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E' impossibile raggiungere la parità tra gli esseri. Le differenze vanno rispettate. Il potere venga gestito da colui che è degno, altrimenti la lotta di classe sarà l'ovvia conseguenza. La vera armonia esiste quando il posto esteriore è supportato da una dignità interiore.
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mercoledì, dicembre 31, 2003
 
31 dic 21:23 Messaggio di Ciampi: il Papa si complimenta con il capo dello Stato

ROMA - Giovanni Paolo II e' stato il primo a congratularsi telefonicamente con il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dopo il messaggio di fine anno trasmesso a reti unificate. Dopo quella del Pontefice, al capo dello Stato sono arrivate le telefonate di Gianni Letta, Walter Veltroni, Antonio Maccanico, Pier Ferdinando Casini, Antonio Bassolino, Giorgio Napolitano e Roberto Benigni.
(dal Corriere della sere on line)

Pare che qualcuno oltre a non leggere neppure ascolti!

Malgrado tutto

felice anno nuovo a tutti




offerto da skipper246 | 23:13 | commenti (9)


martedì, dicembre 30, 2003
 

LA CAPRA

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita,
sentiva querelarsi ogni altro male
ogni altra vita.

UMBERTO SABA da Casa e campagna

 

offerto da skipper246 | 21:56 | commenti (10)


lunedì, dicembre 29, 2003
 

Risposta

Non dovrebbe
la morte
suscitare infinita
angoscia.
Altro non è
che la risposta
vera
a tutte le domande.

 

offerto da skipper246 | 23:10 | commenti (6)


domenica, dicembre 28, 2003
 

Grittini le ha anche scattato foto che hanno fatto molto discutere, in cui lei posa nuda.

Sono stata io a volerlo. Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E' l'imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione, e anche di profondo dolore: in manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso.

Spazio spazio io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch'io lanci un urlo inumano,
quell'urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano

Alda Merini da "Vuoto d'amore"

Intervistata prima di Natale alla domanda:" qual'è per lei il più bel finale di una storia?" con una serena risata e un buon bicchiere di rosso in mano risponde:" Un decesso!".

offerto da skipper246 | 21:27 | commenti (11)


sabato, dicembre 27, 2003
 

Sua Santità chiese a Owen:"Il termine tibetano per la cura degli altri o compassione, tsewa, include sia se stessi che gli altri. Quando lei parla di compassione, il concetto è applicabile sia a se stessi che agli altri?". "Non so bene cosa rispondere" disse Owen. "Il testo che mi viene in mente: L'etica nicomachea di Aristotele, dice che l'amore di se non è sempre egoistico. Implica un rispetto nei propri confronti.".......

"Poiché il potenziale per realizzare la condizione del Budda è presente in ogni essere senziente, l'approccio buddista risulta dunque più vicino all'idea di bontà originale che a quella di peccato originale....."

Emozioni distruttive Dalai Lama Daniel Goleman

Eccomi di nuovo Grazie per tutti gli auguri e qualche altro spunto di pensiero buddista che mi sembra tanto più positivo di quello che si è cercato (e si cerca) di diffondere ed imporre urbi et orbi....io mi ci trovo come un pesce nell'acqua

offerto da skipper246 | 23:49 | commenti (8)


lunedì, dicembre 22, 2003
 

Il buddismo e la scienza non sono visioni contrastanti del mondo, ma approcci diversi al raggiungimento di uno stesso fine: la ricerca della verità. Nell'apprendimento del buddismo è essenziale investigare la realtà e in questa ricerca anche la scienza ha dei percorsi da offrire. Sebbene i loro obiettivi parziali possano essere diversi, sia la scienza che il buddismo si prefiggono la ricerca della verità attraverso percorsi che esplorano la nostra conoscenza e la nostra comprensione.

PREMESSA A "EMOZIONI DISTRUTTIVE" Dalai Lama - Daniel Goleman

Primo regalo di Natale ricevuto in anticipo, vista la premessa credo che ne parlerò ancora. Mi chiedo perché la chiesa cattolica non sia mai riuscita a fare passi in questa direzione, è così eretico supporre una fede in funzione dell'Uomo anziché un uomo in funzione della Fede?

Domattina parto per Milano quindi sarò silente per qualche giorno (per non mandare in crisi la bolletta telefonica di mio fratello) un abbraccio affettuoso e a tutti voi l'augurio che le festività non siano troppo stressanti!

offerto da skipper246 | 22:46 | commenti (21)


domenica, dicembre 21, 2003
 

Rincuora leggere di queste vite, di esperienze vissute nella piu' assoluta "normale" specialità, rimaste nel cuore e negli occhi nelle dimensioni che avevano da bambini, se ne sente l'odore, che sa di buono, di fieno secco, di giochi nella terra e lungo gli argini deii ruscelli, delle scoperte, della natura, soprattutto di quell'angolazione pura con cui si guardavano quei mondi, cogliendone nette le assurdità e le caratteristiche.... Rincuora perchè non trovo niente di questo nei miei ricordi, non è esistita quella serenità, quello spazio, quella spensierata infanzia mai vissuta, e allora ne bevo un pò da Voi, la assaporo attenta, provo a immaginare, tento di giocare.....e sorrido, grata, sì, davvero sorrido, come se un lontano angolo di me avesse ricevuto finalmente quel che mancava, ed ora riposasse, trovata la sua pace.... Un piccolo miracolo è avvenuto.... Grazie e buona giornata....

polo (http://satelliteluna.splinder.it) alle 06:51 del 21 dicembre, 2003

offerto da skipper246 | 17:48 | commenti (9)


sabato, dicembre 20, 2003
 

INGORDA

Morirei
per quella fragranza fanciulla
mi lascerei uccidere
con un morso di spine

Mi lascerei mangiare
come fai quado mi chiudi la carne
nel tuo ventre profondo
e serri mandibole tenere
sul mio piccolo albero

Che radica il non senso
di averti
come un'onda emotiva
che mi spreme l'essenza
e se ne ciba
ingorda.

Massimo Botturi "Frutto acerbo"

Frutto di un doppio regalo, uno fisico, un libro di poesia, un secondo, spirituale, la scoperta di un poeta diletttante, che racconta l'amore, il suo amore, con carnale delicatezza, trovando equilibrio tra sensualità e intimismo...come può essere l'amore

offerto da skipper246 | 21:53 | commenti (10)


giovedì, dicembre 18, 2003
 

Linda la "Psadura"

" 'd chi set fioel?" questa domanda accompagnata da uno sguardo, non eccessivamente benevolo, di qualche vecchio era l'accoglienza tipica ai miei ritorni dalle nonne. La mia risposta, in perfetto italiano, mi qualificava subito come cittadino, "…Ahhhh 't set an Bignoti…" così il vecchio aveva potuto catalogarmi col patronimico della famiglia di mio padre: Bignoti, il significato originale si era perso nel tempo ma ne aveva acquisito un altro: amante del vino.

La nonna paterna, piccola magra, segaligna, perennemente vestita di nero, segno distintivo delle tante vedove della guerra 15-18, si occupava di me durante una parte delle vacanze estive. Donna asciutta, aveva la mia preferenza (rispetto alla nonna materna con la quale si dava il turno) perché non mi subissava di sbaciucchiamenti e non faceva tragedie se quando tornavo a casa i vestiti portavano traccia delle avventure quotidiane. Era considerata donna dal cuore duro, ma rimasta vedova era riuscita a far entrare i due figli in un collegio e farli arrivare al diploma di perito industriale, che all'epoca era titolo di valore. E un'altra cosa aveva ottenuto, per se. Un'attività che era diventata un appellativo, non era più Linda , era diventata: "La psadura" aveva ricevuto l'incarico dal comune di gestire la pesa pubblica, una minuscola costruzione all'ingresso del paese per me affascinante per i meccanismi della grande stadera. Passavo qualche mattina con la nonna in quella specie di casa di bambola, dove tutto l'arredo era proporzionato alla costruzione, seggioline, tavolinetto e una stufa a legna grande appena per sostenere il pentolino dove bolliva il latte della mia colazione, portato da una signora con un carrettino e due bidoni da cui attingeva con un gamellino dal manico lunghissimo. La nonna agitava poi la bottiglia con il latte rimasto, con pazienza fino a che la panna prendeva la consistenza del burro. Ho un altro ricordo, più vago e confuso questo, della nonna che tiene sotto l'ascella una massa di lana vergine e con abili dita ne fa uscire un filo sottile che si attorce al ruotare del fuso….

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mercoledì, dicembre 17, 2003
 

Lui

No, il paese non è
spopolato.
Sono
tutti nel bosco.
Tutti
alla battuta.

Dicono
che solo torneranno
a opera fatta.

E' un anno,
più di un anno, ormai.

Quello che ritroveranno,
non se l'aspettano: lui.
che loro hanno ucciso,
qui
più vivo e incombente
(più spietato) che mai.

Giorgio Caproni da :"Il franco cacciatore"

offerto da skipper246 | 22:17 | commenti (9)


martedì, dicembre 16, 2003
 

Notte-Impressioni di viaggio

Dondola
romba il vagone
nella notte.
Lampi, buio
urlano dal finestrino.
Angoscia
di tante piccole
luminosità rosate
da tutte le finestre
-Anima del mondo-
L'uomo
non vuole più pensare
L'uomo
non vuole più vivere.

offerto da skipper246 | 21:38 | commenti (6)


lunedì, dicembre 15, 2003
 

Mesi fa erano state le immagini dei soldati americani caduti prigionieri, smarriti, terrorizzati, gli occhi vuoti incapaci di accettare il possibile futuro, adesso sono le immagini di un uomo naufrago di un mondo distrutto, anche lui sradicato dalla realtà, maneggiato come un pupazzo senza più volontà. Situazioni completamente differenti, accomunate solo da un uso spregiudicato delle immagini, prive del più elementare rispetto dell'uomo, per quanto colpevole di delitti innominabili. Un'occasione persa per dimostrare la differenza tra una dittatura sanguinaria e una democrazia rispettosa dei diritti umani.

offerto da skipper246 | 17:52 | commenti (14)
 

UN GESTO CONCRETO PER DIRE NO ALLA GUERRA

www.bloggerscontroguerra.splinder.it

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domenica, dicembre 14, 2003
 

Un giorno, Sukadeva Gosvami vide alcune belle fanciulle che facevano il bagno senza vestiti. Nessuna pensò di nascondersi o coprirsi. Non fu così quando soppraggiunse Sri Vyasadeva, che seguiva suo figlio. Anche se egli non era svestito, le ragazze si coprirono coi loro abiti. Perché questi compotamenti diversi? chiese Vyasadeva. Le ragazze gli risposero che mentre suo figlio aveva una visione pura e non faceva distinzione tra maschile e femminile, lui vedeva tale differenza.

Srimad-Bhagavatam 1.4.5

offerto da skipper246 | 21:17 | commenti (7)


sabato, dicembre 13, 2003
 

Preghiera

Preghiera xe consentimento
al fiuri d'un roser, da-'i l'ala ad un pensier
al vento fasse bastimento.

Pregiera xe tremor
davanti a un viso ciaro
e xe l'amor
per un radicio amaro.

El caminar lisiero
ne l'aria marsulina
e scoltà, la mantina,
el canto d'un oselo.

Biagio Marin da El fogo de ponente (1995)

Preghiera è consentimento / al fiorire di un rosaio, dar l'ala ad un pensiero / al vento farsi bastimento. // Preghiera è tremore / davanti a un viso chiaro / ed è l'amore / per un radicchio amaro. // Il camminare leggero / nell'aria marzolina, / e ascoltare, la mattina / il canto di un uccello.

offerto da skipper246 | 18:51 | commenti (8)


venerdì, dicembre 12, 2003
 

26 aprile 1914

Mi sono sempre vergognato di accettare il tuo denaro. Mi sono sempre domandato se fosse corretto lasciare che ciò accadesse. Tante volte ho avuto il desiderio di partire e lasciarti per sempre, ma poi pensavo:" Lei mi ha già dato tanto! Penserà che sono un ingrato". Il fatto di dover dipendere dalla tua carità era, per me, una maledizione e una tortura.

Tu mi davi con gioia, e io accettavo con tristezza. Adesso, invece, prometto di non comportarmi mai più così: se tu mi dai, sta bene. Se non mi dai, sta bene. Se mi dai e mi chiedi in cambio , sta bene anche questo.

Ho paura di accettare i regali. I regali ci lasciano in colpa, e ci fanno soffrire al pensiero che sarà chiesto qualcosa in cambio.. Solo adesso capisco che questo denaro significava quanto tu avessi fede nel mio lavoro, e nell'uomo che sono.

Eppure , più che il denaro, tu mi hai dato il dono della vita, nel vero senso della parola. Non avrei potuto vivere senza questa passione, senza questo amore. C'è tanta gente che muore tutti i giorni perché non trova una persona che lo ami.

Kahlil Gibran  Lettere d'amore a Mary Haskell  a cura di Paolo Coelho

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giovedì, dicembre 11, 2003
 

APPUNTI ANDINI

.....Uno di loro riposava accoccolato per terra, avvolto in un poncho e con la schiena appoggiata a un muro. L'altro era rimasto in groppa all'asino. Indossava anche lui il poncho, un cappello a tesa larga che gli copriva gli occhi, e una specie di benda che gli copriva gran parte del viso. Nessuni dei due si muoveva, neppure l'asino.
L'alba è brevissima sulle alture andine. Dalla penombra si passa quasi di colpo alla violenta luminosità solare. Avevamo un fornelletto ad alcol e lo accendemmo per far bollire l'acqua e dar fondo all'ultima razione di caffè. Anche il mio amico notò gli uomini e l'asino.
"Li invitiamo? Forse hanno un po' di carne secca di lama. Ne ho fin sopra i capelli di mangiare sardine sott'olio."
"Buona idea. Sono stanco di parlare solo con te."
Fischiai verso l'altro lato della strada. L'uomo accovacciato allzò la testa.
"Venite a far colazione con noi."
L'uomo si alzò in piedi, avanzò coi passettini degli aymara, quando fu in mezzo alla strada si tolse il cappello e riprese a cammnare lentamente.
"Buon giorno. Svegli il suo compagno e gli dica che è invitato anche lui."
Si fermò. Esitò con lo sguardo inchiodato per terra mentre le sue dita tozze stringevano il cappello.
"Capisce lo spagnolo?"
L'uomo alzò la testa. La pelle della faccia e delle mani aveva lo stesso color fango delle costruzioni.
"Non può venire. Ma molte grazie, signori."
"Di niente. Beh, allora, prima si serva lei e poi porti una tazza al suo compagno."
"Non può bere nulla, signori. Non può venire né bere nulla, perché quel poveretto del mio compare è morto due giorni fa."
Muti per lo stupore gli demmo una tazza e un pezzo di pane con le sardine. L'uomo bevve avidamente, senza preoccuparsi se si bruciava la bocca, e mangiò con una fame arretrata di giorni. Alla fine glil ofrimmo una sigaretta, lui accettò, e forse il nostro silenzio gli disse che doveva raccontarci la sua storia.
Ce la riferì nel suo spagnolo andino. Carico di erre dure e prolungate come un deserto.

"Vedete signori. Quello che se ne stà laggiù zitto e buono sopra l'asino è il mio compare Fermin. siamo compari, sapete. Io sono padrino di uno dei sui piccoli e lui è padrino di uno dei miei. Siamo due volte compari. Possediamo insdieme un terreno coltivato a quinoa dall'altra parte del vulcano Irrumputucu, a venti leghe da qui."
Indio delle Ande. Contadini poveri delle Ande. Oltre al campo di quinoa possedevano dei lama e l'asino che trasportava il defunto. Una settimana prima si trovavano sul campo per il raccolto, e all'improvviso il compare si era ammalato. Aveva febbre, spasmi e ogni volta che tossiva e sputava sangue.
"che le piglia, compare, gli ho chiesto, ma la tosse non lo lasciava rispondere. Credo che abbia messo insieme le sue ultime forze per dirmi che moriva, e che dovevamo metter i regola la nostra società: Proprio ora salta fuori che non si fida di me, gli ho chiesto, e lui mi ha detto di no, ma visto per le cose dei governi lui era boliviano e io cileno, dovevamo legalizzare la proprietà del campo. Mi ha chiesto di venuire a Ujina, ma il mio povero compare Fermin è morto durante il cammino, due giorni fa."
Io e il mio amico non sapevamo che dire.
"E cosa ha intenzione di fare con lui? Non può andare in giro con il suo compare morto. Deve seppellirlo."
"Prima devo parlare con il notaio. Devo dirgli che quello lì sull'asino è il mio compare Fermin che, anche se morto, continua a essere il mio socio, e che la metà di quello che ci darà il campo appartiene alla vedova e ai piccoli. Il mio compare voleva un foglio di carta che dicesse questo, e una volta che l'avrà avuto andremo al cimitero. Grazie di tutto signori. Ora vado a tenere compagnia al mio compare."

Luis Sepùlveda Patagonia Express



offerto da skipper246 | 17:15 | commenti (11)


martedì, dicembre 09, 2003
 

Gustav Klimt

In qualche angolo
del mio essere
incontrollata
muove
una forza vitale
che aggredisce
d'amore
chi sente simile
a se.
Poco
o molto
basta a soddisfarla
possesso o gelosia
non sono suo
cibo,
uno sguardo
un sorriso
lo sfiorarsi
talvolta
delle mani,
la coscienza di condividere
infinita serie
d'emozioni e
sensazioni,
in questo trova
appagamento.
Il battito
del tuo cuore aiuta
il mio
nel suo cammino

offerto da skipper246 | 21:33 | commenti (14)


lunedì, dicembre 08, 2003
 

Hajab era un combattente talebano. Colpito da in proiettile di mitragliatrice durante i violenti scontri sul fronte vicino a Bagram, era caduto a terra con una coscia spezzata.

I mujaheddin erano avanzati di un po', e uno di loro se lo era trovato lì davanti, gravemente ferito. Era stato quel mujaheddin a salvarlo. Aveva chiamato aiuto, lo avevano caricato sul retro del pik-up con la mitraglia sul tetto, e portato fino a Charikar, al pronto soccorso di Emergency. Il femore di Hajab, nella parte superiore, era un disastro: il proiettile ad alta velocità aveva fatto esplodere l'osso, e i vasi sanguigni erano stati recisi e sanguinavano copiosamente….

"Trasfondiamo ancora due flaconi e ricontrolliamo nel pomeriggio."

Così, a poco a poco, Hajab ce l'aveva fatta. E noi ci eravamo trovati con un talebano ferito nell'ospedale del Panchir. "Adesso lo curiamo, e poi?" "Vedremo. Per il momento informiamo l'Alleanza del Nord, ma lo sapranno già che il paziente è qui da noi. Con quella frattura starà qui mesi, avremo tempo di pensare al dopo."

Erano passati solo due giorni prima che Kate facesse una scoperta che avrebbe pesato sulla vita di Hajab Gul, e non solo.

" Vuoi sentirne una bella? Habibullah ha un fratello a Pul-i-Charki."

" E chi è Habibullah?"

"E' il mujaheddin che ha portato Hajab al nostro pronto soccorso."

"Ah."

"Sai cosa pensavo? Potremmo proporre all'Alleanza del Nord di scambiare Hajab, una volta guarito, con il fratello di Habibulla."

"Forse"

"Se lo meriterebbe"

Ci avevamo ragionato. Un simile scambio - un prigioniero ferito rilasciato in cambio del fratello di che lo aveva risparmiato - avrebbe potuto diventare un messaggio importante, una volta risaputo. Soccorrere il nemico ferito, avviarlo verso un ospedale anziché dargli il "colpo di grazia" - che espressione orribile per definire l'assassinio di un uomo - avrebbe potuto essere incentivo dall'aver visto che ne era uscito qualcosa di buono, una vita umana salvata, e due persone che magari decidono di cominciare una vita diversa. Così Kate aveva allacciato i primi, discreti contatti, per sondare gli umori. In Panchir e a Kabul. E avevamo scoperto un mondo che in gran parte ignoravamo, quello dei prigionieri. Un mondo di miseria e di crimine, di odio e di violenza, ma anche di prevaricazione, di umiliazione. E di sofferenza.

Avevamo deciso di occuparcene, prigionieri o no ci trovavamo di fronte ad esseri umani, ai quali garantire anche il diritto di essere curati, quando feriti o ammalati…..Le trattative per lo scambio procedevano lente, a tratti estenuanti. Lo sono sempre, quando si deve mettere d'accordo due parti che si stanno sparando da anni: ciascuno vuole fare il furbo, e guadagnarci qualcosa, a scapito del "nemico"….Qualche tempo dopo Hajab aveva passato il fronte, ancora ingessato e disteso su una barella trasportata da quattro delle nostre guardie. Kate aveva fatto lunghe scarpinate avanti e indietro, per i due chilometri che separavano mujaheddin e talebani, venuti a ricevere il commilitone liberato. … Mentre lo portavano attraverso la terra di nessuno vicino a Kapissa, Hajab aveva incontrato il fratello di Habibullah, depresso e malnutrito, che camminava a fianco di Kate. Si erano salutati. Poi via di fretta, ciascuno verso il proprio destino.

Quella sera a Kabul avevamo brindato con la vodka: al primo scambio di prigionieri di Emergency.

 

Gino Strada Buskashì Viaggio dentro la guerra

offerto da skipper246 | 18:54 | commenti (14)


domenica, dicembre 07, 2003
 

Pablo picasso

Perché
provare ancora
a dare a chiedere
tenerezza
e poi di nuovo
vivere l'angoscia
di ritrovarsi
sopra un filo teso,
il vuoto che risucchia
che chiama nell'oblio.
Ma pur che poco
viva, dolcissima illusione
ogni volta di più
mi faccio certo
ch'è giusto vivere
anche sapendo
che il dopo
è sofferenza.

offerto da skipper246 | 12:28 | commenti (17)


sabato, dicembre 06, 2003
 

Religione Globale

Occorrerebbe che gli uomini fossero cristiani per la pietà,
mussulmani per l'osservanza
e induisti per la carità universale verso ogni creatura.

RAMAKRISNA DETTI DI UN MAESTRO YOGA

offerto da skipper246 | 19:45 | commenti (10)


venerdì, dicembre 05, 2003
 

IL RATTO

Una volta arrivati a Saint Tropez e imbarcato il charter, tale Sig. Bartoloni ( non casuale l'assonanza con Berlusconi: calzava stivaletti con tacco nascosto che gli costavano craniate pazzesche perché le porte che passava tranquillamente di giorno a piedi scalzi la sera in tenuta da Disco erano inesorabilmente troppo basse) le giornate si svolgevano secondo schemi che divennero abituali.

Prima colazione a bordo del Sig. Bartoloni, solitamente solo, durante la mattinata imbarco di un numero variabile di ospiti rastrellati la notte precedente nei locali In e verso le undici partenza verso le varie spiagge in voga (Bora Bora, Moorea ) sbarco col gommone per rastrellare ulteriori ospiti, bagno pranzo a bordo, siesta, secondo bagno veloce e rientro prima delle 17 per ricuperare il posto in porto, indifendibile nonostante laute mance, oltre una certa ora. Dopo le 18 la barca si svuotava di tutti gli ospiti e fino all'indomani piena libertà. Talvolta capitavano impreviste variazioni, foriere di sorprese. Una volta facemmo rotta verso la baia di Villefranche il percorso più lungo del solito non permetteva il rientro in serata e gli ospiti aggregati dormirono a bordo. Il mattino seguente Mister Bartoloni con un paio di amici scese a terra e io cominciai a passare l'aspirapolvere sulla moquette del salone. Dopo qualche minuto comparve una fanciulla in lacrime disperatissime che mi spiegò di essere stata invitata a bordo con la promessa di rientrare in serata che non aveva potuto avvisare a casa (non era epoca di telefonini e chiamare con la radio di bordo imponeva attese di ore). Non aveva neppure soldi per rientrare o abiti per cambiarsi. Commosso dalla situazione le offrii qualche franco e le proposi di accompagnarla a terra perché potesse mettersi in contatto con amici che la riaccompagnassero a casa. Effettuata l'operazione della messa in acqua della seconda barca di servizio e imbarcata la fanciulla, a metà percorso incrociamo il gommone del Bartoloni che mi chiede cosa sta succedendo. Ascoltate le mie spiegazioni scambia due parole con la giovane e facciamo tutti ritorno a bordo. Perplesso risistemo la seconda barca di servizio e riprendo il mio aspirapolvere. Passata una mezz'oretta il Bartoloni mi comunica che la porta della sua cabina è di nuovo bloccata (incidente non infrequente causato da un nottolino manovrato inavvertitamente). Mi armo di cacciavite e pinza e riapro la porta, sto finendo di risistemare la serratura quando si apre la porta del bagno della cabina padronale e ne esce nelle vesti della Venere di Botticelli (più bruna per la verità) la fanciulla di prima questa volta non più in lacrime, ….Qualche fiducia sul valore delle lacrime femminili confesso di averlo perso, ma forse non si deve generalizzare. continua...







Vagrant, di bolina con vento fresco, in rotta per Trapani lungo la costa siciliana

offerto da skipper246 | 14:27 | commenti (13)


giovedì, dicembre 04, 2003
 

MILANO - "Case ai milanesi, no ai bingo bongo".

 

E' l'espressione usata dal ministro per le riforme, Umberto Bossi, per criticare il prefetto di Milano, Bruno Ferrante.

Probabilmente è inutile e scontato, ma a leggere certe cose, per il contenuto ma ancor più per l'espressione utilizzata, volutamente, forzatamente offensiva, provo contemporaneamente rabbia e umiliazione. E' umiliante essere rappresentati da personaggi che fanno della propria volgarità una sorta di arma politica, utilizzabile liberamente, senza vincoli se non qualche bonaria considerazione sullo scarso peso del personaggio medesimo… non è vero, le parole hanno un peso e lo hanno ancor più se chi le pronuncia ha un ruolo pubblico.

Non mi riesce di accettare che per pura convenienza politica si debbano ascoltare tesi che mi fanno tornare in mente i dubbi espressi qualche secolo fa dalle gerarchie ecclesiastiche sulla possibilità che i neri fossero dotati di anima o meno….E' insopportabile.

Ancora più insopportabile se penso a quanti gravissimi problemi si parano sulla assurda strada della nostra "civiltà" e che tutti i potenti si ostinano a non voler vedere…

La poesia, la letteratura, l'arte aiutano…ma non risolvono….

Accetto consigli

offerto da skipper246 | 17:16 | commenti (15)


mercoledì, dicembre 03, 2003
 

235

"I fiori del ciliegio fremono e si agitano. Come non pensare a te? Ma la tua casa è lontana"
- Non era un vero pensare - commenta Confucio - altrimenti che lontananza ci sarebbe stata? -

Confucio I Dialoghi

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martedì, dicembre 02, 2003
 

Ci son dei giorni


Ci son dei giorni smegi e lumbidiosi, col cielo
d’agro d’un fonzero congruto
Ci son meriggi
gnàlidi e budrioosi che plogidan
sul mondo infragelluto.
Ma oggi e’ un giorno a zimpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzillano, i bernacchi
luderchiano coi fèrnagi tra i pini.
E’ un giorno per le vànvere,
un festucchio, un giorno
carmidioso e prodigero
è il giorno a cantilegi
ad urlapicchio,
in cui m’hai detto
"t’amo per davvero".

Fosco Maraini
La gnosi delle fanfole

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lunedì, dicembre 01, 2003
 

Essendomi dunque alzato prima di lei, stamattina, sono uscito di casa, e guardando la pianta di dìttamo m'è venuta l'idea di farla crescere artificialmente per far piacere alla zia Bettina che ci ha tanta passione.
Lesto lesto, ho preso il vaso e l'ho vuotato. Poi al fusto della pianta di dìttamo ho aggiunto, legandovelo bene bene con un pezzo di spago, un bastoncino dritto, sottile ma resistente, che ho ficcato nel vaso vuoto, facendolo passare a traverso quel foro che è nel fondo di tutti i vasi da fiori, per farci scolar l'acqua quando si annaffiano.
Fatto questo, ho riempito il vaso con la terra che vi avevo levata, in modo che la pianta non pareva fosse stata menomamente toccata; e ho rimesso il vaso al suo posto, sul terrazzino della finestra, il cui fondo è di tante assicelle di legno, facendo passare fra l'una e l'altra di esse il bastoncino che veniva giù dal foro del vaso e che io tenevo in mano, aspettando il momento di agire.
Dopo neanche cinque minuti, eccoti la zia Bettina che apre la finestra di camera, e incomincia la sua scena patetica col dìttamo:
- Oh, mio caro, come stai? Oh, poveretto, guarda un po': hai una fogliolina rotta... sarà stato qualche gatto... qualche bestiaccia... -
Io me ne stavo lì sotto, fermo, e non ne potevo più dal ridere.
- Aspetta, aspetta! - seguitò a dire la zia Bettina. - Ora piglio le forbicine e ti levo la fogliolina troncata, se no secca,... e ti fa male alla salute, sai, carino!... -
Ed è andata a prendere le forbicine. Io allora ho spinto un po' in su il bastoncino.
- Eccomi, bello mio! - ha detto la zia Bettina tornando alla finestra. - Eccomi, caro!.. -
Ma ha cambiato a un tratto il tono alla voce ed ha esclamato:
- Non sai che t'ho da dire? Che tu mi sembri cresciuto!... -
Io scoppiavo dal ridere, ma mi trattenevo, mentre la zia seguitava a nettare il suo dittamo con le forbicine e a discorrere:
- Ma sì, che sei cresciuto... E sai che cos'è che ti fa crescere? È l'acqua fresca e limpida che ti dò tutte le mattine... Ora, ora... bello mio, te ne dò dell'altra, così crescerai di più... -


Ed è andata a pigliar l'acqua. Io intanto ho spinto in su il bastoncino, e questa volta l'ho spinto parecchio, in modo che la pianticella doveva parere un alberello addirittura.
A questo punto ho sentito un urlo e un tonfo.
- Uh, il mio dìttamo!... -
E la zia, per la sorpresa e lo spavento di veder crescere la sua cara pianta a quel modo, proprio a vista d'occhio, s'era lasciata cascar di mano la brocca dell'acqua che era andata in mille bricioli.
Poi sentii che borbottava queste parole:
- Ma questo è un miracolo! Ferdinando mio, Ferdinando adorato, che forse il tuo spirito è in questa cara pianta che mi regalasti o desti per la mia festa? -
Io non capivo precisamente quel che voleva dire, ma sentivo che la sua voce tremava e, per farle più paura che mai, ho spinto in su più che potevo il bastoncino. Ma mentre la zia vedendo che il dìttamo seguitava a crescere, continuava a urlare: Ah! Oh! Oh! Uh!, il bastoncino ha trovato un intoppo nella terra del vaso, e siccome io lo spingevo con forza per vincere il contrasto, è successo che il vaso si è rovesciato fuor della finestra, ed è caduto rompendosi a' miei piedi.
Allora ho alzato gli occhi e ho visto la zia affacciata, con un viso che faceva paura.
- Ah, sei tu! - ha detto con voce stridula.
Ed è sparita dalla finestra per riapparire subito sulla porta, armata di un bastone.
Io, naturalmente, me la son data a gambe per il podere, e poi son salito sopra un fico dove ho fatto una grande spanciata di fichi verdini, che credevo di scoppiare -

Il giornalino di Gian Burrasca Vamba

offerto da skipper246 | 22:19 | commenti (12)