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lunedì, maggio 12, 2008
Summum ius summa iniuria
Domenica 11 maggio ci si ritrova tutti, come ormai da 8 anni sotto l’albero simbolo di un piccolo comune: Il “ boboler” (bagolaro) di Staranzano per dare vita alla tradizionale pedalata a scopo benefico per la raccolta fondi in favore dell’associazione Spiraglio. Alla fine del percorso di una dozzina di chilometri l’”Associazione Casoni di Quarantia – Amici della Natura” accoglie i partecipanti offrendo musica, un pasto a base di maccheroni, sardoni (acciughe) alla griglia, salsicce, costine di maiale… il tutto ad offerta libera, se vi pare poco!
Bello, direte voi, ma sono avvenimenti che succedono, fortunatamente, abbastanza spesso in giro per l’Italia, per questo diventa necessario precisare cosa rappresentano i casoni e i casoneri nella tradizione locale e nell’ambiente della foce dell’Isonzo. I casoni sono delle costruzioni per la maggior parte improvvisate e vagamente fatiscenti sorte su terreni demaniali lungo le rive dei vari rami delle foci dell’Isonzo in origine con lo scopo di ospitare gli attrezzi di pescatori a mezza strada tra professionisti e dilettanti e fornire ormeggio alle loro barche. Con l’evoluzione dell’economia locale l’aspetto e l’utilizzo dei casoni è venuto mutando, sempre meno fatiscenti, in qualche raro caso delle vere seconde case e le battane dei pescatori sostituite da battellini in vetroresina. Una cosa non è però cambiata: la capacità di socializzare e l’orgoglio per il proprio casone. Percorrere questi sterrati per mette sguardi su fioriture, piccoli capolavori di artigianato, qualche esplosione di kitsch quasi tenero e comunque un esempio di difficile equilibrio conservato tra una natura quasi spontanea e l’attività umana. Le cose sono andate avanti tranquillamente per anni tra una battuta di pesca, una bevuta degna di Pantagruel, e tanta dedizione per la manutenzione e l’arricchimento delle costruzioni. Fino a quando i comuni hanno cominciato a riorganizzare il loro territorio, a definirne l’utilizzo, e a questo punto sui casoni è caduto il marchio dell’infamia: Abuso Edilizio e dopo qualche anno di controversie giudiziarie l’ordine di demolizione, fortunatamente non ancora esecutivo. E’ indubbio che da un punto di vista puramente legale è difficile eccepire all’illegalità delle costruzioni, l’occupazione abusiva di suolo demaniale, ma è altrettanto vero che questi contesti hanno una forte validità sociale, sono una struttura che regge il tessuto della comunità.
I responsabili dell’associazione stanno facendo il possibile per far arrivare a livello politico questi concetti, per far capire quanto di più può valere per un anziano impegnarsi nella conservazione di una tradizione che è parte della sua vita, nella gestione del territorio, nella realizzazione di eventi fondamentali per mantenere la coscienza della comunità, piuttosto che la costruzione di un nuovo centro per anziani, sterile e sterilizzato, completo di palestra, sala giochi e TV.
Sarà una lunga lotta e la vittoria non scontata, ma sperare è ancora possibile.
venerdì, maggio 02, 2008
Il vero viaggiare
Sto scoprendo quanto ci sia da scoprire anche a pochi chilometri da casa, basta usare il più semplice dei mezzi di trasporto: i propri piedi.
Mi è sempre piaciuto camminare ma andavo a cercare percorsi un po’ avventurosi in mezzo ai monti certo ricchi di colpi d’occhio affascinanti e mozzafiato.
Da qualche tempo ho cominciato a camminare a lungo (diverse ore) anche partendo da casa o comunque nel raggio di pochi chilometri. Ed è proprio la lentezza che permette di dilatare il mondo che sfila sotto gli occhi arricchendosi di infiniti particolari. E qualche volta si può avere anche la fortuna di incrociare un capriolo distratto o delle oche selvatiche che hanno deciso di metter su casa in un’area protetta alle foci dell’Isonzo.

Tra l’altro la regione sta valorizzando parecchio vecchi percorsi che solcano il Carso triestino monfalconese e Goriziano ripulendo vecchie carrarecce della Grande Guerra, o creando nuove strade forestali con funzione antincendio.

Domenica scorsa ho fatto un percorso di una decina di chilometri (10 andata e 10 ritorno) nell’entroterra triestino su un itinerario che in parte sfrutta una vecchia strada napoleonica, che ospita al suo inizio una famosa palestra di arrampicata, e poi è utilizzata dai triestini come passeggiata panoramica in mezzo al verde o per correre con più o meno impegno lontano dal traffico.

Il percorso si allontana poi dalle zone più frequentate e si immerge in un bosco abbastanza fitto, salvo ogni tanto toccare il crinale e offrire aperti panorami sul mare e su Trieste.
Gli incontri si fanno più rari anche con qualche personaggio che sembra uscito da un romanzo di fantasy… ma che non lesina un caldo sorriso di saluto. Salite e discese si susseguono ed incominciano ad appesantire le gambe, ripercorrere il medesimo cammino al ritorno non aiuta psicologicamente, ma l’immagine di una birra è stimolo sufficiente per continuare a mettere un piede dietro l’altro.

Dimenticavo, perché ho cominciato a camminare tanto anche attorno a casa? Semplice tra due settimane circa parto per Saint Jan Pied de Port, prima tappa del cammino di Santiago.
Un altro modo di alzare le vele.
martedì, aprile 22, 2008
1945
Mia zia all'epoca era una giovane sposa con un bimbo di pochi mesi, non saprei bene come raccontare la vita delle tre sorelle, in quel confuso periodo di guerra, un marito prigioniero in Africa, un altro alla macchia, nascosto ora in una cascina ora in un altra. La solidarietà da tutti, i brividi delle ultime pattuglie tedesche a rastrellare la campagna e infine, difficile da capire interamente, l'annuncio della fine della guerra. Scompaiono infine tutte le paure e la zia col bimbo e un conoscente, sale su una vettura di piazza per raggiungere dei parenti in un paese vicino. Così l'auto si avvia per la campagna tra argini e strade bianche, sopra si sente avvicinare il rombo di un motore, un aereo, ma ormai non c'è più paura, Pippo è lontano, scomparso, sarà un aereo americano che si abbassa per salutare.... una serie di esplosioni interrompe il rombo del motore, l'auto sbanda e si arresta in silenzio nel campo, mia zia bloccata dal terrore col figlio in braccio, imbrattata dal sangue e dai brandelli dei corpi del suo vicino e dell'autista, uccisi dalla raffica che ha tagliato in diagonale la macchina. Un pilota americano ubriaco aveva trovato un modo personale per festeggiare la fine di una guerra.
lunedì, aprile 21, 2008
Ortisoni, bruscandoli, bruschi, sparsi de mont...chissà se resteranno ancora a lungo nella memoria popolare questi nomi, eredità di una cultura che legava necessariamente la sopravvivenza alla terra. Adesso è diventato un gioco e ieri, sfruttando una insperata pausa nelle giornate di pioggia che ci stanno tartassando, abbiamo setacciato un piccolo monte alle spalle di Cormòns proprio per raccogliere erbe e germogli che offre la primavera e che richiamano sapori in gran parte dimenticati.
I nomi delle varie erbe sono un po' contraddittori talvolta in contrasto tra le varie zone dialettali.
Generalmente vengono chiamati ortisoni i
germogli degli asparagi selvatici, mentre i bruscandoli sono i germogli del luppolo selvatico e i bruschi sono i germogli del pungitopo.

BRUSCANDOLI
ORTISONI
Conclusione della giornata in un Agriturismo che si presta a cucinare le erbe raccolte, risottino, frittate e bollite e servite in insalata. Sapori non così evidenti e netti, un'aura di amaro nel fondo, testimonianze però di una cultura che sarebbe triste non conservare anche se a livello di gioco.
Considerazioni a margine forse un poco schizofreniche. Alcuni prodotti agricoli di base per la sopravvivenza umana stanno rapidamente aumentando di prezzo per svariati motivi che vanno da variazioni climatiche a modifiche delle abitudini alimentari dei paesi emergenti, alle scelte dei paesi sviluppati di utilizzare la terra e alcuni prodotti agricoli per sfamare i motori a scoppio; variazioni che poco pesano sulle nostre tasche in quanto solo un dieci per cento dei nostri guadagni serve a soddisfare i bisogni alimentari, ma quando il tenore di vita scende e questa percentuale sale oltre il cinquanta o il sessanta per cento il problema diventa molto pesante.
Ho sentito per radio uno studioso di problemi di alimentazione umana fare una riflessione che mi sembra di poter condividere: trovava immorale che per assolvere alla fondamentale funzione di soddisfare le nostre necessità di alimentazione così poco bastasse (generando in qualche modo un atteggiamento di indifferenza e trascuratezza nei confronti del problema quasi fosse scontato) mentre per altri è una necessità tanto stringente da non lasciare spazio ad altro. Auspicabile come sempre una forma di riequilibrio che però non vedo affatto all'orizzonte.... mentre all'orizzonte si delineano altri apparentemente piccoli fenomeni che potranno pesare molto anche sui problemi dell'algricoltura e dell'alimentazione come la rapida scomparsa del popolo delle api.
sabato, aprile 19, 2008
E in questi due anni cosa è successo, direte voi. Nulla di particolarmente eclatante, mi sono sempre più legato all'azienda agricola e alle sue protagoniste; ho seguito l'evolversi di un'azienda da una situazione di completa inazione ancorata alla mera sopravvivenza col rischio di un tracollo imminente ad una progressiva rinascita imposta da un nuovo direttore con progetti innovativi che coinvolgono in parte anche il mio intervento. Il prossimo sviluppo, già in fase di progetto, sarà un impianto a biogas che sfrutterà il metano generato dal letame prodotto dal bestiame per fornire energia elettrica (venduta all'ENEL) e calore per un essiccatoio. Piccolo ma significativo passo verso una diversa concezione dell'equilibrio energetico e della riduzione dei fattori inquinanti... e poi l'ambiente di lavoro è di merda ma non in senso metaforico, si respira aria pulita!
Per quanto riguarda il mio stare, buoni rapporti umani, buona salute, serenità.
Avevo ben chiara in mente l'immagine che accompagnava questi versi ma riordinando il blog non l'ho più ritrovata, allora la riposto, sorridendo un po' a distanza di anni

Precipito
nel mio vuoto
interno
urlando sconclusionate
frasi di
felicità
venerdì, aprile 18, 2008
Non era proprio dimenticato, ogni tanto la mente ci tornava ma ormai era un capitolo chiuso, soddisfazioni tante, qualche rimpianto ma tiriamo di lungo…
Poi succede che un bimbo di dieci anni, figlio di un amico, decide di aprire un blog e chiede qualche consiglio…” ma tu una volta non avevi un blog? Mi fai vedere?...” E ci si trova di fronte a pitture scrostate, legni imputriditi, alberi scricchiolanti. Il cuore si stringe, un vago senso di colpa nei confronti di chi ancora passa da quelle parti e cerca di non vedere il degrado progressivo, aggrappato al ricordo di un legame caldo e forte.
Allora, coraggio, mano agli attrezzi che una volta mi erano abituali, cerchiamo di sostituire il putridume, grattiamo le vernici scrostate, tesiamo il sartiame, sostituiamo almeno le cime d’ormeggio e la passerella per accogliere di nuovo gli amici…le vele…. Le vele ci penseremo più avanti.
sabato, marzo 04, 2006
Terminato il problema del PC riparto con un più aggiornato Windows xp. Dimenticando l'esistenza di una guerra continua tra cannone e corazza avevo provato a reinstallare il glorioso Windows 2000,che privo dei necessari aggiornamenti si è rivelato completamente ingestibile sul web, ogni 30 secondi si aprivano finestre indesiderate, minacce di trojan, impossibile scaricare gli aggiornamenti indispensabili... Conseguenza necessaria installazione di un aggiornato sistema operativo e di un valido antivirus. Ulteriore conferma dell'assurda logica autodistruttiva e del conseguente sperpero di energie per mantenere una posizione di stallo... per restare fermi bisogna spingere sempre più forte l'uno contro l'altro.
Ma altre cose si scoprono sul web, come potete leggere quì sotto, internet ed economia portano all'emigrazione della fede, se non siamo più capaci di pregare in proprio con una semplice mail e qualche euro possiamo delegare a chi, forse a causa dello stomaco vuoto, riesce ancora ad avere un contatto diretto con l'ultraterreno, noi aspetteremo una mail padreterno@paradiso.org.
Dal "Corriere della Sera" del 4 marzo al seguito del viaggio di Bush in India e Pakistan:"Una messa in suffragio dei vostri defunti, per esempio, può essere più semplice da organizzare qui che in un paesino dell’Umbria o del New Jersey: grazie a Internet, infatti, migliaia delle «intenzioni» espresse in Occidente sono poi celebrate in una chiesa indiana, nella maggior parte dei casi in Malayalam, la lingua del Kerala, lo Stato più cattolico del Paese. «Anche da alcune diocesi italiane, molti sacerdoti ci trasmettono delle intenzioni, in particolare dalla Toscana e da Torino», dice padre Francis Kurisinkal, il cancelliere della diocesi di Cochin, costa occidentale dell'India.
E’ l’« outsourcing religioso» costruito sull’enorme ricchezza di fedi del Paese e sulla capacità di farle stare assieme: merce culturale che ormai si esporta. Nella diocesi di Cochin arrivano in media, dall’Europa e dagli Stati Uniti, 350 richieste di messa ogni mese. In alcune zone del Kerala, il fenomeno è così diffuso che i vescovi hanno imposto a ogni chiesa di non accettare dall’estero più di un’intenzione al giorno, per non trasformare il tutto in un business fuori controllo. Ma le dimensioni del fenomeno sono notevoli. In una piccola chiesa del distretto di Thrissur, per dire, è stata recitata un po’ di tempo fa la messa voluta da un tifoso inglese per salvare il matrimonio di David Beckham. In un’altra parrocchia del Kerala, è stato officiato un rito di ringraziamento per l’ultima vittoria mondiale di Michael Schumacher, chiesta dalla Germania. Nell’Arcidiocesi di Changanasserey, sempre in Kerala, si dicono messe istruite a Lourdes e a Santiago de Compostela. Costo: 100-150 rupie, due o tre euro contro la media di 50 in Europa. E’ una questione di domanda e di offerta. In più di un Paese occidentale, la domanda di messe eccede la capacità delle chiese locali di celebrarle, vista la crisi di vocazioni. In India, al contrario, i sacerdoti abbondano. I rapporti personali tra preti all’interno della Chiesa favoriscono lo scambio e lo sviluppo di Internet ha creato un boom".
venerdì, febbraio 03, 2006
CONSIDERAZIONI SU UN PICCOLO GRANDE EPISODIO DI CRONACA CHE DOVREBBE INSEGNARE QUALCOSA.
Paragonare decine di migliaia di morti a qualche vignetta può sembrare sproporzionato, ma forse può fare un po' di chiarezza sui tanti conflitti di questo mondo. Perché i mussulmani a fronte di aggressioni armate o di attentati che partono dalle loro stesse file reagiscono tutto sommato in maniera moderata, mentre una offesa alla religione scatena una reazione violenta ed universale, tanto universale da rendere temibile un'arma che i popoli hanno in mano senza rendersi conto della sua enorme efficacia. Scaffali vuoti in un supermercato sono molto più potenti di attentati e kamikaze, ma pochi se ne rendono conto. Ripensiamo alla nostra storia, risalendo qualche secolo indietro ritroviamo anche noi guerre di religione, intolleranza religiosa, segregazione femminile. La libertà non era il valore fondante come ci appare ora naturale. Ora per noi che accettiamo con indifferenza che l'immagine di Dio comodamente seduto tra le nuvole sorseggi un caffé per farne pubblicità è difficile capire l'indignazione che sta esplodendo. Una prima riflessione da fare mi pare quella evidente che il voler esportare, più che la democrazia, una diversa visione del mondo sulla punta delle baionette comporta per conseguenza un impegno di qualche secolo...
Seconda considerazione, siamo così sicuri che sacrificare sull'altare della libertà gran parte dei valori spirituali intesi in senso lato non sia proprio la strada che ci stà portando verso quella angosciosa sensazione di vuoto che tanto abita le nostre vite.
Pretendere che un bimbo abbia il comportamento di una adulto, anzi forzarlo a questo, è sbagliato e contro natura, e non so quanto giusto sia considerare adulta la nostra civiltà e infantile o arretrata l'altra... Imparare e insegnare la tolleranza, ridare importanza anche agli aspetti ai valori di non immediata utilità; non è certo un impegno facile far deviare dal suo corso un treno lanciato a tutta velocità, ma forse vale la pena di provarci, e pensare quanto possono essere importanti delle vignette sataniche.
venerdì, gennaio 20, 2006
Uno strano Mercato.

Pensate a un iper magazzino costituito da una miriade di piccoli laboratori artigiani dove, terminato il lavoro, si recano tante persone. C'è chi fa un paio di scarpe, chi ripara una radio, chi pialla una sedia; e poi espone il risultato del proprip lavoro. La gente passa, osserva e, se interessata porta a casa. Per di più, se l'oggetto preso non funziona a dovere, si può tornare, ottenere spiegazioni, riparazioni, modifiche.
Un'utopia, direte voi, invece è un enorme mercato che utilizzate anche voi molto spesso, anche in questo momento. Vero è che non sono beni materiali ma in fondo sul web quante cose sono gratuitamente disponibili e rendono più facile l'uso del computer. Potrebbe essere l'indice di un importante mutamento del concetto che l'unico valore, il feticcio è l'utile. Guardare più lontano e imparare a porre in bilancio altri valori ora trascurati ma che alla lunga temo si riveleranno essenziali per consentire la soppravvivenza di una società umana accettabile.
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