di larghezza sono stai sputati fuori dal movimento della barca, esattamente in corrispondenza del piede d'albero, quindi inaccessibile dall'interno. Poco male, maschera e pinne, un grosso cacciavite (non ho utensili da calafato, non ancora) martello e uno straccio faccio una riparazione provvisoria sufficiente per raggiungere Gozo.
L'indomani mi procuro chiodi di rame, del compensato marino da tre mm; non trovo stoppa ma rimedio intrecciando del cordino di cotone fino a raggiungere il diametro adatto. La difficoltà si presenta per mettere in opera il tutto, il lavoro richiede continuità, ma la mia apnea, per quanto buona, ha dei limiti. Dopo qualche tentativo infruttuoso, comincio a pensare a qualche soluzione che mi permetta di avere aria sott'acqa. Bernard Moitessier propone nei suoi libri alcuni sistemi, ma sono un po' macchinosi, però mi si accende una lampadina! Il soffietto per gonfiare il gommone e la manichetta dell'acqua abbinati ad un volonteroso che pompi con energia ed eccomi trasformato in palombaro…..Veramente non è stato cosi immediato, ci sono voluti diversi litri d'acqua di mare bevuti e parecchi tentativi prima di trovare il giusto accordo tra il ritmo del mio respiro e quello dell'addetto al sofietto. Alla fine era divertente, lavoravo tranquillamente come con un autorespiratore, solo due aspetti negativi, uno che non si può scendere sotto i due metri due metri e mezzo, il secondo che il povero addetto alla pompa dopo venti minuti di lavoro grondava sudore come una fontana.
La riparazione, assieme ad un'altra che si rese necessaria durante il rientro, tennero tutto l'inverno ed anche per una piccola crociera pasquale. E quando tirammo la barca in terra per i lavori stagionali imparai anche a calafatare…ma questa è un'altra storia.

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martedì, gennaio 06, 2004
 

Vagrant al gran lasco con brezza leggera al tramonto lungo le coste siciliane

Disavventure notturne

Quell'anno il charter non era riuscito a liberarsi dagli impegni per la data stabilita, l'appuntamento fu quindi spostato da S.Tropez a Golfo Baratti, una baia poco a nord di Piombino, con l'isola d'Elba a poche miglia per qualche bagno. Per qualche giorno restammo all'ancora, il charter dormiva a terra e ci si sentiva via radio per accordarsi sui programmi. Il sabato il tempo era incerto e non era venuto a bordo, ma quando ci sentiamo mi dice che l'indomani vorrebbe andare a Viareggio per assistere alla partenza della Viareggio Bastia Viareggio…Faccio due conti sono sessanta miglia , non è proprio a due passi ma può essere fattibile partendo un po' presto. Chiusa la comunicazione faccio i soliti controlli, e scopro che sono assai scarso di gasolio, prevedendo di fare il pieno a Piombino prima di partire per la Francia. Poco male è solo sabato pomeriggio in poco più di mezz'ora sono a Piombino…per scrupolo chiamo la Capitaneria di porto, il distributore è chiuso sabato e domenica. Per fare il viaggio tranquillo ho bisogno di 200 litri di gasolio, non proprio una bazzeccola. Faccio altri tentativi ma non ci sono ormeggi accessibili. Ormai si è fatto tardi e non trovo altra soluzione che scendere a terra col gommone, telefonare per un taxi e spiegargli il problema. Il tassista entra nello spirito recupera quattro taniche e poi imbocchiamo l'autostrada per trovare il distributore aperto. Tutto secondo programma in tre quarti d'ora sono di nuovo sul gommone dove mi ha aspettato un marinaio, ormai si è fatto buio ma la sagoma della barca e la luce di fonda si distinguono bene. Torniamo a bordo, travasiamo le prime quattro taniche, ma quando cerchiamo il gommone per il secondo giro….solo il buio, il marinaio nella fretta ha sbagliato il nodo d'ormeggio e la brezza l'ha portato via. Fortunatamente soffia dal mare e quindi non è perso, resta il problema di raggiungere la riva con le taniche, lontana buoni 500 metri. Non trovo altra soluzione che infilarmi muta e pinne, legare assieme le taniche e nuotare nel buio fino al taxi. Spiegato al perplesso tassista lo svolgersi degli eventi il suo commento fu:" dirò a mia moglie che ho fatto tardi con una tedesca, perché se le racconto 'sta storia non ci crederà mai". In conclusione: io ritrovai il gommone perduto, il tassista portò il resto del gasolio e il marinaio pagò una cena a tutto l'equipaggio.

Ovviamente il giorno dopo il trasferimento a Viareggio fu annullato perché c'era un po' d'onda lunga e gli ospiti non avrebbero gradito sei ore di navigazione dondolante.

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lunedì, gennaio 05, 2004
 

Dal Corriere della sera on line

Manette in classe agli studenti ribelli

Nello stato americano dell'Ohio finisce in cella una ragazzina che rifiutava di coprirsi l'ombelico

NEW YORK - Lo scorso ottobre, quando una quattordicenne di Toledo, in Ohio, si è presentata in classe con un provocante top che le lasciava l'ombelico scoperto, un insegnante le ha porto una camicia, ordinandole di indossarla. La teenager si è rifiutata. E ha fatto lo stesso quando, più tardi, sua madre è arrivata a scuola con una T-Shirt extra large.
La disputa, finita sulla prima pagina dal New York Times, si è conclusa quando un poliziotto, assegnato alla scuola, ha ammanettato la ragazza ribelle che, a bordo di una volante, è stata trasportata al centro di detenzione del Tribunale per i minori della Contea di Lucas.

Qui la ragazza, imputata soltanto d'aver indossato un abito giudicato troppo osé dal codice di abbigliamento scolastico del suo Stato repubblicano e bacchettone, è stata schedata, incriminata e ha trascorso varie ore in cella finché la madre, un tecnico che ripara macchinette automatiche dispensa-bibite, non è venuta a prenderla.
La giovane, il cui nome per motivi di privacy non è stato divulgato, è solo una tra oltre due dozzine di studenti di Toledo arrestati a scuola nel mese di ottobre per "crimini" quali insultare i compagni, dire parolacce in classe, non obbedire ai professori e violare il codice d'abbigliamento.

Nel suo lungo reportage la giornalista del New York Times Sara Rimer spiega che il trend "non riguarda solo l'Ohio ma un po’ tutti gli Stati dell'Unione", dove "un numero crescente di scuole" si affida sempre più spesso "a carceri e tribunali" per risolvere problemi "di carattere squisitamente scolastico".

La nuova filosofia della "tolleranza zero", inaugurata a metà degli anni ’90 in seguito all'ondata di stragi nelle scuole Usa, sta provocando eccessi al limite del ridicolo. Nell'ultimo anno sono finiti dietro le sbarre due studenti di scuola media, rei confessi di aver spento la luce nella toilette delle ragazze e un’undicenne, arrestata perché "si nascondeva in un'aula vuota durante l'ora di lezione".
Nel verbale compilato prima di prendere le sue impronte digitali (compromettendo per sempre la sua fedina penale), i poliziotti hanno scritto che "il sospetto non ascolta mai in classe e disturba il processo di apprendimento degli altri studenti". Roba da barzellette, se non fosse che la crociata disciplinaria non risparmia neppure l’istruzione inferiore.

In una scuola elementare della Pennsilvania un bimbo di 8 anni con problemi psicologici, peraltro ben noti al corpo docente, è finito in galera per aver "urinato sul pavimento, gettato una scarpa in aria e gridato al maestro "largo ai bambini"".

"E' una vergogna - tuona Marsha Levick, direttore legale del Juvenile Law Center of Philadelphia, che rappresenta il piccolo - ciò può accadere perché la legge americana lo consente. La cultura è completamente cambiata rispetto a qualche decennio fa - precisa -. Oggi i tribunali minorili sono considerati l'antidoto per qualsiasi tipo di magagna che nel resto del mondo viene risolta con un cattivo voto in condotta o al massimo con la sospensione".
Nell'America di oggi, il carcere è diventato insomma una sorta di estensione dell'ufficio del preside. Un male considerato "necessario", soprattutto alla luce dei drastici tagli ai budget scolastici effettuati dall'amministrazione Bush, che ha eliminato migliaia di programmi speciali e di sostegno per gli studenti con problemi psicologici e comportamentali.
"Il nostro obbiettivo è garantire che la scuola sia un luogo dove i docenti possano insegnare e i ragazzi apprendere - si difende Jane Bruss, portavoce del distretto scolastico di Toledo - certo che esistono alternative, ma sono troppo costose".
Com'era prevedibile, il trend ha già scatenato roventi polemiche. "Cercare di capire il perché di certi comportamenti e dare un’altra chance ai nostri ragazzi sono diventati concetti fuori moda - accusa Laurence Steinberg, docente di Psicologia alla Temple University e una delle massime autorità nel campo.
James Ray, giudice della Tribunale per i minori della Contea di Lucas, gli da ragione: "Stiamo demonizzando la nostra infanzia - afferma - eppure solo il 2% delle incriminazioni vagliate dal mio tribunale riguarda incidenti seri quali aggressione ai professori o portare armi in classe".

In Stati come l'Ohio, la Virginia, il Kentucky e la Florida, i magistrati dei tribunali minorili sono in rivolta. "Siamo oberati da una mole di lavoro ridicola e insostenibile - si lamenta l'avvocato Andy Block, autore di uno studio sul tema per conto dell'American Bar Association's Juvenile Defender Center - ci obbligano a perdere tempo, risorse ed energie per problemi di competenza altrui".
A finire nelle maglie della giustizia, secondo Block, sono soprattutto le minoranze e i ragazzi poveri e psicologicamente disabili: quasi il 70% degli studenti incriminati. "In passato questi studenti potevano usufruire di specialisti all'interno della scuola - spiega il Dr. Steinberg - ma le classi di sostegno non esistono più e i carceri minorili sono diventati la spazzatura dove la nostra società getta via i ragazzi indigenti e con problemi mentali e di apprendimento".

Alessandra Farkas

Forse bisognerebbe togliere un po' di colore all'articolo ma se è vero che gli USA solitamente ci precedono di qualche anno, io comincio a vedere tutta la serie di premesse che possono portare a situazioni analoghe anche da noi. Oltre alle drastiche riduzioni degli insegnanti di supporto, mi pare che in tutti i campi si stia affermando il concetto della delega, si pretende che in ogni campo ci sia sempre qualcun'altro che si assume il carico e la responsabilità di tutte le situazioni sgradevoli e difficili. La famiglia si avvia a diventare inesistente, ancora di più se intervengono problemi economici,e delega alla scuola l'educazione dei figli e la scuola, se non ha i mezzi, o la capacità, delega l'ordine pubblico...arriveremo a dei piccoli patiboli?
























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domenica, gennaio 04, 2004
 

Marinaio

Ha un passo
umano
vivere un viaggio
sul mare.
Un gioco di specchi,
costante mutevolezza
delle onde.
cattura la mente.
Ti assorbe,
lasciandoti il tempo
di trasformare sensazioni,
la meta.
In tua vece
ancora
sa decidere il vento.
Tra il partire
e l'arrivare
non un tratto d'inchiostro
ma frammenti
di vita.

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sabato, gennaio 03, 2004
 

TV 1958

1958 IL MUSICHIERE Mario Riva con Lorella de Luca e Alessandra Panaro.

Non sono due ragazzine prelevate da un oratorio per uno spettacolino parrocchiale ma due giovani attrici cinematografiche, di una certa notorietà (chi se le ricorda ....è pluri-maggiorenne...) che partecipano ad un programma televisivo di grande successo poco meno di 50 anni fa. Che considerazoni fare su un'immagine tanto tenera. La prima è senz'altro relativa a come viene presentata la figura femminile, non viene certo evidenziato il sex-appeal delle fanciulle e nel complesso pare che ne lo scenografo ne il costumista si siano preocccupati più di tanto dell'immagine dei partecipanti allo spattacolo. Si è fatta tanta strada in parte nella direzione giusta ma anche tanta nella direzione sbagliata; non ho l'impressione che le attuali veline incarnino meglio la figura femminile; come sempre la virtù sta nel mezzo.

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giovedì, gennaio 01, 2004
 

Fede

Indifferente
alla città che lo
circonda
dall'asfalto
nasce talvolta
un fiore.
Credo
un giorno
saremo
tutti fratelli.

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