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venerdì, ottobre 31, 2003

Un tale, che apprendeva il tiro con l'arco, si metteva sempre davanti al bersaglio con due frecce. Il suo maestro gli disse:" i principianti non dovrebbereo mai aver due frecce, perché puntano invariabilmente sulla seconda e sono, invece, inclini a trascurare la prima. Essi dovrebbero ogni volta metter da parte qulunque calcolo (di vincita o di perdita) e basar l'esito solo sulla freccia che hanno in mano (al momento di tirare)." Non si può certo pensare che uno, con appena due frecce, non faccia bene attenzione col maestro che gli sta lì davanti, ma l'allievo non ha la coscienza della propria trascuratezza, mentre il maestro la vede. Questo avvertimento può essere esteso a tutte le cose. Chi apprende un'arte, alla sera pensa che c'è ancora l'indomani mattina, e al mattno pensa che c'è ancora la sera; e così va avanti senza proporsi mai di applicarsi seriamente. A maggior ragione, potrà egli accorgersi di un attimo di rilassatezza sorto improvvismente il lui? Perché è tanto difficile attuar subito un'idea, nel momento stesso in cui si è concepita? Kenko Hoshi Tsurezure-gusa (Ore d'ozio) XIV secolo
giovedì, ottobre 30, 2003
Qual'è l'origine di quest'assurdità? e quale la causa?. M'illumini la sua misericordia, mentre interrogherò, se mai possono rispondermi, le recondite pieghe delle miserie umane e le misteriosissime pene che affliggono i figli di Adamo. Qual'è l'origine di quest'assurdità? e quale la causa? Lo spirito comanda al corpo e subito gli presta ubbedienza; lo sporito comanda a se stesso, e incontra resistenza. Lo spirito comanda alla mano di muoversi, e il movimento avviene così facilmente, che non si riesce quasi a distinguere il comando dall'esecuzione, benché lo spirito sia spirito e la mano invece sia corpo. Lo spirito comanda allo spirito di volere, non è un altro spirito, eppure non esegue. Qual'è l'origine di di quest'assurdità? e quale la causa? Lo spirito dico, comanda di volere, non comanderebbe se non volesse, eppure non esegue il suo comando. La verità è che non vuole del tutto, quindi non comanda del tutto. Comanda solo quel tanto che vuole, e il comando non si esegue per quel tanto che non vuole, poiché la volontà comanda di volere, e non ad altri, ma a se stessa. E poichè non comanda tutta intera, non avviene ciò che comanda; se infatti fosse intera non si comanderebbe di essere, poiché già sarebbe. Non è dunque un'assurdità quella di volere in parte, e in parte non volere; è piuttosto una malattia dello spirito, sollevato dalla veriità ma non raddrizzato del tutto perché accasciato dal peso dell'abitudine. E sono due volontà, poiché nessuna è completa e ciò che è assente nell'una è presente nell'altra: Sant Agostino LE CONFESSIONI libro IIIV 9.21
mercoledì, ottobre 29, 2003
Anche Paolo di Canidole ha avuto il suo giorno e la memoria di quest'ultimo è custodita, fra la gente delle isole.......Canidole, in croato -Vele Srakane- è un islotto coperto di canne e sempre più deserto, pochissimi chilometri a ovest di Lussino. Qualche decennio fa c'erano ancora centocinquanta persone, che in pochi anni si sono ridotte a dodici, quasi tutti vecchi; d'estate, almeno quando l'atroce guera iugoslava non si affaccia a minacciare anche il quarnero, vi tornava per un paio di settimane, a trovare i parenti, qualcuno emigrato sul continente o in America vi approda, per un paio d'ore, qualche barca di villeggianti. Le altre isole intorno a Canidole sono deserte o realmente popolate, vivono l'immemorabile vita del mare, delle risacche e delle maree, o la stagione delle vacanze, degli alberghie dei caffè aperti da maggio a settembre. Sulle altre isole non vive nessunio oppure vive, per alcuni mesi o per tutto l'anno, gente inserita, come tutti, nella concatenazione e nella prosa del mondo. Canidole è rimasta fuori, vive la sua vita antica ed immutata, che va spegnendosi. Non vi sono alberghi, bar, villeggianti; la scuola costruita qualche decennio fa è in rovina e sui muri delle classi si leggono, in italiano e in croato, frasi scurrili o dichiarazioni d'amore scritte dagli sscolari d'un tempo. A Canidole ci sono molte canne, qualche fico, qualche pecora e qualche vite che basta appena per i pochissimi abitanti......La breve distanza che separa la gente di Canidole da Lussino è più grande delle centinaia o migliaia di chilometri che corrono tra Lussino e Monaco o New York, perché implica una lontananza temporale, che presto sarà cancellata dall'estinzione totale dei suoi abitanti.....La morte farà di Canidole un'isola come le altre, meravigliosa per l'indicibile colore del mare, meta di poche ore per i turisti, e inserita nell'organizzazione del mondo e dell'estate............
Caudio Magris MICROCOSMI
Quando nei primi anni settamta finii a Monfalcone e cominciai a racconotare agli amici le meraviglie che la natura della allora Jugoslavia titina offriva, rimasi meravigliato che nessuno di loro avesse in pratica messo piede oltre confine. Passati poco più di 15 anni dall'annessione di Trieste (c'erano ancora le strutture del posto di confine sulla costiera tra Monfalcone e Trieste) e abbandonata l'idea di far tornare parte dell'Istria all'Italia erano ancora molto viva, anche tra i giovani, l'ostilità verso gli "sciavi" per di più "rossi". Vero è che girare per la Jugoslavia di Tito in quegli anni non era la massima espressione dell'autonomia, ma restava senza dubbio un mondo da affrontare e capire. Questo atteggiamento mi meravigliava ancora di più perché le due popolazioni erano intimamente mischiate, lungo tutta la costa dalmata e istriana la lingua del popolo era un dialetto veneto (adesso molto meno..solo i vecchi) e a tre chilometri da Monfalcone il dialetto parlato è puro sloveno. L'economia Triestina in quegli anni era gonfiata dal commercio (di infima qualità) indirizzato a serbi croati e sloveni che invadevano le strade e fecero ricche a miliardi bancarelle che svendevano jeans. Ma nel cuore di tutti sanguinavano ancora terre abbandonate, foibe (oscurate), gesta delle brigate nere (altrettanto oscurate). L'impero austroungarico non ha lasciato le tracce che sperava Hermann Bahr, che in una piazza di Dubrovnik, immaginò le piazze di Trento, Vienna, Praga...sono piuttosto i resti di quello della "marcia radezky" o della Kakania di Musil. Il buldozer del turismo ha spianato tutte le barriere rimanenti.. le barche scorrazzano liberamente nell'Adriatico e le code al confine sono ridotte al minimo....un cenno del capo del polizziotto di turno autorizza, stancamente, a passare la frontiera.
martedì, ottobre 28, 2003
E questo vuol dire andare a vela... sdraiati nella rete del bompresso (quel palo lungo, spece di naso della barca) e godersi l'immagine della prua che a 10 nodi taglia le onde, creando un arcobaleno ad ugni sventagliata di spruzzi; accettando il rischio che un'onda più formata delle altre arrivi ad inzuppare il fotografo sognatore che cerca di catturare qualcosa che non entrerà mai nell'obbiettivo (almeno non nel mio).
[Vagrant 1972 vento medio, andatura larga, onda formata, in rotta per le Eolie]
Una volta ricevuto il comando dell'Irina e passato l'inverno impegnato in una serie di lavori abbastanza importanti per rimettere in ordine la barca e in grado di giustificare gli 800$ al giorno (del 1973!!) che dovevano sborsare i clienti per salire a bordo, bisognava risolvere il problema dell'equipaggio. Fu abbastanza facile reclutare studenti delle superiori o universitari, fra l'atro erano tempi post '68 e ricordo uno studente di architettura di Venezia che "sostenne" un paio di esami di gruppo... in navigazione! Restava da coprire un ruolo fondamentale, quello del cuoco. Compito impegnativo dovendo sfamare 5 persone di equipaggio e fino a 7 ospiti ovviamente con 2 menù differenti...dopo aver cercato tra studenti di istituti alberghieri altri personaggi dell'ambiente, compreso un improponibile cuoco... di un peschereccio norvegese; i tempi ormai erano stretti e provai a lanciare la proposta....a mia madre. Vedova 64enne, mantovana e quindi cuoca favolosa....incredibilmente, buttò il cuore oltre l'ostacolo ed accettò. Sono convinto che, nonstante la paura che non riuscì mai a superare nei momenti di cattivo tempo, abbia vissuto allora uno dei periodi più belli della sua vita, me la ricordo a Saint Troprez la sera, quando gli ospiti erano scesi a terra, con la parrucca bionda e un abito bianco lungo, seduta a poppa della barca osservare con interesse la folla eterogenea che faceva lo struscio lungo le banchine. C'era ancora un ostacolo....per assumere il comando, dovevo fare l'esame per la patente nautica!!! 
Irina batteva bandiera Panamense e il consolato di Venezia era assai largo di manica nelle sue concessioni ma almeno uno straccio di documento ci voleva, beh, andò bene. (continua)
lunedì, ottobre 27, 2003
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L'....
Si, navigo, l'ho fatto tanti anni, e come tutti i marinai ho incontrato le persone e i paesi più disparati. Ma adesso che il mare dei ricordi comincia ad essere più vasto e calmo di quello delle speranza, mi pare di aver fatto un errore. Di aver dimenticato una carta dettagliata che mi aiuti ad individuare l'......E' più facile controllare lo stato delle vele, il funzionamento del motore, assicurarsi che tutto funzioni correttamente ed evitare con cura di gettare l'occhio alla bussola. Perché il problema è lì, rendersi conto che quando l'ago della bussola segna una rotta l'...... assume un nome, diviene cosa reale, obbliga a guardare avanti. Ma come posso se devo sostituire la scotta che si sta usurando sul rinvio, o controllare il premistoppa dell'asse che lascia filtrare acqua, tutte piccole cose cui bisogna far fronte perché la navigazione continui nel migliore dei modi, restiamo concentrati qui..... sarà l'....... senza nome a mettersi sulla mia rotta, qualunque sia la direzione presa. |
domenica, ottobre 26, 2003

Il mondo salvato dai ragazzini
Quando s'annuncia il passaggio della Grande Opera si spargono in giro notizie discordanti. i Manifesti affissi per tutte le strade non danno nessuna spiegazione. Il titolo del dramma in programma è dato solo da un nnumero stampato in caratteri minuscoli, sterminato da coprire tutto il manifesto e segni e lettere dell'al-giab wa l-muqabala. Per quanto ci si riprovi a calcolarne il totale, la cifra che ne risulta è sempre un'altra.
E questo porta a liti, imputazioni, processi. Sono messi in opera i registratori iinvisibili e gli informatori mimetici. per le strade ricominciano a pavoneggiarsi i Patrioti, i Monatti,le Decorazioni, gli Azionisti, i Ruffiani, i Padri Moralissimi, le Arcadie, i Boia, le Signore Illibate, i Vati, i Lombi, lo Spillone Arpionato, l'Arma Omicton, e insomma diverse centinaia di brutti, bruttone, bruttarelli e bruttissimi questurini in borghese.
La città si gonfia e si deforma, le automobili crapulone di moltiplicano viziosamente, la stuprano fracassandola all'impazzata fin dentro le sue tenere tricuspidi, mitrali e semilune! e ridono mordendo e graffiando in un coro di ferraglie innominabili e soffiando dai cavernosi deretani una turpe nuvolaglia cancerosa.
Su tutti i muri si legge: EVVIVA LA GRANDE OPERA! L'ottimismo domina ovunque: Il pessimismo sarebbe impopolare. In tutti i quartieri si formano le file davanti ai botteghini previsioni. le notizie che corrono sul programma, però sono tutte arbitrarie inattendibili. ..................................................... Lo spettacolo si svolge tra commenti fragorosi che diventano discussioni scontri e battaglie. Per chi tenta di correre all'arrembaggio del carrozzone o di scassare i meccanismi per capire come funzionano o si rivolta conttro i sorveglianti locali o delira o smania prestamente si drizzano sugli angoli della piazza i patiboli e i vari congegni per la tortura si approntano le manette e le catene, le lampade a trapano & le camicie di forza, le gabbie della fame, i bagni caustici, le cappe fresatrici & le brande centrifughe e si sciolgono i lupi mannari, i caproni bevitori di sangue e gli scorpioni castratori, i mangiatori di lingue e di mani.
Così, trionfando sui barbari e sugli indegni, la Grande Opera prosegue la sua strada. Secondo il censimento dell'ultimo spettacolo tutti, al completo, i nostri concittadini son risultati presenti dentro la piazza. Nei quartieri spopolati, così al centro come nella periferia della città, i soli viventi rimasti erano i cani, .................................................
Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi la tragedia della coscienza e il mondo attuale (1967)
sabato, ottobre 25, 2003
Trabaccolo
Non è facile determinare l'origine e l'appartenenza dei nomi e delle forme delle navi. La parola barca, che hanno recepito praticamente tutti i popoli, non ha un'origine individuabile. Si presuppone che che venga dall'antico Egitto. Ma anche gli Egizi dovettero averla presa da qualcuuno. La adoperarono sia i Fenici che i Punici, sia i Greci che i Romani. La barca più antica in molte lingue si chiamava legno; in arabo al'ud, da cui viene leudo, in italiano legno e in spagnolo leno. La ladja, che è di provenienza baltico-slava (lodia, da oldia), significava anchessa tronco di legno (monossile). Troviamo le radici della parola latina navis nel sanscrito, in greco, nelle parlate celtiche, e addirittura nei dialetti armeni: non si sa a chi appartenesse. Nemmeno la provenienza di galea (galeone, galeota, galera e così via) è stata chiarita, benché navigasse su tutti i mari e venisse nominata, con orgoglio o disperazione, in tutte le lingue....Gli etimologi italiani C. Battisti e G. Alessio presuppongono che si tratti di "relitto del substrato illirico diffuso dalle coste dalmate fina a Venezia"
Predrag Matvejevic' MEDITERRANEO Un nuovo breviario.
venerdì, ottobre 24, 2003
Schooner Irina già Weatherbird
Anno di costruzione 1932 Cantieri di Normandia costuzione in rovere Progetto Orloff (?)
Lunghezza 27m
Capita talvolta che nella medesima famiglia accanto ad una sorella dotata di tutte le qualità estetiche e morali ne compaia una più dimessa, ruvida, e anche non troppo brillante...Questo è il caso dell'Irina, progettata da un architetto un po' fuori dalle righe, con la convinzione che la prua di una barca dovesse schiacciare l'onda non tagliarla.Concetto valido e sfruttato acora oggi con barche super leggere e nelle andature portanti...ma sento ancora nello stomaco i terribili tonfi delle decine di tonnellate di legno che di bolina impattavano contro le onde del mediterraneo. Anche la struttura era quella solida ma rustica di un peschereccio...con le eterne scolature di ruggine della chiodatura che, nonostante tutti i miei sforzi, comparivano a fine stagione.Costruita per un attore americano Tale Gerald Murphy nei primi anni fece la spola tra l'America e il Mediterraneo per fermarsi poi in costa azzurra. Rimasta sul gobbo del medesimo armatore del Vagrant, che da anni non riusciva a venderla, mi fù affidata nel 1972 per fare charter in costa azzurra, il che avendo base a Monfalcone rappresenta un bel giro; ma era comunque il mio primo comando, con una barca di 30 metri fuori tutto....vi pare poco....ovviamente (continua)
giovedì, ottobre 23, 2003
Sono il corrispondente dell'Agenzia NewsNilo ed ho inoltrato a tutte le agenzie di stampa italiane che è in atto una rivolta degli operai, in fermento in questa regione, per la cattiva gestione economica e politica del faraone Ramses III. Ormai gli operai del villaggio di Deir el-Medinet, i più motivati e tartassati, hanno deciso di attuare uno sciopero generale per domani, venerdì 24 ottobre 2003. Niente riuscirà a farli desistere dal mettere in atto il primo sciopero della storia e questo 1152 a.C. verrà ricordato per i secoli a venire.
Da giorni i lavoratori, hanno incrociato le braccia e i lavori per la costruzione dei templi di Tebe, sono bloccati. Reclamano la loro paga che da alcuni mesi non viene corrisposta. Hanno fame e l'introduzione della nuova moneta "EuroRames" ha dato il colpo di grazia perché ha fatto impennare i prezzi di grano, pesci, e legumi. Rivendicano il riconoscimento dei lavori faticosi ed usuranti: provate a sollevare pietre pesantissime, sotto il sole del deserto, senza gli unguenti necessari che non vengono più concessi dal governo del Faraone. Questa è la situazione al momento qui in Egitto ma da notizie che provengono dalla vicina Italia, la situazione è simile se non peggiore. Anche in Italia un taroccato Faraone ha messo in atto una situazione politica-economica contro i lavoratori. Per questo motivo ho avuto la notizia dell'adesione allo sciopero generale che effettueranno anche i lavoratori italiani,solidali con il nostro popolo egiziano perchè anche loro tartassati senza ritegno. Per questo motivo aderiamo tutti allo sciopero contro i Faraoni: Rames III e il taroccato Faraone Silvios I. scritto da pattinando
Vagrant
di bolina con vento leggero.
trasferimento Monfalcone-Kraljevica(Rijeka) per lavori in bacino 1971
Notte al timone
Brezza tesa antiche sensazioni di canapi stridenti di vele gonfie nel vento schiuma che fugge nel silenzio: Il piede sente il respirare dello scafo. Sensazione piena di felicità. Manca però un senso nel portare in giro il vuoto nelle stive.
mercoledì, ottobre 22, 2003
ALLA MALINCONIA

Nel vino e negli amici ti ho fuggita, poiché dei tuoi occhi cupi avevo orrore, io figlio tuo infedele ti obliai in braccia amanti, nell'onda del fragore.
Ma tu mi accompagnavi silenziosa, eri nel vino ch'io bevvi sconsolato. eri nell'ansia delle mie notti d'amore perfino nello scherno con cui ti ho dileggiata.
Ora conforti tu le membra mie spossate, hai accolto sul tuo grembo la mia testa ora che dai miei viaggi son tornato: giacché ogni mio vagare era un venire a te.
Hermann Hesse
martedì, ottobre 21, 2003
Schooner Vagrant 1971 Kraljevica (Rijeka) Terminati i lavori di restauro il bacino galleggiante ricomincia ad affondare. Mi arrogo il diritto di affermare che tali linee atingano i limiti dell'arte.
Mi aspettavano due anni da trascorrere a bordo di questo mostro, confrontandomi con chi (pochi) viveva nell'ambiente delle barche per tradizione, e con dei giovani residuo del'onda hippies che proveniendo un po' da tutto il mondo (messicani, francesi, tedeschi, sloveni e italiani) si erano coagulati attorno a questo sogno. Due anni di vita quasi da collegio, in spazi relativamente limitati e senza un confine proprio. Anche senza un tempo proprio, perché Lei esigeva sempre attenzione...temporali, staffilate di Bora, un'altra barca in manovra, e bisognava esserci. Ottima scuola comunque per imparare ad accettare tante ottiche diverse. (continua)
lunedì, ottobre 20, 2003
50-5000
Bastano 40 minuti di sentiero per sprofondare in una valle stretta, poco luminosa lungo quello che fu in altre ere il letto di un fiume. Cominciano ad apparire, mascherati dal muschio, muri di contenimento di grandi pietre. Intrichi di muri a secco con qualche linea di malta, che delineano lo scheletro di un villaggio improbabile ed improponibile. Prima della costruzione del ponte pro turisti bisognava camminare più di due ore per arrivare fino qui... le parole dell'accompagnatore descrivono la vita, l'economia di sopravvivenza di questo gruppo di uomini, che passavano le loro giornate tra questi monti....vedo figure piccole, nere, curve, che vivono l'oggi come lo ieri, non riesco a sopportare l'evidenza che nelle loro vite non c'era spazio per il dubbio per le domande per la ribellione, non riesco a sopportare l'idea che questo non avveniva millenni fa... quando bimbo giocavo nella grassa, povera, bassa padana ...qui... qualcuno... V I V E V A.....
domenica, ottobre 19, 2003

Ma chi, se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere degli Angeli? e se anche un angelo a un tratto mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte mi farebbe morire: Perché il bello non è che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora. lo ammiriamo anche tanto, perch'esso calmo, sdegna distruggerci. Degli angeli ciascuno è tremendo. E così mi rattengo e il richiamo di oscuri singhiozzi lo soffoco in gola. Ah, di chi mai ci possiamo valere? Degli angeli no, degli uomini no, e i sagaci animali, lo notano che, di casa nel mondo interpretato, non diamo affidamento. Ci resta, forse, un albero, là sul pendio, da rivedere ogni giorno; ci resta la strada di ieri, e la fedeltà viziata d'un'abitudine che si trovò bene con noi e rimase, non se ne andò. Oh, e la notte, la notte, quando il vento pregno di cosmico spazio ci smangia la faccia-, a chi non resterebbe la sospirata, che soavemente delude, e che incombe pesante al cuore solitario? Che sia forse più lieve agli amanti? Ah, loro, se la nascondono soltanto, un con l'altro. la loro sorte. .........................
Reiner Maria Rilke Elegie Duinesi (I)
sabato, ottobre 18, 2003

Casomai costruite città dove palpare tramonti di seni che aspettano le vostre mani dove le fanciulle vogliono giocare a inseguire tramonti sui tetti trafitte dallo spillone del collezionista o della pietra dell'uomo abituato a non parlare a non dire nemmeno buon giorno alla porta degli ascensori che mai conducono a piani che non esistono in questa città tornerà anche in questa citttà lo straniero quantico fece fortuna e sposò la ragazza dorata Onan il cosmonauta postino spaziale della città nel Mare della Traquillità e torna come un uccello furtivo a beccare tra le macerie di ogni città immaginaria
era tanto bella era tanto bella era tanto bella -narrano i cronisti ufficiali- che fu distrutta non ne rimase pietra su pietra quando i barbari decisero di proibire ogni paesaggio che gridasse
SOVVERSIONE!
Manuel Vazquez Montalban
venerdì, ottobre 17, 2003
Goletta EMILIA
Anno di costruzione 1929
12 M S.I. Prog. Herreshof
lunghezza 20.98.
Barca costruita per il vecchio Govanni Agnelli e ceduta ancora in fase di realizzazione. nata come 12 m per la coppa america venne invece completata con armo a goletta (staysail-schooner). Io l'ho inconttrata la prima volta nel 1974 a Portoferraio e feci amicizia con l'armatore per averlo aiutato a liberare l'ancora dai normali casini che si verificano nei porti. Così quando nel 1989 la vendette mi propose come skipper al nuovo armatore, barca affascinante, a fine stagione facemmo una regata a Venezia per barche d'epoca e per l'occasione fu possibile ormeggiare all'Arsenale, ambiente incredibile, e poi una improponibile partecipazione ad una Barcolana....Perché improponibile? Perché la barca era totalmente marcia... feci vedere al nuovo armatore come con un cacciavite fosse possibile attraversare il fasciame (4 cm). Indispensabili dei fondamentali lavori di restauro, possibili solo in un cantiere di La Spezia. Dopo un'accurata ispezione a tutte le strutture dello scafo comunico all'armatore che una circumnavigazione dell'Italia è impensabile...interpellati due carpentieri del cantiere che confermano la mia diagnosi. Conclusione trasferimento della barca via terra e fine della mia avventura a bordo per evidente incompatibilità con l'armatrice.
(continua)
giovedì, ottobre 16, 2003
Quel vago impallidir che 'l dolce riso d'un' amorosa nebbia ricoperse con tanta maiestade al cor s'offerse che li si fece incontr'a mezzo il viso.
Conobbi allor sì come in paradiso vede l'un l'altro; in tal guisa s'aperse quel pietoso penser, ch'altri non scerse, ma vildil io ch'altrove non m'affiso.
Ogni angelica vista, ogni atto umile, che già mai in donna ov'amor fosse apparve, fora uno sdegno a lato a quel ch'io dico.
Chinava a terra il bel guardo gentile e tacendo dicea, come a me parve: Chi m'allontana il mio fedele amico.
Francesco Petrarca Sonetto XCVII
mercoledì, ottobre 15, 2003
GRETA Ketch
lunghezza 11m
Progetto Colin Archer (?) 1935
Cantiere Malmoe
E' stata una sorpresa per anche per me digitando su Google:" Ketch Greta" veder apparire questa immagine, poveretta non era una barca famosa, certo d'epoca ma l'attribuzione del progetto a un famoso disegnatore era solo una somiglianza. Ci siamo incontrati in tre io la mia compagna di allora e Greta.. e così per quattro anni è stata l'unica barca veramente mia, che è una bella soddisfazione... ma se devi lavorarci per vivere...Comunque abbiamo vissuto a bordo, a parte le crociere estive in Adriatico (costa dalmata con qualche puntata in Grecia e a Malta e diverse traversate dell'Adriatico in solitaria) anche tre inverni omeggiati a Ferrara (non è un errore di stampa credetemi), certo che era perplesso lo sguardo del tassista che ci vedeva scavalcare un muretto e sparire nel buio quando rientravamo dal cinema.. Poi il rapporto con la mia compagna è finito e ugnuno è andato per la sua strada; Greta verso Napoli con un ragazzo che voleva fare scuola vela, poi ho saputo che aveva venduto ed infine era scomparsa nella nebbia. Tra l'altro la mia ex era stata così sadica da far sparire tutte le fotografie della barca....così questo incontro mi è stato maggiormente gradito.
(continua..)
martedì, ottobre 14, 2003
Schiele
Quattro alberi-su un campo solitario- senza disegno o ordine, o azione apparente- rimangono-
il sole- di mattina li incontra- e il vento- vicino più prossimo-non hanno- che Dio-
il campo dà loro-spazio- essi-a lui attenzione di viandante- di ombra, forse di scoiattolo- o ragazzo-
Quale la loro azione nella natura complessiva- quale piano essi individualmente ritardino-o compiano- ignoro
Emily Dikinson
lunedì, ottobre 13, 2003

VAGRANT Schooner lunghezza 79' varato nel 1913
Progetto Nathaniel Herreschoff
Costruito per H.S. Vanderbilt
L'ho trovato!! Quando l'ho conosciuto io (1971) non era già più un Gaffelt-schooner (come nella foto) ma trasformato in stay-sail schooner, col boma della maestra già accorciato per permettere uno strallo di poppa fisso. Ma era pur sempre abbastanza affascinante da convincermi a lasciare una professione (laurea in ingegneria) e una città (Milano) per provare a vivere di barca invece che per la barca... Mi sono detto: tra trent'anni o saremo così socialmente avanzati che non dovrò preoccuparmi di non aver versato contributi perché potrò counque soppravvivere con la minima, o saremo andati così a rotoli che la pensione sarà l'ultimo dei problemi (a voi il giudizio). Così sono saltato a bordo... e saltando da barca a barca son passati 32 anni... adesso dovrò mettermi a lavorare (sul serio?)
domenica, ottobre 12, 2003
Della pazienza dove è perfetta letizia, scrive Santo Francesco
-E però odi la conclusione, frate Leone; sopra tutte le cose e grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo, e volentieri per l'amor di Cristo sostenere pene, ingiurie, obbrobri, disagi. Però che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri ma di Dio, onde dice l'Apostolo: "Che hai tu, che tu non l'abbi da Dio? e se tu l'hai avuto da lui, perché te ne glorii come se l'avessi da te?". Ma nella croce della tribolazione e della afflizione ci possiamo gloriare, però che questo è nostro.
Fioretti di S. Francesco
sabato, ottobre 11, 2003
La maggior parte degli uomini sta a guardare le montagne spirituali per tutta la vita e non ci si avventura mai, accontentandosi di ascoltare quelli che ci sono stati, e risparmiandosi così ogni avversità. Alcuni vanno sulle montagne accompagnati da guide esperte, altri si sforzano di trovare da soli la loro via. Pochi di questi ultimi hanno successo, ma talvolta qualcuno, aiutato dall'ostinazione, dalla fortuna e dalla grazia, ce la fa. Una volta arrivato, si rende conto che di vie non ce n'è una sola, non ce n'è un numero stabilito. sono tante quante le anime individuali.
R. Pirsig Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.
venerdì, ottobre 10, 2003
Sun Zu disse:
"in operazioni di guerra è meglio mantenere intatto uno stato piuttosto che portarlo alla rovina; è meglio mantenere intatto un esercito piuttosto che distruggerlo, e lo stesso vale per un lu, per una centuria per un drappello di cinque unità.
Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie, ma bensì sottomettere il nemico senza combattere.
giovedì, ottobre 09, 2003
Non potrei
privo di te
sopportare
riflessa nei vetri
l'immagine
di me che
solo
ceno.
mercoledì, ottobre 08, 2003
Episodio n°1
Attraversando in macchina Mariano, un giovane, cieco, cammina abbastanza disinvoltamente battendo il cordolo del marciapiede col bastone bianco...
Davanti a lui, parcheggiato sul marciapiede, un grosso fuoristrada; il giovane lo urta abbastanza violentemente.
Sensazione di profondo disagio per non essere riuscito ad immaginare che per lui quell'ostacolo non esisteva
e non aver pensato ad un colpo di clacson
forse inutile avvertimento... ma almeno un tentativo.....
Episodio n°2
Strada da Pieris a Fogliano, mattina,
una signora anziana in bicicletta è caduta sul ciglio della strada,
faticosamente si rialza, rassetta la gonna, si china lentamente a recuperare la bicicletta....
non è un incidente grave ma dal momento in cui ho visto la signora a quando sono arrivato alla sua altezza sono transitate almeno una decina di macchine... era evidente che non era successo nulla di grave, ma perdere trenta secondi per accostare, come ho fatto io, abbassare il finestrino e chiedere:
"tutto bene signora? serve aiuto?" -
"no, no grazie, grazie" e vederla riavviarsi, non sarebbe stato un grave impegno.....
Non viviamo nel migliore dei mondi.

Escher?
martedì, ottobre 07, 2003
Incominciare bisogna
incominciamo con questo:
Al timone
Trasportato
dal respiro della tela
lieve traccia di coscienza
segna
la superficie
Lo spirito
segue lo sguardo che
fuori del tempo
registra immensa variabilità
d'orizzonte.
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