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venerdì, ottobre 31, 2003

Un tale, che apprendeva il tiro con l'arco, si metteva sempre davanti al bersaglio con due frecce. Il suo maestro gli disse:" i principianti non dovrebbereo mai aver due frecce, perché puntano invariabilmente sulla seconda e sono, invece, inclini a trascurare la prima. Essi dovrebbero ogni volta metter da parte qulunque calcolo (di vincita o di perdita) e basar l'esito solo sulla freccia che hanno in mano (al momento di tirare)." Non si può certo pensare che uno, con appena due frecce, non faccia bene attenzione col maestro che gli sta lì davanti, ma l'allievo non ha la coscienza della propria trascuratezza, mentre il maestro la vede. Questo avvertimento può essere esteso a tutte le cose. Chi apprende un'arte, alla sera pensa che c'è ancora l'indomani mattina, e al mattno pensa che c'è ancora la sera; e così va avanti senza proporsi mai di applicarsi seriamente. A maggior ragione, potrà egli accorgersi di un attimo di rilassatezza sorto improvvismente il lui? Perché è tanto difficile attuar subito un'idea, nel momento stesso in cui si è concepita? Kenko Hoshi Tsurezure-gusa (Ore d'ozio) XIV secolo
giovedì, ottobre 30, 2003
Qual'è l'origine di quest'assurdità? e quale la causa?. M'illumini la sua misericordia, mentre interrogherò, se mai possono rispondermi, le recondite pieghe delle miserie umane e le misteriosissime pene che affliggono i figli di Adamo. Qual'è l'origine di quest'assurdità? e quale la causa? Lo spirito comanda al corpo e subito gli presta ubbedienza; lo sporito comanda a se stesso, e incontra resistenza. Lo spirito comanda alla mano di muoversi, e il movimento avviene così facilmente, che non si riesce quasi a distinguere il comando dall'esecuzione, benché lo spirito sia spirito e la mano invece sia corpo. Lo spirito comanda allo spirito di volere, non è un altro spirito, eppure non esegue. Qual'è l'origine di di quest'assurdità? e quale la causa? Lo spirito dico, comanda di volere, non comanderebbe se non volesse, eppure non esegue il suo comando. La verità è che non vuole del tutto, quindi non comanda del tutto. Comanda solo quel tanto che vuole, e il comando non si esegue per quel tanto che non vuole, poiché la volontà comanda di volere, e non ad altri, ma a se stessa. E poichè non comanda tutta intera, non avviene ciò che comanda; se infatti fosse intera non si comanderebbe di essere, poiché già sarebbe. Non è dunque un'assurdità quella di volere in parte, e in parte non volere; è piuttosto una malattia dello spirito, sollevato dalla veriità ma non raddrizzato del tutto perché accasciato dal peso dell'abitudine. E sono due volontà, poiché nessuna è completa e ciò che è assente nell'una è presente nell'altra: Sant Agostino LE CONFESSIONI libro IIIV 9.21
mercoledì, ottobre 29, 2003
Anche Paolo di Canidole ha avuto il suo giorno e la memoria di quest'ultimo è custodita, fra la gente delle isole.......Canidole, in croato -Vele Srakane- è un islotto coperto di canne e sempre più deserto, pochissimi chilometri a ovest di Lussino. Qualche decennio fa c'erano ancora centocinquanta persone, che in pochi anni si sono ridotte a dodici, quasi tutti vecchi; d'estate, almeno quando l'atroce guera iugoslava non si affaccia a minacciare anche il quarnero, vi tornava per un paio di settimane, a trovare i parenti, qualcuno emigrato sul continente o in America vi approda, per un paio d'ore, qualche barca di villeggianti. Le altre isole intorno a Canidole sono deserte o realmente popolate, vivono l'immemorabile vita del mare, delle risacche e delle maree, o la stagione delle vacanze, degli alberghie dei caffè aperti da maggio a settembre. Sulle altre isole non vive nessunio oppure vive, per alcuni mesi o per tutto l'anno, gente inserita, come tutti, nella concatenazione e nella prosa del mondo. Canidole è rimasta fuori, vive la sua vita antica ed immutata, che va spegnendosi. Non vi sono alberghi, bar, villeggianti; la scuola costruita qualche decennio fa è in rovina e sui muri delle classi si leggono, in italiano e in croato, frasi scurrili o dichiarazioni d'amore scritte dagli sscolari d'un tempo. A Canidole ci sono molte canne, qualche fico, qualche pecora e qualche vite che basta appena per i pochissimi abitanti......La breve distanza che separa la gente di Canidole da Lussino è più grande delle centinaia o migliaia di chilometri che corrono tra Lussino e Monaco o New York, perché implica una lontananza temporale, che presto sarà cancellata dall'estinzione totale dei suoi abitanti.....La morte farà di Canidole un'isola come le altre, meravigliosa per l'indicibile colore del mare, meta di poche ore per i turisti, e inserita nell'organizzazione del mondo e dell'estate............
Caudio Magris MICROCOSMI
Quando nei primi anni settamta finii a Monfalcone e cominciai a racconotare agli amici le meraviglie che la natura della allora Jugoslavia titina offriva, rimasi meravigliato che nessuno di loro avesse in pratica messo piede oltre confine. Passati poco più di 15 anni dall'annessione di Trieste (c'erano ancora le strutture del posto di confine sulla costiera tra Monfalcone e Trieste) e abbandonata l'idea di far tornare parte dell'Istria all'Italia erano ancora molto viva, anche tra i giovani, l'ostilità verso gli "sciavi" per di più "rossi". Vero è che girare per la Jugoslavia di Tito in quegli anni non era la massima espressione dell'autonomia, ma restava senza dubbio un mondo da affrontare e capire. Questo atteggiamento mi meravigliava ancora di più perché le due popolazioni erano intimamente mischiate, lungo tutta la costa dalmata e istriana la lingua del popolo era un dialetto veneto (adesso molto meno..solo i vecchi) e a tre chilometri da Monfalcone il dialetto parlato è puro sloveno. L'economia Triestina in quegli anni era gonfiata dal commercio (di infima qualità) indirizzato a serbi croati e sloveni che invadevano le strade e fecero ricche a miliardi bancarelle che svendevano jeans. Ma nel cuore di tutti sanguinavano ancora terre abbandonate, foibe (oscurate), gesta delle brigate nere (altrettanto oscurate). L'impero austroungarico non ha lasciato le tracce che sperava Hermann Bahr, che in una piazza di Dubrovnik, immaginò le piazze di Trento, Vienna, Praga...sono piuttosto i resti di quello della "marcia radezky" o della Kakania di Musil. Il buldozer del turismo ha spianato tutte le barriere rimanenti.. le barche scorrazzano liberamente nell'Adriatico e le code al confine sono ridotte al minimo....un cenno del capo del polizziotto di turno autorizza, stancamente, a passare la frontiera.
martedì, ottobre 28, 2003
E questo vuol dire andare a vela... sdraiati nella rete del bompresso (quel palo lungo, spece di naso della barca) e godersi l'immagine della prua che a 10 nodi taglia le onde, creando un arcobaleno ad ugni sventagliata di spruzzi; accettando il rischio che un'onda più formata delle altre arrivi ad inzuppare il fotografo sognatore che cerca di catturare qualcosa che non entrerà mai nell'obbiettivo (almeno non nel mio).
[Vagrant 1972 vento medio, andatura larga, onda formata, in rotta per le Eolie]
Una volta ricevuto il comando dell'Irina e passato l'inverno impegnato in una serie di lavori abbastanza importanti per rimettere in ordine la barca e in grado di giustificare gli 800$ al giorno (del 1973!!) che dovevano sborsare i clienti per salire a bordo, bisognava risolvere il problema dell'equipaggio. Fu abbastanza facile reclutare studenti delle superiori o universitari, fra l'atro erano tempi post '68 e ricordo uno studente di architettura di Venezia che "sostenne" un paio di esami di gruppo... in navigazione! Restava da coprire un ruolo fondamentale, quello del cuoco. Compito impegnativo dovendo sfamare 5 persone di equipaggio e fino a 7 ospiti ovviamente con 2 menù differenti...dopo aver cercato tra studenti di istituti alberghieri altri personaggi dell'ambiente, compreso un improponibile cuoco... di un peschereccio norvegese; i tempi ormai erano stretti e provai a lanciare la proposta....a mia madre. Vedova 64enne, mantovana e quindi cuoca favolosa....incredibilmente, buttò il cuore oltre l'ostacolo ed accettò. Sono convinto che, nonstante la paura che non riuscì mai a superare nei momenti di cattivo tempo, abbia vissuto allora uno dei periodi più belli della sua vita, me la ricordo a Saint Troprez la sera, quando gli ospiti erano scesi a terra, con la parrucca bionda e un abito bianco lungo, seduta a poppa della barca osservare con interesse la folla eterogenea che faceva lo struscio lungo le banchine. C'era ancora un ostacolo....per assumere il comando, dovevo fare l'esame per la patente nautica!!! 
Irina batteva bandiera Panamense e il consolato di Venezia era assai largo di manica nelle sue concessioni ma almeno uno straccio di documento ci voleva, beh, andò bene. (continua)
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